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Il dibattito sulle politiche culturali - Viterbo - Intervista fiume a Michele Pepponi, presidente della Fondazione Caffeina, che trancia giudizi su Delli Iaconi, Barelli e Filippo Rossi

La giunta Michelini? Va bocciata con un bel quattro…

di Paola Pierdomenico - Ernie Souchak
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Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi 

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi 

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi 

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi 

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi 

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi 

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi

Il presidente della Fondazione Caffeina Michele Pepponi 

Viterbo – “Attorno a Caffeina il vuoto del comune”.

Michele Pepponi, da sempre dietro le quinte, sale sul palco. Stufo che la fondazione Caffeina venga il più delle volte accostata alle vicende politiche di Filippo Rossi, il presidente ha deciso uscire allo scoperto per ribadirne l’autonomia.

Senza peli sulla lingua, boccia in toto l’amministrazione Michelini dandogli un voto che oscilla tra lo zero e il quattro. Il perché? Continua a latitare nonostante le richieste della fondazione a sostenere Caffeina. Finora, però, da Palazzo dei Priori il nulla. Su Filippo Rossi in politica dice che dovrebbe ripensare alla sua decisione e alla scelta di aver appoggiato l’amministrazione.

A oggi, qual è la situazione di Caffeina manifestazione e fondazione?
“Oggi – dice Pepponi – faremo un direttivo per presentare i numeri. In quello precedente avevo illustrato lo stato dell’arte e cioè che il festival costa dai 200 ai 300mila e che le spese sono fisse. Qualcuno ha detto di ridurlo, ma non saranno meno giorni a risolvere il problema. In quell’occasione, inoltre, con una provocazione, ho chiamato alle armi direttivo e assemblea dicendo che due terzi delle spese li avremmo sostenuti noi. Questo perché tutti latitano: Regione, provincia e comune non ci danno risposte. Lo stesso vale per la camera di commercio e l’associazione degli industriali”.

Quindi?
“Purtroppo o per fortuna, il festival dobbiamo farlo. Mi prendo l’impegno di coprire almeno due terzi dei costi, ossia 200mila euro, però, ho bisogno di garanzie per farlo. Sono un imprenditore e so come vanno certe cose. Fino a ieri Caffeina era un’idea di Filippo Rossi e Andrea Baffo, due ragazzi che si erano inventati l’associazione e che, anche se lasciavano qualche buffo, ne rispondevano direttamente… Ora le cose non stanno esattamente così”.

Si spieghi.
“Oggi c’è una fondazione con soci e garanti. Non posso prendere impegni economici se non ho la certezza di coprirli”.

Chi deve dare questa certezza?
“Privati o istituzioni. A oggi però gli unici a rispondere sono stati i soci. Come nel film l'”Attimo fuggente” hanno alzato la mano per rendersi disponibili a tirare fuori più soldi. Ho fatto la stessa domanda anche alle istituzioni  pubbliche. Non pretendevo denaro, andavano bene anche idee, ma, da questa parte, ho avuto solo il silenzio”.

Come è andata a finire?
“Ho posto un limite entro la fine di febbraio per evitare che tutto saltasse. Non so se per motivi politici o meno, fatto sta che l’unico a rispondere è stato Zingaretti che ci ha ricevuto dicendoci di voler sostenere Caffeina pur non avendo tanti soldi. In più ha lanciato l’idea di un tavolo per fare sinergia. Mi aspettavo la stessa reazione dal comune, ma non è stato così”.

Cosa intende?
“Giacomo Barelli è un amico dai tempi della scuola e, pur avendo fatto un passo indietro dal direttivo nel momento in cui è entrato in politica, era forse l’assessore meno adatto sul lato Caffeina, visto che avrebbe pagato lo scotto di un conflitto di interessi”.

Il suo ruolo non ha quindi favorito un dialogo con il comune?
“Reputo Caffeina una manifestazione territorialmente molto utile e un assessore alla Cultura avrebbe dovuto interessarsene. Non è stato così, perché, ripeto, Barelli ha pagato la vicinanza alla manifestazione”.

Ora, però, Barelli non è più assessore alla cultura…
“Infatti, mi sorprende l’atteggiamento del nuovo assessore. Non ha preso nessun contato con noi”.

Non vi ha contattato appena si è insediato?
“Come no – dice sarcastico -, ho una serie interminabile di chiamate”.

Quindi, come stanno le cose?
“Non so se Caffeina sia la cura per tutti i mali, ma è comunque importante. Lo dimostra il fatto che i commercianti ci ringraziano dicendoci che grazie alla manifestazione ci si pagano la tredicesima, riuscendo a fatturare di più con il centro pieno. L’assessore alla cultura, quindi, di fronte alle numerose richieste d’aiuto della fondazione, avrebbe dovuto dare delle risposte. Finora niente, se non dichiarazioni spot sui giornali tipo “Caffeina non si tocca”. Di concreto niente. Per me, Caffeina merita una risposta, non necessariamente positiva, ma comunque un cenno”.

