Violenza (Immagine di repertorio)
Bassano Romano – Ancora col fiato sospeso fino a dopo la Befana, quando è prevista la sentenza del processo per violenza sessuale in cui è imputato. E’ il barista “chiappe d’oro”, ovvero il quarantenne romano sposato con figli che avrebbe appellato con questo epiteto, davanti agli avventori del locale di Bassano Romano di cui all’epoca era uno dei titolari, una commessa la quale, nell’agosto 2017, licenziandosi in tronco, lo ha denunciato.
A detta dell’imputato, interrogato lo scorso 12 luglio davanti ai giudici del collegio, la presunta vittima lo avrebbe denunciato per vendicarsi del mancato pagamento della prima settimana di lavoro in vista della chiusura del locale per ferie a ferragosto.
La parte offesa, che si è costituita parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia, avrebbe lavorato come barista soltanto dieci giorni, dal 4 al 14 agosto 2017, licenziandosi 48 ore dopo le avances indesiderate del 12 agosto di cinque anni fa.
E con l’occasione si sarebbe tenuta, a titolo di stipendio, i circa 800 euro di incasso della serata del carnevale estivo di Bassano Romano, celebrato alla vigilia di ferragosto, parte dei quali avrebbe diviso con una collega.
Il 12 agosto, in particolare, a detta dell’imputato, lui non poteva stare dietro il bancone a molestare la barista perché impegnato in un trasloco con la fidanzata, anche lei dipendente del locale, con cui avevano deciso di andare a convivere.
Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato all’8 novembre per sentire l’ultimo testimone della difesa, l’allora socio amministratore, sul mancato pagamento delle “spettanze” per Ferragosto. La sentenza è invece stata rinviata all’inizio di gennaio.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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