(m.l.r.) – Chiusura del centro storico, loro sanno come si fa. Almeno a parole.
Stamattina nella sede di Fondazione, Renzo Poleggi per La mia Tuscia, Ugo Biribicchi per Viterbo che lavora e Francesco Oddo e Paolo Barbieri per Fondazione hanno illustrato un progetto condiviso per la graduale chiusura del centro storico di Viterbo. “Questa collaborazione – dice Francesco Oddo – è nata con lo scopo di creare qualcosa di concreato per la città.
Il progetto prevede quattro step: la ridefinizione del perimetro del centro storico, la riqualificazione urbanistica, la riqualificazione commerciale e la tempistica di intervento.
“Sono diversi anni che lavoriamo a questo progetto – spiega Renzo Poleggi – e tutto parte dal concetto di centro storico. Credo che sia necessario ridisegnarne il perimetro. Così com’è ora non va, non si può pensare che tutto ciò che sta dentro le mura sia centrostorico. Sono passati circa 13 anni da quando l’allora sindaco Meroi con criterio di provvisorietà definì il perimetro di centro storico. E’ innegabile che alcune vie dell’attuale centro storico hanno poco a che fare con il centto di storico. La nostra proposta è quella di ridisegnare il perimetro del centro in modo che sia molto più piccolo dell’attuale e che abbia come punto focale, san Pellegrino, piazza del Duomo e le vie adiacenti”.
Secondo le tre associazioni, una volta ridisegnato il cento si potrebbe procedere con le “bottegucce”.
“Il centro è pieno di piccoli locali, ormai vuoti che potrebbe essere destinati agli artigiani, con un po’ di coraggio amministrativo – continua Poleggi – si potrebbe trasformare la destinazione d’uso in C1, aprire un bando per gli operanti della Tuscia e sponsorizzare il made in Tuscia. Il centro diventerebbe più attrattivo turisticamente parlando e si creerebbe occupazione”.
La riqualificazione commerciale prevede dunque l’individuazione di piccoli locale, “bottegucce” i cui proprietari – si legge nel progetto delle tre associazioni – si rendano disponibile al cambio di destinazione d’uso da parte del Comune, trasformandoli in C1 e poi, tramite bando, assegnarli esclusivamente a commercianti o artigiani della Tuscia che ne facciano richiesta. Condizioni imprescindibili saranno l’affitto politico, la merceologica made in Tuscia e l’impegno a tenere aperto 56 fine settimana l’anno.
“Il catasto – spiega Paolo Barbieri – negli anni passati ha scovato 12 mila immobili non censiti, si potrebbe iniziare da questo dato”.
“Siamo tutti convinti – dice ancora Oddo – che una chiusura senza strategia non ha senso. Per questo proporremo al Comune, tramite il nostro consigliere Gianmaria Santucci, il nostro progetto”.
Le proposte di Fondazione, Viterbo che lavoro, La mia Tuscia arrivano puntuali dopo che in Comune sono state approvate le linee programmatiche della maggioranza, che prevedono tra l’altro anche la chiusura del centro storica. Una chiusura, così come pianificata, non sembra essere gradita.
Prima di una chiusura totale del centro, Ugo Biribicchi propone un tavolo di confronto. “La necessità reale in questo momento – spiega – è un tavolo dove parlare e confrontarsi, dove siano rappresentati i commercianti, i residente e le associazioni di categoria. Perché un progetto di questo tipo deve essere condiviso e la politica deve accettare le proposte e non diventare un ostacolo”.
“Bisogna mettersi intorno a un tavolo e ascoltare le esigenze di tutti – rinforza il concetto Barbieri – dopo di che si può iniziare a realizzare concretamente.
La nostra idea è di chiudere il centro per gradi, magari con la chiusura delle piazze più rappresentative, come piazza del Gesù, piazza della Morte e piazza del Duomo, per poi proseguire. Non va fatto tutto e tutto insieme”.
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