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Viterbo - L'amarezza di Giulia Arcangeli per la chiusura del centro antiviolenza di Enrinna

Ora siamo tutti più poveri

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– Riceviamo e pubblichiamo Non si può tacere. Non si può leggere e indignarsi, magari, ma poi lasciare che tutto continui come prima ma senza il Centro antiviolenza di Erinna.

La notizia che il Centro sarà chiuso ci rende tutti più poveri. Più poveri nei valori, più poveri nell’opportunità di offrire alle donne una sponda sicura, più poveri come cittadini della Tuscia.

Perché l’accoglienza e l’ascolto alle persone in difficoltà che in questi anni il Centro ha garantito non sono fatti di cronaca derubricabile a ordinaria quotidianità. Sono stati per delle persone in carne ed ossa che ne avevano un disperato bisogno, l’approdo tranquillo da cui ripartire per provare a ricostruire una vita serena.

Mi piace ricordare alcune parole pronunciate da una grande donna, il premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi “Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo”.

È per questo che, ancor di più nei giorni in cui le donne coraggiose che hanno iniziato a risvegliare il nostro Paese lo scorso 13 febbraio si ritrovano a Siena per discutere del futuro del loro movimento, l’appello che come donna, cittadina di questa comunità, voglio lanciare è un appello alle istituzioni (l’amministrazione provinciale in primis, ma anche ai Sindaci e ai rappresentanti regionali ciascuno per le proprie competenze) perché questa scelta venga rivalutata.

Non c’entra solo la politica, se per politica si intende la contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra. C’entra il livello di civiltà di una comunità. E quando questo livello si abbassa terribilmente, con scelte come questa, non può esserci assuefazione, né inerte riprovazione.

C’è un momento in cui ciascuno di noi è chiamato a dare il suo contributo. Questo è il momento di far sentire la voce di chi vuol difendere un patrimonio di esperienza e di solidarietà di cui essere grati a Erinna e a tutte le volontarie che in questi anni si sono impegnate nel Centro.

Facciamo levare la voce di chi si vergogna e non si rassegna a questo arretramento. Subito. Non possiamo aspettare, è questo il momento.

Se non ora, quando?

Giulia Arcangeli


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9 luglio, 2011

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