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Questo articolo nuoce gravemente alla salute, non leggerlo! - La rivolta nel Pd viterbese e la saga dell'allegra brigata di Sposetti, Egidi e Ricci

Bersani è morto, qualcuno glielo dica…

di Carlo Galeotti
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Luigi Bersani

Bersani abbraccia Ugo Sposetti - Tutti i gusti sono gusti

Bersani abbraccia Ugo Sposetti - Sarà vero amore?

– Le malelingue dicono che nel Pd ogni giorno impongano a Bersani un elettroencefalogramma. Tanto per verificare se è ancora vivo politicamente.

Sembra che l’elettroencefalogramma politico non sia proprio del tutto piatto. E allora nessuno ha il coraggio di dire al buon Bersani (l’attuale segretario del Pd, ndr) che è politicamente morto da un pezzo. Si dice che Sposetti & D’Alema si aggirino in via delle Botteghe oscure (non hanno ancora capito che il Pci non esiste più, ndr) e gridino: “Bersani è clinicamente vivo! Lo giuriamo sulla salma di Lenin”.

Eppure basta ascoltare i discorsi di Bersani (il segretario del Pd, ndr) per capire che le sue parole, e della gran parte del gruppo dirigente del Pd, scivolano sulle nostre menti come l’acqua sui vetri in un giorno di pioggia.

Le parole di Bersani (il “leader” del Pd, ndr), verrebbe da dire, non hanno grip. Non aderiscono alla realtà. Sono semanticamente vuote.

Le banalità sfornate quotidianamente dal segretario del più grande partito italiano (Bersani, ndr) sono disarmanti. E Crozza ha gioco facile e se ne approfitta. Troppo facile.

Il problema è però che Bersani e i suoi uomini (D’Alema e i suoi uomini, ndr) sono riusciti nel miracolo: il Pdl e Berlusconi sono in uno stato marcescenza avanzata, eppure nessuno percepisce il Pd come partito di governo.

Solo un genio politico come D’Alema poteva giungere a questo. Ricordate D’Alema? Si, è quello che ha inventato Di Pietro, candidandolo in un collegio blindato al Mugello. E’ quello che, con Bersani (segretario nazionale del Pd, ndr), riesce a perdere le primarie anche di pianerottolo.

Un genio politico che il mondo ci invidia. Ma che nessuno sembra volersi prendere. Attualmente vicepresidente dell’internazionale socialista, deputato del Pd, of course, e magnifico presidente del Copasir. Non poco per uno che si sarebbe defilato.

Il guaio è che i bersaniani sembrano figliare come conigli. Anche nella Tuscia. Il grande stratega Sposetti, bersaniano doc già in campo per le primarie del Pd, grazie ai suoi raffinatissimi ragionamenti politici è riuscito a far perdere al centrosinistra Montalto.

Non s’era accorto di un piccolo particolare: con Caci si era presentata la figlia di uno dei sindaci più amati della cittadina: Eleonora Sacconi. A Montalto i cittadini non ne potevano più del “buon governo bersaniano e dalemiano” tanto da doversi inventare una lista trasversale vincente. Bravi!

Ovviamente, gli ingenui lettori di Tusciaweb penseranno che, dopo la sconfitta nella roccaforte rossa, il Pd si sia interrogato pubblicamente sul perché e il percome. Niente di tutto questo. Silenzio assoluto.

Sposetti perde uno dei comuni più importanti e tace. Si spera stia meditando.

Medita anche Andrea Egidi (segretario provinciale del Pd, ndr). Prima o poi ci spiegherà cosa pensa di fare per la Tuscia. Siamo in orgasmica attesa.

Poi accade che il partito nella Tuscia frana. La frana, come tutte le frane, inizia da una parte. Cade un sassetto, poi un altro. Poi una piccola fuoriuscita di 55 sassetti.

E sembra che i sassetti siano proprio quel vecchio tipo di militanti Ds-Pd. Quei militanti tanto preziosi che al partito chiedono poco o niente. Ma che son l’anima delle feste del’Unità. Raccolgono le firme. Distribuiscono i volantini. Una volta consegnavano l’Unità la domenica porta a porta. Certo se poi vogliono anche dire la loro, diventano pallosi. E allora meglio che se ne vadano.

Chiamiamoli Maria Immordino e Franco Marinelli.

Insomma sono quei militanti che “coltivano il mais su tutto l’altopiano, penetrano foreste e coltivano savane” . Quelli che “fanno bella la luna”.

Gente vera che decide di sbattere la porta e andarsene. Gente che non guadagna oltre 12 mila euro al mese, come il signor Sposetti e i suoi amici deputati. Che certo il Pd non lo mollano.

L’area ex Ds nel Pd sembra andare a pezzi in buona sostanza. E… nulla. Tutti fanno finta di non capire. Ad iniziare dal segretario comunale (Alvaro Ricci, ndr) che con la consueta sagacia politica ha iniziato a chiedere “punizioni corporali” per chi se ne va ad iniziare da Insogna. Una tipica politica del dialogo. La stessa di Pierluigi Bianchi (responsabile dell’organizzazione Pd, ndr) che ai 55 fuoriusciti gliene dice quattro e li vuol far rigare diritti. Due fioroniani la cui perspicacia politica, lascia di stucco. Quanta abilità e saggezza!

Sposetti intanto tace. Egidi parla. Ma ha lo stesso effetto di Bersani.

Sembra addirittura che l’unico preoccupato della rivolta interna sia il buon Fioroni, che, invece di leccarsi i baffi per la frana dei diessini, sabato scorso avrebbe riunito i suoi per dare l’allarme per un partito che perde i pezzi. Avrebbe spiegato: che ci facciamo con un partito se perde la parte sinistra e si riduce all’x per cento?

Per di più con Sposetti, Ricci ed Egidi che lo “guidano”, va aggiunto.

Carlo Galeotti


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10 luglio, 2012

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