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Pd allo sbando - Intervista al segretario provinciale Andrea Egidi dopo la frana che sta destabilizzando il partito

Si deve dimettere anche la Coscarelli…

di Paola Pierdomenico
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Il segretario provinciale Pd Andrea Egidi

Il segretario provinciale Pd Andrea Egidi

– “Non costo alla federazione”.

Andrea Egidi, segretario provinciale del Pd, tranquillizza chi nei giorni scorsi lo aveva criticato di non guadagnarsi lo stipendio.

Il Pd è allo sbando. Pochi giorni fa 55 iscritti sono usciti dal partito.

Nel mirino dei dissidenti, oltre l’intera classe dirigente, proprio lui “colpevole” di non coinvolgere la base. Per il segretario però, che ha già chiesto un incontro con il gruppo guidato da Franco Marinelli, è ora di pensare ad altro. In ballo c’è il futuro del partito e la sfida per le comunali del 2013.

Come commenta l’uscita dei 55 iscritti dal Pd?
“Sono particolarmente attento a capire i motivi di certe decisioni – afferma Egidi -. Ho chiesto a Franco Marinelli, che conosco da tempo, un incontro con il gruppo. Non minimizzo mai l’uscita di un iscritto dal Pd e, pur non condividendo molte delle questioni che pongono, sono pronto al confronto. C’è sicuramente disagio a livello nazionale, ma se uno tiene al partito deve rimanere e fare la battaglia, come è capitato anche a me in passato. E’ complicato pensare che uno esca dal Pd perché ci sono cose che non funzionano nella vita quotidiana del partito”.

In cosa si trova più in disaccordo?
“Mah – dice – c’è un’impostazione politica e per certi versi culturale della loro iniziativa che non sempre ho condiviso. Il loro è un gruppo che da tempo discute e promuove iniziative quasi fosse un corpo estraneo al Pd. Ci sono però luoghi deputati a farlo”.

Il gruppo in realtà sostiene esattamente il contrario e cioè di non essere coinvolto dalla dirigenza…
“Il partito ha avviato la discussione sulle amministrative e in più di un’assemblea abbiamo definito le tappe per le alleanze e le primarie. Nel frattempo quel gruppo ha continuato un’iniziativa che era molto più scollegata ed eterna. Sono consapevole che tutto è migliorabile, ma io quando vedevo che c’era qualcosa che non andava, cercavo di dare il mio contributo con l’ambizione di entrare nei gruppi dirigenti per cambiare le cose. Ho chiesto a Marinelli di vederci perché non sottovaluto certe vicende e di sicuro non le strumentalizzo per costruirci battaglie, come mi sembra che qualcuno stia facendo in questi giorni”.

Anche Pierluigi Bianchi e Sergio Insogna sono intervenuti sulla vicenda. Non le pare che il partito si stia sfaldando a partire dall’area dei Ds?
“Bianchi ha sentito, giustamente l’esigenza di riordinare alla discussione. Ha voluto raccontare il lavoro che si sta facendo e per questo lo ringrazio. Per quanto riguarda Insogna, invece, sono venti anni che gli sento dire che serve ben altro, ma non l’ho mai visto a una riunione del Pd. Ero piccolo e si faceva candidare dai Ds come indipendente, credo abbia sempre avuto la volontà di essere molto autonomo rispetto alle forze politiche in cui ha militato. Le sue sono solo manie di autonomismo”.

Come giudica la presa di posizione del segretario dell’Unione comunale, Avaro Ricci che, ieri, ha chiesto le dimissioni di Insogna?
“Credo sia giusta, così come credo debba dimettersi anche la consigliera Piera Coscarelli. Sarebbe un gesto utile nei confronti degli elettori e degli iscritti del Pd”.

Quale sarà la strategia del Pd per le comunali?
“In questo periodo abbiamo lavorato con il gruppo dirigente comunale. Spesso in consiglio Pd, Udc e Sel hanno costruito delle battaglie comuni e a partire da questa condivisione vogliamo riunire le diverse forze politiche e tracciare le linee guida per una battaglia per il Comune. All’ipotetica alleanza chiederemo anche di avviare le primarie per la scelta del sindaco, pur consapevoli delle differenze con gli schieramenti”.

Primarie per il candidato sindaco di Viterbo e anche per deputati e senatori?
“Sono mesi che Bersani sostiene che se non cambierà la legge elettorale il Pd troverà le forme per avviare le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento. Anche Gasbarra, nell’ultima direzione regionale, ha indicato questa scelta che sostengo. Ragionando su questa logica saranno aperte”.

