Viterbo – “I licenziamenti sono stati la cronaca di una morte annunciata”. Cosa succederà adesso? “Ogni lavoratore dovrà ripensare da capo la propria vita”. Michela Delle Monache, compagna di vita di un artigiano e madre di una bambina di 11 mesi, è una dei trenta lavoratori licenziati tutti quanti insieme lunedì scorso dopo l’accordo raggiunto tra sindacati, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UilTucs, e curatore fallimentare a seguito del fallimento della Aquilanti, una delle più importanti aziende di termoidraulica del centro Italia. Delle Monache è anche rappresentante sindacale aziendale della UilTucs.
Viterbo – Michela Delle Monache
Michela Delle Monache, come ha vissuto tutta quanta la situazione?
“Va precisata prima una cosa. Da ieri, dopo l’incontro tra sindacati e curatore fallimentare, è stato firmato l’accordo riguardante il licenziamento collettivo. E già ieri lo stesso curatore fallimentare ha depositato il verbale. Dunque, il licenziamento è effettivo, e riguarda 30 lavoratori. Soltanto tre lavoratori restano ancora alle dipendenze del gruppo, ma solo per l’inventario. Dopodiché anche loro verranno licenziati ed entreranno in disoccupazione”.
Lei fa parte dei trenta o dei tre?
“Faccio parte dei trenta. I tre che sono rimasti sono una figura amministrativa e due magazzinieri. La richiesta è arrivata dal curatore che ha sentito tutti i lavoratori, finché tre non hanno accettato l’incarico fino alla chiusura definitiva dell’azienda”.
Per quanti anni ha lavorato con Aquilanti?
“Per 15 anni”.
Da adesso in poi, dopo 15 anni di lavoro, quale sarà il suo futuro lavorativo?
“Personalmente ho cercato di restare all’interno dell’azienda fino all’ultimo. Soprattutto perché all’inizio avevamo un po’ tutti creduto fermamente nella ripresa. Non pensavamo che un’azienda così importante potesse fare questa fine. Pensavamo al massimo che sarebbe stato riposizionato il personale oppure chiusa qualche filiali. Nessuno pensava che saremmo mai arrivati fino a questo punto”.
Viterbo – Aquilanti spa
E quando lo ha capito?
“A dicembre dell’anno scorso quando sono entrati due nuovi soci. Un ingresso abbastanza travagliato perché inizialmente avevano dato disponibilità per poi rinunciare successivamente, e alla fine entrare. E non abbiamo mai avuto modo di conoscere i termini di tutti questi passaggi”.
Perché l’ingresso di due nuovi soci la preoccupava?
“L’ingresso di nuove persone, da una parte ci dava speranza in termini di ripresa, dall’altra però abbiamo subito notato che, nonostante l’ingresso, in azienda non succedeva quasi niente. Abbiamo iniziato a fare qualche ordine e in magazzino il materiale era poco. Questo nonostante quanto ci era stato al momento dell’ingresso dei nuovi soci, vale a dire che i magazzini sarebbero stati riempiti e gli ordini ripresi. Poi il colpo finale con l’ingresso dell’ultimo socio. Quest’ultimo ha messo sul tavolo un grande progetto di rilancio”.
E cos’è che non avrebbe funzionato?
“Abbiamo capito subito che il piano che il nuovo socio proponeva era difficile da realizzare. Soprattutto in tempi brevi”.
Che significa?
“Significa che il piano che hanno proposto avrebbe richiesto anni o quanto meno un lungo periodo prima di vederlo realizzato. Il nuovo gruppo proponeva un’offerta con la quale il cliente avrebbe trovato tutto, non solo gli arredi, ma anche la casa e altri servizi. Per poterlo attuare sarebbe servito un periodo decisamente più lungo rispetto alla vendita di materiale termoidraulico. Un tempo più lungo rispetto ai tempi critici che stava vivendo l’azienda ormai dal 2018. Si parlava anche del bonus 110 che avrebbe dovuto portare lavoro. Invece non abbiamo visto niente di tutto ciò e non sono venuti nemmeno i clienti. Dopodiché a luglio è arrivato il fallimento, ed è storia recente. Inoltre, l’azienda, quando le cose si sono messe veramente male, non ha più battuto ciglio”.