Cosa chiedete all’amministrazione?
“Di avere la possibilità di programmare e capire se ci sia o meno un contributo economico e logistico. Non è possibile che, con mesi di anticipo, stiamo programmando con Pienza l’emporio letterario e qui invece non accade nulla”.

La collaborazione con Pienza è buona dunque?
“Abbiamo portato un progetto che è piaciuto molto ai nostri interlocutori”.

Qual è il loro contributo economico?
“Intorno ai 15mila euro, ma al di là dell’aspetto economico, ci danno la possibilità di portare avanti una sinergia vantaggiosa per entrambi. Chiedo questo tavolo da quando l’amministrazione si è insediata, ma qui non abbiamo un interlocutore pubblico. Solo la Regione ci ha risposto. Il comune no”.

La provincia invece?
“Non abbiamo mai avuto grandi rapporti. Il vero vuoto viene dal comune. Non abbiamo scopo di lucro e l’unico fine è quello di essere ogni anno più belli e visibili, rendendo la città culturalmente attrattiva per valorizzare il territorio. Senza una programmazione però non si fa nulla”.

Perché Barelli, che viene dal vostro pollaio e che sapeva bene le vostre problematiche, non ha funzionato?
“Conosceva le nostre dinamiche, ma, al tempo stesso, ha dovuto scontare la vicinanza con Caffeina e il conflitto di interessi. Sono d’accordo con Rossi, quando afferma che, alla luce di come sono andate le cose, lui non è stata la scelta più adatta”.

Cosa chiede a Delli Iaconi?
“Ormai rischiamo di non chiedergli nulla, visto che siamo a marzo. Comunque vorrei un incontro per programmare”.

Negli anni passati, quanto ha preso la fondazione dall’amministrazione?
“Con Marini ricevemmo un contributo di circa 45mila euro. In sette anni sono stati raccolti 200mila euro di pubblico per una media annua di 30mila euro. Fondi che sono serviti a pagare una parte delle spese e che sono stati reinvestiti con gli interessi. Basti pensare che abbiamo speso un milione e 400mila euro nello stesso periodo”.

Quanto costa il festival?
“La manifestazione va dai 200 ai 250/300mila euro”.

Come si arriva a questa cifra?
“Vi do alcune cifre. 25mila euro vanno per i gettoni di presenza, 25mila euro per gli artisti di strada e la sezione Senza caffeina. 10 mila per il premio Strega. Poi ci sono 20mila euro per la comunicazione nazionale radio, altri 25mila per la stampa e i cataloghi e poi i soldi per il lavoro dei professionisti. Ci sono inoltre una serie di costi logistici e che ricadono direttamente nell’imprenditoria locale, come l’impianto elettrico, i facchinaggi, i grafici, i palchi, l’audio e una parte di sedie a noleggio, la vigilanza notturna nell’insieme qui siamo intorno agli 80/90 mila euro. Poi ci sono 5mila euro per le spese impreviste e imprevedibili. Altri 5mila sono destinati ai sei autisti per gli ospiti, tremila per treni e aerei, 8mila per le cene di chi si ferma per gli ospiti degli spettacoli serali, quindi l’indotto per gli alberghi. Poi ci sono 20mila euro per la Siae, lo stesso per auto, benzina e alberghi per chi si ferma. Saremmo così già oltre ai duecentomila mila euro. Ah – precisa – il presidente cosa zero”.

Cifre importanti…
“Risparmiamo sui ragazzi che lavorano con noi visto che i responsabili delle location lavorano per il piacere della maglietta, visto che hanno un rimborso di nemmeno mille euro. Per non parlare poi dei volontari”.

Secondo lei, il direttore artistico non va pagato?
“Ad averci i soldi”.

Ma ne ha diritto visto che fa un lavoro. E’ possibile che non si riesca a tirare fuori una cifra?
“C’è un verbale in cui sostengo che siamo un’anomalia che non può funzionare. L’impegno del direttivo è di trovare i fondi. Il problema è che prima di pagare loro dobbiamo pensare agli stipendi di chi lavora per noi. Tenendo conto che alle spese del festival, ossia 250mila euro, dobbiamo aggiungere 80mila euro di costi della fondazione, ossia l’affitto della sede e lo stipendio dei tre collaboratori che prestano servizio”.

Baffo e Rossi sono inamovibili dai loro ruoli di direttore organizzativo e artistico?
“Le due cariche non sono previste dallo statuto, ma sono esclusivamente operative. Rossi e Baffo sono soci promotori e in quanto tali hanno diritto a stare nel direttivo che non può cacciarli. Rossi, in realtà, si è sospeso con l’entrata in politica”.

In concreto di cosa si occupa la Fondazione?
“Di promuovere iniziative durante l’anno e portare avanti le trattative con le agenzie nazionali e le città in cui organizziamo iniziative laterali al festival. E’ uscito per esempio un articolo sulla rivista Panorama su un progetto della Mondadori a cui parteciperà anche Viterbo. Una scelta che non è casuale dato che la candidatura è stata presentata da Caffeina. Elaboriamo idee per tutto l’anno”.