Quale sarà il tema della riunione di questa sera tra le delegazioni provinciali del Pd e dell’Udc?
“Sarà un primo incontro per capire se sarà possibile costruire un percorso condiviso. Con Romoli, dopo i contatti delle ultime settimane, abbiamo avvertito l’esigenza di fare il punto della situazione. Faremo lo stesso con Sel. Contribuiremo a facilitare il lavoro dei gruppi dirigenti comunali. Vogliamo creare un’alleanza sociale più larga sulla base della partecipazione, dell’aggregazione e del confronto. Dobbiamo raccogliere pezzi di società che cercano un’alternativa”.

Cosa ne pensa di un gruppo dirigente comunale che pur con una maggioranza allo sbando non riesce a imporsi come alternativa e non lancia proposte efficaci?
“Mi sembra che il lavoro del gruppo sia positivo – dice -. Credo siano sempre sul pezzo e che siano propositivi. Poi certo tutto è migliorabile”.

Fatto sta che il Pd a Viterbo non riscuote grandi consensi…
“La costruzione dell’alternativa politica non si fa solo a partire dal consiglio comunale. I viterbesi hanno più volte votato il centrodestra, ma ora il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Poi certo c’è chi cerca di costruire un’alternativa e dopo scivola in discussioni senza senso e in cui contano solo le aspettative, le ambizioni personali, il chiacchiericcio e il caos. A queste condizioni è normale che i viterbesi decidano di nuovo di votare il centrodestra. Tutti devono mettersi in testa che l’obiettivo primario è la città”.

Come sono i rapporti con Ugo Sposetti?
“Buoni – dice -.Ottimi – aggiunge poi -. Ci sentiamo sempre o comunque spesso ragioniamo e ci confrontiamo. Ci ho parlato anche due giorni fa. Abbiamo vissuto diversamente la vicenda del congresso regionale, ma anche in quella fase si è confermata una persona perbene, perché poteva benissimo mettermi in difficoltà e non lo fatto. Il rapporto è solido”.

Qual è stata la strategia che avete messo in atto lei e Sposetti per perdere il comune di Montalto di Castro che è una storica rocca forte del tesoriere?
“Non è questione di strategia. Sicuramente – ammette – abbiamo percepito tardi che si stavano concludendo una fase storica e un ciclo di governo. Da lì abbiamo attivato un meccanismo di rinnovamento per ricostruire un partito che comunque c’è. Ci sono giovani e un coordinamento locale attivo”.

E in tutto questo l’ex sindaco Carai ha delle responsabilità?
“Sì certo – afferma -. Il sindaco uscente le ha per definizione, non lo dico io e non è una cosa contro Carai, ma solo la costatazione di un fatto politico. E’ evidente che ci sia una responsabilità sua e del gruppo dirigente che ha governato con lui il comune, non tanto sulle cose fatte o non fatte ma sulla stanchezza dei cittadini nei nostri confronti dopo anni di amministrazione”.

Come sono i rapporti con l’ex ministro Giuseppe Fioroni?
“Normali – risponde -. Non lo sento mai. L’ultima volta l’ho visto alla campagna elettorale per Ronciglione. Nella recente ricostruzione unitaria del partito però una delle cose positive è anche il rapporto coi popolari che sento quotidianamente”.

E con il consigliere regionale Giuseppe Parroncini come va?
“Bene – continua -. Non c’erano problemi di ricostruzione del rapporto né con lui né con il gruppo che gli fa riferimento. Mi ha anche sostenuto al congresso”.

Quanto guadagna il segretario provinciale e chi lo paga?
“Sono un dipendente dell’Unione regionale del Lazio, non costo alla federazione. Sono un impiegato d’ordine e se serve posso pubblicare la dichiarazione dei redditi”, afferma ironicamente.

Se dovesse smettere di fare questo mestiere cosa farebbe? Cosa sa fare concretamente?
“Torno a fare il geometra, la grande passione della mia vita – risponde sicuro -. Era pure bello a dire la verità, ma amo anche la politica e se qualcuno pensa non sia un lavoro si sbaglia. La mia giornata è come quella di tutti i cittadini normali: si inizia alle 8,30 e spesso si rientra tardissimo. Non mi sento diverso. Ci sono tanti impegni, si torna tardi e si sacrifica tempo alla famiglia, ma non per questo credo di essere più bravo degli altri. Una federazione come questa deve essere diretta da chi ci si dedica tutto il giorno. Non sto sulle spalle della struttura viterbese per tranquillità di qualcuno”.

Paola Pierdomenico


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9 luglio, 2012

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