Viterbo – Sigilli alla Aquilanti spa
Come hanno vissuto i lavoratori l’ultima fase di vita dell’azienda, da maggio a luglio, prima del fallimento?
“Diciamo che tutta la fase che va da maggio al fallimento di luglio è stata una cronaca di una morte annunciata. Alla fine, il fallimento, ed è anche quello che ci siamo detti tra noi lavoratori, era l’unico approdo possibile. L’unico che avrebbe garantito quanto meno l’accesso al disoccupazione. Da una parte quindi c’è il dispiacere per un’azienda che si chiude in questo modo, dall’altra ci è crollato addosso un mondo che fino ad allora ci aveva dato garanzie e sicurezze. Un mondo incantato. Alla fine, la disoccupazione è stata un sollievo, perché molto probabilmente, se le cose fossero andate avanti, non avremmo più percepito lo stipendio. Piuttosto che continuare a perdere soldi, l’accesso alla disoccupazione ci dà almeno la possibilità di tornare a percepire qualcosa”.
Cosa manca ancora da pagare ai lavoratori?
“Ci mancano la mensilità di giugno di quest’anno, la tredicesima di quest’anno, la quattordicesima dell’anno passato, le rimanenze del 2018 e 2019 quando siamo entrati in concordato. Dopodiché c’è pure il trattamento di fine rapporto, il Tfr. In azienda ci sono poi persone che lavoravano lì da trent’anni. Persone che pensavano anche di arrivare alla pensione. Ma, in tal caso, per le persone più grandi è difficile veramente trovare lavoro”.
Viterbo – Aquilanti spa
Come sono stati questi suoi 15 anni alla Aquilanti?
“I primi sono stati molto tranquilli. Anni sereni con colleghi e proprietà”.
E non ha mai avuto sentore della crisi?
“Noi lavoratori non abbiamo avuto sentore di problemi fino al 2018. Il nuovo scenario si è aperto quando è stato nominato il nuovo amministratore esterno. Fino a quel momento la serenità era totale. Poi scopri che i problemi c’erano ed erano anche grandi”.
Adesso cosa succederà nella sua vita?
“Innanzitutto dovrò ricominciare tutto da capo. Certo, la volontà c’è, però bisogna vedere cosa offre e come si muove il mercato. Adesso il punto è come andare avanti a livello familiare. Ci sono comunque degli impegni, bambini, figli che studiano fuori. Cambiano tutti i progetti di vita, per me così come per gli altri. Adesso ci sentiamo soli, senza sapere da che parte cominciare e con la paura di non trovare più lavoro. Ci sono tanta delusione e paura per il futuro. Non solo, oggi come oggi, un solo stipendio a casa non basta mai”.
Viterbo – I lavoratori di Aquilanti assieme ai sindacalisti Donatella Ajala (Filcams Cgil), Elvira Fatiganti (UilTucs) e Guido Calà (Fisascat Cisl)
I sindacati invece come si sono mossi?
“Dal punto di vista sindacale siamo sempre stati tutelati. Concordato e procedura attivati sono stati una tutela per tutti i lavoratori. E questo grazie ai sindacati. Vorrei però precisare che dal concordato fino ad oggi tante cose che andavano comunicate alla fine non lo sono state”.
Che vuol dire?
“I sindacati ci hanno aiutato nelle procedure e nei passaggi amministrativi e di legge. Questo da un punto di vista tecnico. Se poi vogliamo passare sul piano prettamente politico sindacale, non c’è stata unità d’azione tra le sigle. Come UilTucs abbiamo proposto di fare comunicati e di promuovere degli scioperi. Magari non avrebbero risolto niente, ma avrebbero fatto sentire per tempo la nostra voce. Su questo fronte siamo sempre stati un po’ frenati dalle altre sigle sindacali”.
Quale sarebbe stato il motivo?
“Magari temevano che ricadute politico sindacali inaspettate. Ma credo che si sia perso solo tempo”.
Daniele Camilli
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