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Viterbo - Comune - L'assessore stila le sue linee guida - Intesa con operatori per iniziative di livello nazionale, convenzioni per manifestazioni consolidate e un occhio a Expo 2015

I papi, i giovani, i grandi eventi e le sagre: la cultura secondo Delli Iaconi

di Giuseppe Ferlicca
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Antonio Delli Iaconi

Antonio Delli Iaconi

Il palazzo dei papi

Il palazzo dei papi

Caffeina, parco del Paradosso, 27/6/2013

Caffeina, parco del Paradosso

Antonio Delli Iaconi

Antonio Delli Iaconi

San Pellegrino in fiorei

San Pellegrino in fiore

Tuscia operafestival - Il flauto magico

Tuscia operafestival – Il flauto magico 

Viterbo – Viterbo città dei Papi è una risorsa da utilizzare, magari gemellandosi con Avignone, che prima e meglio di noi ha saputo mettere a frutto il tesoro che aveva in casa, quindi due eventi di caratura nazionale l’anno, convenzioni con manifestazioni consolidate e di successo, come San Pellegrino in Fiore  o Tuscia Operafestival, coinvolgere i giovani e dare il giusto spazio alle tante associazioni sul territorio, senza che il comune si trasformi in mero distributore di fondi.

Questione di cultura. Il neo assessore Antonio Delli Iaconi ha un piano, anzi più di uno, per rilanciare Viterbo come città d’arte e cultura. A cominciare dal suo dna.
“Viterbo città dei Papi è il marchio che usiamo per l’Expo 2015 e su cui dobbiamo investire. L’idea del museo sui conclavi non è sbagliata. Va verificata. Mi chiedo come mai non siamo riusciti a fare un gemellaggio con Avignone”.

Forse non erano interessati?
“Se non lo erano, è stata colpa nostra. Avignone, con un punto di partenza storico più ridotto rispetto al nostro, ha messo a valore la sua caratteristica di città papale meglio di noi, con flussi turistici, festival, i suoi monumenti”.

Questo gemellaggio s’ha da fare?
“Esiste un bando comunitario che finanzia i gemellaggi, possiamo usarlo. Ma non ci sono solo i papi, abbiamo gli etruschi, la rete della via Francigena, quella delle città termali, finora non sfruttate appieno”.

Da dove si parte?
“Credo che compito fondamentale per un comune in ambito culturale, sia conservare, valorizzare e migliorare la fruizione dei beni culturali che abbiamo ereditato. Monumenti, dipinti, folklore, tradizioni. Quindi promuovere l’immagine della città, fuori. Italia e all’estero, farci conoscere e spingere gente a venire”.

Bel proposito, ma l’attenzione come l’attiriamo?
“Sul territorio abbiamo una grande vivacità d’associazioni culturali. L’amministrazione deve riconoscere il loro valore e aiutarle. Però non possiamo limitarci al solo ruolo di distributore di risorse verso le proposte che arrivano. Dobbiamo fare qualcosa in più. Il comune almeno una volta o due l’anno, deve pensare a qualcosa di livello, con un respiro a carattere nazionale. Una mostra, un concerto, una grande opera teatrale”.

Grandi eventi, insomma?
“Per impostarli, occorre lavorare insieme alle istituzioni culturali della città: università, Fondazione Carivit, la provincia fin quando ci sarà, il Consorzio biblioteche. Sono soggetti con cui il comune può fare sinergia e ogni anno dare vita a un’iniziativa importante. Di quelle che non vengono dal basso, ma vanno pensate”.

Non si parte da zero.
“L’ateneo della Tuscia ha in mente una mostra sul sistema museale universitario. Si spazia dalla scienza alla storia. Immaginiamo di poterla allestire all’ex mattatoio, nei locali della Fondazione Carivit, ci investiamo risorse. Potrebbe diventare il biglietto da visita per Expo’ 2015, perché dentro c’è tutto.

Le città che partecipano all’esposizione presentano le loro eccellenze negli stand delle rispettive regioni. I nostri punti di forza sono le bellezze storico artistiche e quelle enogastronomiche. Le prime potrebbero essere messe in piedi con la mostra all’ex mattatoio, l’altra, l’ottimo sarebbe utilizzare a piazza del Comune, i locali sotto i portici del palazzo, se ci sono i tempi per farlo”.

Ci sarà da lavorare, come sul fronte giovani.
“Io non vedo un grosso coinvolgimento dei movimenti giovanili nelle attività culturali. Dovremmo impegnarci, magari senza intermediari. In campo musicale, arrivando direttamente a operatori, gruppi musicali e artisti validi. Oggi noi non li intercettiamo, invece dovremmo aiutare la produzione culturale, ad esempio, di gruppi composti da giovani. Il comune potrebbe mettere a disposizione nei mesi di luglio e agosto un palco, penso a valle Faul, pagato con il service dall’amministrazione.

Si pubblicherebbe un avviso per chi è interessato, quindi un calendario, un dépliant con il programma e con un investimento contenuto, daremmo la possibilità a gruppi di giovani di esibirsi gratuitamente. E’ un modo reale per stimolare la partecipazione diretta nel settore musicale. Si può replicare anche in altri campi artistici, ma è più complicato. Quest’anno come inizio la musica può andare bene.

A Viterbo esistono realtà consolidate, manifestazioni che si ripetono da anni. Il comune come ci si rapporta?
“La mia idea, per quelle iniziative che si sono succedute nel tempo, con successo di pubblico e di critica da almeno quattro o cinque anni, è una convenzione, nella quale chi organizza s’impegna a realizzare la propria iniziativa, presenta un programma e un preventivo di spesa e l’amministrazione ne terrà conto in sede di bilancio. La convenzione potrà avere una durata di tre anni”.

Parliamo di soggetti d’un certo spessore.
“Vanno scelte, potranno essere quattro o cinque, del livello di San Pellegrino in Fiore, Tuscia Operafestival, Caffeina, Medioera, ma pure Quartieri dell’Arte, che seppure più di nicchia ha un certo riscontro. Ma questi sono solo a titolo d’esempio”.

Su tutto il resto?
“Più in generale predisporremo bandi per le diverse iniziative in città, con una differenza rispetto al passato. Io li vedo suddivisi per settori: musica, arti visive, teatro. E non più stanziamenti a pioggia. Ancora a parte tutto quello che riguarda il folklore, le sagre, le feste sul territorio e le frazioni. Non vorrei più mescolare, ma valorizzare le singole iniziative, comprese quelle popolari”.

E il cartellone del Settembre viterbese?
“In questo cartellone io ci ho sempre visto dentro di tutto. A me piace qualcosa che abbia un senso, una sia specificità. Ad esempio, il cartellone del Tuscia Opera Festival ha un senso. E’ qualcosa di ben definito. Pure quello del settembre dovrebbe esserlo. Vedremo cosa fare, coniugando il tutto con la nostra tradizione”.

Tradizione, ovvero il tre settembre.
“Su Santa Rosa, vorrei qualcosa di particolare attorno alla Macchina, pure nel comunicare in modo giusto l’appuntamento. Per il prossimo trasporto parlerò anche con l’ideatore Arturo Vittori, vedremo cosa potremo fare. Certo, se la cultura è un settore che deve dare slancio alla città, è chiaro che qualcosa in più a livello di fondi dovrà arrivare”.

Giuseppe Ferlicca


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16 aprile, 2014

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