Viterbo – (sil.co.) – Accusato dall’ex amante di stalking per averla seguita perfino al seggio elettorale durante il referendum del 2020 è stato assolto l’anno scorso in primo grado, ma rischia ancora una condanna in seguito al ricorso in secondo grado della procura. Il caso è pendente davanti alla corte d’appello di Roma.
Imputato un cinquantenne viterbese con precedenti per omicidio, assolto lo scorso 13 maggio con formula piena dal giudice Roberto Colonnello dopo che l’accusa aveva chiesto la condanna a due anni di reclusione per stalking. Contro l’assoluzione di primo grado del tribunale di Viterbo ha presentato però ricorso il pubblico ministero.
Per la difesa la sua unica colpa è “quel precedente”.
La corte d’appello di Roma
Il suo grande torto, secondo il difensore Luigi Mancini, sarebbe avere scontato dieci anni di reclusione per un omicidio, commesso in concorso con altri giovani nella seconda metà degli anni Novanta. “Il mio assistito – ricorda il legale – è uscito dal carcere nel 2010 e fino al 2020, per dieci lunghi anni, non è mai successo niente. Poi ha allacciato una relazione con una donna sposata, che pur conoscendone i trascorsi non si è tirata indietro, la quale, quando ha deciso di chiudere il rapporto, ha detto tutto al marito per paura che lo facesse lui, raccontandogli chissà cosa, ed è corsa a denunciarlo, facendo leva sul suo passato”.
Decisivi per l’assoluzione sarebbero stati i messaggi scambiati con la presunta vittima conservati sul telefonino nonostante la relazione clandestina. L’ex amante lo avrebbe tempestato di messaggi, che l’imputato non aveva cancellato. Il cellulare, rimasto sotto sequestro per cinque mesi, in seguito alla denuncia, è stato così sottoposto a perizia forense dopo che il cinquantenne, finito agli arresti domiciliari col braccialetto, ha detto al gip di avere conservato tutti i messaggi scambiati con la presunta vittima. I suoi e quelli di lei.
I due, entrambi sposati, si sarebbero conosciuti sul posto di lavoro, dove sarebbero stati colleghi fino all’esplosione dello scandalo di una foto di lei nuda, mandata in stampa da mani ignote, un giorno in cui lui non era in azienda.
Il cinquantenne, denunciato il 20 settembre 2020 e arrestato cinque giorni dopo, sarebbe stato cercato dalla ex amante anche dopo essersi recata in caserma a sporgere querela assieme al marito, cui avrebbe confidato la relazione clandestina sostenendo di essere stata minacciata con frasi tipo “se mi lasci te la faccio pagare, ho amici nella criminalità organizzata”.
Si parla di qualcosa come circa 400 messaggi scambiati tra luglio e settembre 2020, in uno dei quali la donna avrebbe scritto “ho comprato le manette e la benda”. La relazione, durata il tempo di un’estate, si sarebbe concretizzata a luglio di due anni fa con due appuntamenti in un bed and breakfast. Ad agosto la vittima, pentita, avrebbe cercato di allontanare l’amante, che avrebbe preso a perseguitarla, arrivando a minacciarla con una pistola. Contemporaneamente, però, lo avrebbe tempestato di messaggi invitandolo a raggiungerla in piscina. Tutti dello stesso tenore: “Per me sei stato un angelo dal cielo, amore mio, mi manchi”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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