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Canino - Bracciante condannato a trent'anni, le motivazioni della sentenza

“Assassino lucido, nessuna attenuante”

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Femminicidio di Canino - La casa in via Domenico Giannini, 31

Femminicidio di Canino – La casa in via Domenico Giannini, 31

Femminicidio di Canino - La casa in via Domenico Giannini, 31

Femminicidio di Canino – La casa in via Domenico Giannini, 31

Femminicidio di Canino - La casa in via Domenico Giannini, 31

Femminicidio di Canino – La casa in via Domenico Giannini, 31 

Canino – Nessuna attenuante perché ha ucciso da lucido.

Per il gup Stefano Pepe Sofian Gheorghe Dumitru era nel pieno delle sue facoltà quando ha ucciso Elena Stangu, la sua convivente di 31 anni.

L’omicidio a Canino, il 23 settembre 2014: almeno sette coltellate tra il petto e il viso e la gelosia ad armare il su0 braccio e fargli impugnare il coltello. 

Reo confesso, è stato lui a chiamare subito i carabinieri e i soccorsi. “Correte, ho fatto un casino!”, la telefonata che ha fatto precipitare sul posto gli uomini della caserma di Canino e del Nucleo operativo radiomobile di Tuscania. Niente da fare: Elena è già morta e per Sofian scatta immediatamente l’arresto.

Il pm Stefano D’Arma chiedeva diciott’anni. Il tribunale di Viterbo gliene ha dati trenta. Perché per il gup Stefano Pepe, quello di Elena Stangu è stato un omicidio efferato, dove la gelosia, secondo quanto scritto dallo stesso giudice nelle motivazioni della sentenza, è da considerarsi alla stregua di un’aggravante: la scintilla che ha dato a Sofian Gheorghe lo spunto per uccidere. E tanto è bastato. L’sms di un ex sul telefono di Elena, per toglierle la vita. 

Una sentenza mutilata, per l’avvocato del bracciante romeno, Serena Celestini: “Un approfondimento clinico era doveroso – spiega il legale -. Secondo il mio consulente, Gheorghe soffre di un disturbo di personalità che, per il giudice, non avrebbe influito in alcun modo sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti e, quindi, sulla volontarietà dell’omicidio. Quello che non capisco è su che basi si possa arrivare a questa conclusione, dato che non è stata fatta alcuna perizia psichiatrica, nonostante l’avessimo chiesta”.

Un aspetto che la difesa sottolineerà sicuramente nel suo ricorso, in vista del processo d’appello. 


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30 novembre, 2015

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