![]() Lidia Ravera, assessora regionale alla Cultura |
Viterbo – Un piano per realizzare un Sistema di valorizzazione delle necropoli rupestri dell’Etruria meridionale. A partire dal 2016, Norchia inclusa.
Un piano, messo a punto dalla Regione Lazio con la Soprintendenza, finalizzato al miglioramento della fruizione e della promozione delle aree archeologiche. Anche attraverso interventi di messa in sicurezza urgenti.
Le risorse ci sono e sono quelle previste sul prossimo biennio dall’Azione cardine Sistemi di valorizzazione del patrimonio culturale in aree di attrazione. Parola di Lidia Ravera, assessore regionale alla cultura.
Poggio Giudio, Castel d’Asso, Acquarossa e Norchia. Quattro insediamenti etruschi. Tutti sul territorio del Comune di Viterbo. Tutti ridotti in uno stato di gravissimo abbandono, nonostante rappresentino un patrimonio di fondamentale importanza per il turismo e il rilancio dell’economia del territorio. Perché secondo lei si è arrivati a tanto?
“Questi siti costituiscono un patrimonio originale e prezioso per la nostra regione. Rappresentano un’area molto vasta, la cui tutela com’è noto è di competenza del Mibact, che racchiude anche molti terreni di proprietà privata, il che implica una concertazione allargata a diversi soggetti oltre quelli istituzionali. In passato in alcune di queste aree archeologiche, ad esempio Norchia, sono stati effettuati interventi di salvaguardia (rinforzo di alcune strutture) e valorizzazione (come ad esempio la segnaletica e la realizzazione di ponti e passerelle e lo sfalcio della vegetazione) che però con il tempo si sono deteriorati.
Per questo, da quando ci siamo insediati, ci siamo subito attivati per sottoscrivere un protocollo d’intesa con la Soprintendenza archeologica dell’Etruria meridionale e la Provincia di Viterbo per la realizzazione di un Sistema di valorizzazione delle necropoli rupestri dell’Etruria meridionale. Un piano finalizzato al miglioramento della fruizione e della promozione delle aree archeologiche anche attraverso interventi di messa in sicurezza urgenti. Quello che vogliamo è mettere in campo una azione a 360 gradi che, oltre alla valorizzazione e al recupero, preveda anche l’organizzazione di un sistema di gestione e manutenzione ordinaria, eventualmente in rete con le altre necropoli, attraverso itinerari specifici che siano in grado di valorizzare un territorio così vasto e di straordinaria bellezza”.
Norchia è una delle necropoli etrusche più importanti del Lazio. Eppure rischia di diventare uno dei più gravi disastri archeologici del territorio regionale. Cosa fare per scongiurarlo? Cosa intende fare la Regione per salvare il sito archeologico di Norchia?
“Questo insediamento straordinario, così come le altre grandi necropoli rupestri, necessita di interventi di conservazione urgenti per la natura del materiale in cui sono scavate, per la vegetazione fortemente infestante che radica le sue basi in profondità nelle spaccature della pietra tenera e per l’azione dell’uomo data la mancanza di protezione all’accesso. Riveste una importanza centrale, dunque, anche la messa in sicurezza di questi monumenti per favorire una fruizione corretta e sicura da parte del pubblico.
La Regione Lazio ha tutta l’intenzione di salvaguardare questo immenso patrimonio attuando, a partire dal 2016, il piano di valorizzazione che abbiamo messo a punto con la Soprintendenza e con le risorse previste sul prossimo biennio dall’Azione cardine Sistemi di valorizzazione del patrimonio culturale in aree di attrazione. Inoltre vogliamo coinvolgere, attraverso un bando pubblico, i Comuni e le associazioni dei territori interessati per la presentazione di progetti di salvaguardia e per il miglioramento dell’accessibilità e della fruizione più in generale”.
Che differenza c’è, secondo lei, tra chi distrugge i monumenti in Medio Oriente e chi, da noi, li lascia andare in rovina nella più totale indifferenza, fino a farli scomparire del tutto?
“Tra la volontaria rabbiosa e vile furia distruttiva dei barbari dell’Isis e l’indifferenza che troppo a lungo ha insidiato il nostro patrimonio culturale la differenza c’è ed è grande. Ciò non toglie che anche l’indifferenza sia un crimine.
Non un peccato veniale sul quale non soffermarsi, un crimine, ma un crimine da capire. Noi italiani, e più ancora noi che viviamo nel Lazio, siamo a volte come certi ricchi che non sanno dare valore a ciò che posseggono, perché hanno troppo. E diventano pigri, distratti, ignoranti. Noi dovremmo prenderci cura di ogni reperto, ogni tomba, ogni pietra. E’ un percorso lungo. Noi l’abbiamo iniziato e siamo certi che sarà continuato dopo di noi. Perché abbiamo lavorato, oltre che sul territorio e sui beni archeologici, anche sulla formazione del gusto, dell’attenzione al bello, alla storia, all’arte, girando nelle scuole. Promuovendo la partecipazione, incoraggiando l’impresa culturale”.
Daniele Camilli
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