Viterbo – “Dobbiamo rinascere dalla cultura”.
Idee, volontà e determinazione. In tempo di crisi per Stefano Vignati non ci si può perdere d’animo. Il maestro non nasconde le difficoltà nella cultura per i mancati pagamenti da parte delle istituzioni, ma invita a rimboccarsi le maniche e a puntare le energie su questo settore che per l’Italia e la Tuscia rappresenta la ricchezza più grande.
“Come Tuscia operafestival – dice il direttore artistico della manifestazione Vignati -, abbiamo realizzato molto. Le difficoltà economiche, però, sono grandissime. Noi, per esempio, attendiamo fondi dal 2012. I ritardi nei pagamenti sono pazzeschi come un po’ in tutti i settori. Andiamo avanti, però, e confidiamo nella nuova amministrazione che pare sia favorevole al nostro progetto”.
Una crisi in cui serve trovare delle alternative. “La situazione degli enti lirici è drammatica e laddove non hanno chiuso, hanno comunque ridotto la stagione. Il calo è totale. Oltre a mancare i soldi, però, mancano anche le idee che, invece, in questo momento, rappresenterebbero una panacea. Chi ha da sempre gestito la cultura, fino a poco fa, lo ha fatto con ampie risorse che sopperivano a qualsiasi mancanza. In questa condizione, le idee servono ad andare avanti”.
Vignati ne ha la prova. “Nel 2008 abbiamo dato un esempio di idee senza soldi con l’allestimmo del Barbiere di Siviglia per la regia di Alfonso Antoniozzi. Uno spettacolo fatto con scarsissime risorse, ma comunque reso fruibile al pubblico. Questa mentalità nel paese non c’è. Spero che il rinnovo della cosiddetta classe dirigente culturale, intendo i direttori artistici, possa portare a una rinascita in questo senso”.
La cultura, per il maestro, è il punto di forza del paese. “Mi è venuta la pelle d’oca a sapere che l’Italia è finita al quinto posto nell’incoming turistico, dopo Francia e Spagna. Dal punto di vista culturale, siamo il primo paese al mondo, visto che da noi c’è il 65 per cento del tesoro universale e solo la metà si trova ai musei vaticani di Roma. Questo settore dunque non può definirsi di serie B, ma solo di serie A. Siamo pieni di cultura e bellezza che rappresentano uno spiraglio di luce nei momenti bui. Dobbiamo rinascere dalla cultura. Solo così possiamo farcela”.
A partire da una più intensa diffusione delle arti. “A scuola non si insegna più musica e anche la storia dell’arte sta passando sempre più in secondo piano. L’Italia è cultura e tutto nel nostro paese ha un retrogusto artistico. Anche qui a Viterbo. Come possiamo ignorare tutto ciò“.
Il segreto à aprire l’arte ai giovani. “Il sistema è il primo a pensare che questo settore non porti sbocchi professionali e i ragazzi, spesso, si lasciano travolgere da questa visione negativa. Per me non è così, io ho fatto della musica la mia vita e credo sia possibile viverne. Il 60 per cento degli italiani potrebbe essere impiegato in musei, nelle strade o nei festival. E’ vero, i sacrifici non mancano e a volte capita di vivere solo della bellezza dell’arte, ma ne vale la pena”.
Il direttore artistico del Tuscia operafestival punta molto sulle nuove generazioni. “In questi anni, abbiamo organizzato corsi di formazione per giovani orchestrali. Si è creato un gruppo che è rimasto legato a noi che spesso viene impiegato tra i professionisti. Alcuni ragazzi, per esempio, suoneranno al concerto di Capodanno alla chiesa della Verità. I giovani sono il futuro e grazie a loro possiamo portare avanti le tradizioni culturali del nostro paese che sono sul punto di scomparire, come la lirica. Il segreto è alimentare la passione. I ragazzi aspettano solo di essere stimolati, ma se i media propongono solo calcio e varietà, al posto della cultura, non possiamo fare molto. Ognuno poi si ciba di quello che trova. Scuola e mezzi di comunicazione invece dovrebbero essere un canale di diffusione”.
Non deve mancare coordinazione nel creare un piano di sviluppo per la cultura. “Serve fare rete tra le manifestazioni più importanti del territorio. Dobbiamo marciare di pari passo e coesistere, senza arginare la concorrenza, per far sì che la cultura si metta a disposizione del paese. Non si tratta di un discorso di quantità o qualità della programmazione, perché ogni spettacolo è soggettivo e viene percepito diversamente. L’importante è fare“.
Viterbo ne ha i requisiti. “Dovremmo essere esempio di cultura. In questi anni abbiamo dato dimostrazione di potercelo permettere, specie nel periodo estivo in cui si concentra la maggior parte della programmazione artistica per la chiusura del teatro. Basta creare un piano di sviluppo attorno a un tavolo. Non è facile riaddrizzare il paese dal punto di vista economico e, anche a livello locale, è ancora troppo presto per parlare di una politica culturale. La maggior parte dei governi si sono insediati da pochi mesi e ci vuole tempo per avviare certi meccanismi. Tempo e volontà. Vediamo di farcela. Proprio per questo – conclude Vignati – invito ad assistere al concerto di Capodanno alla chiesa della Verità nel pomeriggio del primo gennaio. Sarà una buona occasione per iniziare l’anno con l’atteggiamento giusto”.
Paola Pierdomenico
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