Viterbo – Hegeliano, eracliteo e viterbese doc.
Debbo dire che raramente mi sono divertito come sabato nell’intervista pubblica con Filippo Rossi. Intanto, prima sorpresa, per me che vivo nel mondo dei bit 24 ore su 24, scoprire che ancora oggi esiste un mondo tridimensionale fatto di atomi con cittadini che riempiono una sala per assistere a una intervista – scontro, è stato bello.
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Poi l’intervista è stata di una piacevolezza assoluta. Con Rossi che non si è sottratto a nessuna domanda. Certo ha risposto da buon hegeliano, a sua insaputa, con quel tanto di confusione che è tipica di un certo modo di pensare. Un modo di pensare che, come ci spiegava il grande Lucio Colletti, confonde la real opposition (realrepugnanz direbbe Kant) con la contraddizione logica. Insomma un modo di pensare che fa del gioco delle tre carte teoretico il suo fondamento.
Ma la vera sorpresa è stata vedere il modo di pensare, proprio della più deleteria viterbesità, di Rossi. E’ stato sorprendete sentire dire che parcheggiare a ridosso o sopra le fontane, che sono dei monumenti, non può essere vietato sic et sempliciter. Perché, e qui siamo nel classicismo, c’è da fare ben altro. Prima bisogna prevedere e programmare ogni dettaglio e poi si inizia a non calpestare la propria storia. Incredibile. E dire che a Viterbo non siamo alla progettazione di grandi cambiamenti, ma alla pura applicazione di un minimo di educazione civica e di regole.
Tutti siamo consapevoli che una serie di monumenti, le fontane, le mura castellane, le porte monumentali, le strade e le piazze, sono percepiti da molti di noi viterbesi come qualcosa da usare ad libitum. Senza ritegno e rispetto. Chi se ne frega se a San Gimignano o Certaldo sui loro sassi hanno costruito una vera e propria industria del turismo…
E per costruire l’industria per prima cosa, signor Rossi, bisogna proprio avere rispetto dei propri sassi. Certo poi bisogna costruire iniziative, cultura, spettacolo. E non c’è niente da inventare, basta fare un salto ad Avignone, e il programma è bello e fatto. E dico Avignone proprio perché i parallelismi con Viterbo sono infiniti.
Ma anche qui bisogna capirci. Noi dobbiamo “vendere” al mondo le nostre tipicità. Vogliamo dirne appena tre: etruschi, papi, medioevo.
Su questi tre marchi di fabbrica, qualsiasi altra città ci avrebbe costruito delle cattedrali gotiche di marketing. Che vuol dire economia vera. Perché con la cultura si mangia e bene. Se uno ci sa fare.
E allora anche l’intervista con Rossi è stata non solo divertente, ma anche utile. Solo che Rossi tornasse a fare il suo mestiere: l’organizzatore di eventi a contenuto culturale. Anche perché la prova in politica, è una mia opinione of course, fino ad oggi è stata del tutto negativa. E rischia veramente di uccidere quella vetrina di cultura che è Caffeina.
Chi avrebbe immaginato che ci saremmo visti costretti a difendere Caffeina dalla maldestra politica del suo ideatore? Perché il rischio è proprio questo e a me che Caffeina sparisca non fa per nulla piacere. E allora invece di perdere tempo in politica cercando magari di raccattare qualche finanziamento pubblico, sarebbe meglio che Rossi cercasse di far crescere la sua creatura magari con soli finanziamenti privati. Come accade nei paesi liberali nel Mondo.
Ma si sa questo è un paese di cioccolatai…
Ora, vista la riuscita dell’iniziativa, come Tusciaweb apriamo ancora una volta un dibattito sulle politiche culturali e turistiche, e daremo vita ad altre interviste pubbliche proprio nella sala conferenze della provincia.
Carlo Galeotti
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