Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Dopo aver letto la chiara posizione del circolo del partito democratico di Orte, che si sovrappone, del resto, a quella del circolo di Fabrica di Roma, crediamo che non sia possibile non assumere una responsabile posizione politica, perché tacere ora significherebbe esser complici di una deriva della politica in questa provincia che non ci appartiene.
E, allora, noi vogliamo dire chiaramente, intanto, che siamo d’accordo senza riserve con il circolo di Orte e con quello di Fabrica di Roma, se non altro perché è di lampante evidenza che hanno ragione.
E volentieri sottolineiamo che una comunità (anche e soprattutto una comunità politica) si regge sulle regole e il rispetto di esse; e dal punto di vista della correttezza è perfino inconcepibile che una specie di “partito ombra” (come lo definisce il circolo di Orte) di cui è forza propulsiva, peraltro, una corrente del partito democratico che sta apertamente travalicando ogni limite, intrattenga relazioni e organizzi addirittura liste di rilievo provinciale con parti di amministrazioni locali cui il partito democratico si oppone.
Non fosse altro perché chi mette la faccia, dedica il proprio tempo di volontario al Partito Democratico ha diritto alla prima forma di rispetto che è la solidarietà, al di là delle convenienze del momento.
Ma, oltre tutto questo, noi crediamo non sia più possibile tacere che noi siamo esattamente agli antipodi dell’analisi politica che ispira l’operazione di quella lista civica, e che viene declinata addirittura dal sindaco di Viterbo, alla ingiustificabile presenza di un amministratrice del capoluogo che appartiene al partito democratico, prima che a una corrente di esso.
L’idea dei trasversalismi, della inclusione ampissima che tiene insieme posizioni politiche divise da distanze siderali – purchessia… basta che si vinca – ha avuto il suo apice con l’esperimento dell’Unione del 2006, ed è tramontata con la ingloriosa fine di quella esperienza nel 2008.
Il partito democratico della segreteria Renzi è un partito che ha riassunto su di sé gli obiettivi della vocazione maggioritaria, e proprio e solo così è divenuto l’elemento propulsivo della politica italiana, mentre tutte le altre forze si disgregano o si radicalizzano.
In questa epoca politica ogni progetto di alleanza non può che fare perno nel partito democratico.
Ed è proprio questo che sembra non si riesca a comprendere… o, forse, non si voglia comprendere, ultima forma, disperata quanto testarda, di opposizione (confinata alla Tuscia) alla politica di Renzi che ha aperto questa nuova fase.
È vero che la provincia di Viterbo è rimasta indietro su questo terreno; ma ciò è accaduto proprio perché all’interno del partito democratico c’è chi si adopera perché il futuro non arrivi.
Alle elezioni europee le percentuali di consenso del partito democratico nella Tuscia sono state più o meno allineate a quelle nazionali; segno che laddove il partito democratico diventa protagonista di una azione politica chiara, diviene maggioranza, senza bisogno di scomodare i fossili delle balene bianche…
E, infine, dobbiamo anche dire con estrema chiarezza che è completamente sbagliato valorizzare, quale esempio delle virtù del trasversalismo (!), l’immagine dell’attuale amministrazione di Viterbo città.
Nel capoluogo, una alleanza evidentemente oltre i confini del centro sinistra ha vinto delle elezioni che si sarebbero probabilmente vinte comunque, atteso che le stava perdendo la destra.
Ma, ciò posto, declinare, oggi, questa esperienza amministrativa come l’esempio cui ispirarsi altrove non solo è sbagliato, ma lascia quasi sbalorditi!
Quella esperienza è ben lungi dal bastare a se stessa, e sta producendo una amministrazione per nulla all’altezza di quello che i cittadini si aspettavano da noi.
E, semmai, proprio quel civismo, particolarmente diviso al suo interno, e la corrente del partito democratico che sta governando in solitudine e senza condivisione la città ha bisogno – se riesce ad accorgersene – che il partito democratico (quello di Renzi, per capirci…) sia il laboratorio che esprima una proposta e una attività di governo finalmente all’altezza delle aspettative… prima che sia troppo tardi, e che siano tumulate le speranze dei progressisti del capoluogo per qualche altro decennio.
Ora, sia chiaro, peraltro, noi non siamo affatto contrari a che i mondi del civismo concorrano agli obiettivi del partito democratico, sui singoli territori; ma nella chiarezza, perché si governa o si fa opposizione insieme, senza trasformismi.
E, infine, ancora una volta, ha ragione il circolo di Orte.
Dopo questa tornata elettorale si dovrà avviare, senza altri ritardi, un “percorso di bonifica”, che permetta finalmente al partito democratico di questa provincia di realizzare quel “futuro” della politica che nel resto del paese è già “presente”, dall’epoca dell’ultimo congresso; perché il senso del nostro impegno nel partito democratico (e proprio da quel congresso) è non permettere, per quanto in nostro potere, che nella Tuscia si sprechi questa opportunità.
Piazza democratica
Partito democratico
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