E gli sponsor come contribuiscono?
“Prendere pubblicità implica talvolta come prima cosa il cambio merci, a noi servono, però, i finanziamenti. In definitiva, preventiviamo di raccogliere dai 100 ai 150mila euro”.

Il resto dunque chi lo mette?
“150mila euro gli sponsor, 20mila euro circa viene dallo sbigliettamento, immaginiamo poi 25mila euro di ricapitalizzazione da parte dei soci nel caso non si arrivi. L’altro terzo è la parte che ci aspetteremmo dal pubblico”.

Quindi dalla regione?
“A oggi certezze sui numeri non ne ho. Certo è che mi auguro che regione, camera di commercio e associazioni di categoria facciano la loro parte”.

Perché non mettere in piedi una sorta di azionariato popolare coi negozianti e i cittadini, come fa Perugia per esempio?
“Perugia dispone di ingenti fondi dagli anni passati e ha costi più bassi perché non ha i palchi, per esempio. Lì si tratta di un festival del giornalismo con tutte altre implicazioni”.

L’impressione è che la città non riesca a sostenere la manifestazione. Caffeina sembra essere troppo grande per la struttura economica di Viterbo. Ecco perché forse la collaborazione con altri paesi deve essere portata avanti come via d’uscita. 
“In effetti qui è difficile lavorare. Rossi e Baffo hanno capacità ed esperienze nell’organizzare eventi e il format di Caffeina funziona, quindi se fosse stata un’azienda privata, probabilmente, sarebbe stato tutto più facile. Abbiamo però scelto di fare la fondazione perché la crediamo più radicata nel territorio. Spesso ho lanciato la provocazione di spostarla altrove, però non sarebbe lo stesso. La manifestazione è nata dai viterbesi per Viterbo”.

Mancano però le risorse…
“Non chiedo al comune l’intero finanziamento, ossia 300mila euro. Chiedo solo di sostenerci nella crescita che sarà utile a entrambi. L’obiettivo è di arrivare ad autofinanziarci, ma a oggi non ce la facciamo”.

Come valuta l’entrata in politica di Filippo Rossi. Quali i vantaggi e i danni per Caffeina?
“Non vedo vantaggi e non ne vedono gli altri, anche perché se siamo costretti a fare un documento congiunto con le altre associazioni culturali per programmare qualcosa, vuol dire che intorno a noi c’è il deserto”.

Sì, ma quindi ha fatto bene Rossi?
“Probabilmente il direttore artistico dovrebbe ripensare se abbia fatto bene sia a candidarsi che a sostenere e dare un impulso all’amministrazione Michelini. Lui, però, è un animale politico e di politica vive, perché è una passione”.

Certo, ma un conto è quella nazionale, un altro quella locale…
“Senza ombra di dubbio… Il mio giudizio sul Rossi politico è un giudizio al veleno, così come quello verso l’amministrazione”.

Perché Caffeina non si fa promotrice di un dialogo con altri attori culturali, in particolare con  il Tuscia operafestival e le altre iniziative più rilevanti?
“Certo. La sinergia è utile per tutti”.

Buoni propositi, ma la realtà è un’altra, visto che non riuscite nemmeno a evitare sovrapposizioni di programmi. Degli eventi più importanti.
“E’ capitato… Lasciamo perdere il passato, sediamoci intorno a un tavolo per parlare di un progetto. Con Ludika, Tuscia Film fest e Tuscia operafestival abbiamo già sottoscritto un documento programmatico. La risposta del sindaco è stata sconcertante, perché ha apprezzato il movimento pur esprimendo la necessità di tutelare anche le altre associazioni che non ne facevano parte. Ne è passato un messaggio sbagliato, visto che il problema non sta nella tutela di tutti, ma nella mancanza di programmazione. Da operatore culturale, do un’insufficienza all’amministrazione, che va bocciata con un voto che oscilla tra lo zero e un bel quattro. E’ troppo facile trincerarsi dietro al fatto che non ci sono i soldi. Non vogliamo “cannibalizzare” le altre associazioni, ma far crescere la cultura”.

Con il Tuscia operafestival siete le manifestazioni più significative e insieme avreste il dovere di prendere l’iniziativa.
“Mi impegno a essere promotore di un tavolo. Noi, però, possiamo organizzare e autogestirci quanto vogliamo, ma se l’amministrazione latita, facciamo poco”.

Ma allora Caffeina si farà?
“Caffeina si farà – conclude Pepponi -. Non so dove e non nascondo che stiamo guardando anche ad altre location, magari in un altro paese della provincia. Non è un ricatto, ho, però, 80/100mila euro di costi che non so se riuscirò a coprire e quindi non posso permettermi di far fallire la fondazione. E’ evidente che al primo posto c’è Viterbo per bellezza e legame affettivo, ma se l’alternativa è non farla, preferiamo andare altrove perché Caffeina non può morire. Sarebbe però una sconfitta per tutti”.

Paola Pierdomenico – Ernie Souchak


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21 marzo, 2014

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