Viterbo – Che succede se i sogni si trasformano in un grande bluff?
Poco prima della fine dell’anno è arrivata la grande notizia che ci ha un po’ tranquillizzati tutti: Filippo Rossi è nel coordinamento dei Moderati e riformisti. “Minchia!”…direbbe il mio primo caporedattore siciliano. Vuoi mettere passare il capodanno con le certezza che il nostro Filippino Rossi ha finalmente trovato la sua vera casa politica. O invece passarlo con la preoccupazione che “chissà se sto fijo rimarrà politicamente al freddo”. Scommetto che la gran parte dei viterbesi vedendo il nostro caro Filippino accasato abbiano tirato un sospiro di sollievo.
E poi la casetta nuova è confortevole. Basti pensare che l’ha voluta un ex ministro. Mica cavoli. Insomma una genialata di Peppino nostro. E Fioroni, lo ha dimostrato anche di recente, è un fine analista e stratega politico. La teoria che tutta la colpa è dei “nanetti rossi e communisti” non vi appare geniale. Una botta di fantasia politica. Degna di un Guareschi. Ma Guareschi scriveva nel primo dopoguerra, quando i comunisti c’erano veramente. Tutt’altra cosa Fioroni che inventa, sogna, butta là. “Tanto questi non capiscono”, deve aver pensato.
E che ti fa Filippino nostro diventa Moderato e Riformista. Sì, avete capito bene. Filippo Rossi pensa di essere Moderato e Riformista. Si capite? Filippino che è stato in Terza posizione e ha avuto frequentazioni con CasaPound (ci a andava presentare i suoi libri ma va anche detto che gli hanno rifilato un ceffone, ndr) è diventato Moderato e Riformista. Ovviamente cosa del tutto legittima. Ci mancherebbe.
Ma chissà che cosa gli dirà il suo cervello quando recepisce due parole a lui sconosciute come “Moderato” e “Riformista”. Secondo me fa la somma “Moderato + Riformista= Fioroni”. E allora va bene. “Va bene. Perché Fioroni è buono. Fioroni è contro i nanetti rossi communisti” deve aver pensato il Filippino nostro.
Ma va detto che le posizioni “politiche” di Rossi vanno prese con le pinze. Infatti nel tempo è stato, a sua insaputa, portavoce dell’ex ministro Claudio Scajola, con Gianfranco Fini e, sempre a sua insaputa, alleato di Berlusconi. Ovviamente sempre quando questi erano in auge.
Ora passa a Fioroni. Insomma ognuno si accontenta come può. Qualche tempo fa era passato con Michelini, vi ricordate?
Un uomo politico pienamente coerente, se si pensa che si è candidato con la lista fascio – comunista di Pennacchi a Latina, con risultati a dir poco scarsini. Ma Rossi è il teorico del “Meglio la misticanza della militanza”. Una sorta di pluralismo all’insegna del “volemese bene” e del “più casino c’è, meglio è”. Come dire nulla a che vedere con la democrazia che presuppone sempre un minimo di chiarezza di posizioni per poi andare al conflitto politico e perfino alla trattativa.
Ma parlare di stato di diritto, di democrazia, in casa di Rossi è un po’ come parlare di carne in casa di un vegano.
Ma questo maestoso uomo politico che è passato in due anni e mezzo da “Viva Viterbo” a “Viva Fioroni” come ha fatto a infinocchiarci? E mi ci metto pure io, ovviamente.
Un lettore – sempre grandi i nostri lettori – ha fatto una raccolta di interventi di Filippo Rossi durante la campagna elettorale. Una sorta di discorsi rivoluzionari. Che si muovono, come direbbe Jovanotti, tra il Che, il giovane Mussolini, Martin Luther King e Maria Teresa di Calcutta.
Non ci credete? Ecco qualche estratto del discorso fatto il 21 marzo 2013.
“Ho fatto un sogno e stasera lo racconto – inizia Filippino Rossi -. Ho sognato una città che impara a volare, come la gabianella e il gatto di Sepulveda. Ho sognato una città che non paga a peso d’oro il verde pubblico e i fiorellini nelle rotonde e aiuole, una città che non trasforma le tombe etrusche in discariche abusive, che non lascia indietro gli ultimi”.
E poi.
“Ho sognato una città che non dimentica le proprie radici. Ho sognato una città che non difende le solite famiglie. Una città che non è succube dei soliti noti. Una città che non deve dire sì a Fioroni, Sposetti e Gigli. Sogno una città che non pensa ‘tanto vince Giulio’, tanto non cambia mai niente. Ho sognato una città che non si accontenta di un usato sicuro.
Ho sognato una città che non abbandona i commercianti costringendo a chiudere esercizi, ho sognato una città che ascolta gli imprenditori, dove gli assessori arrivano agli appuntamenti. Sogno una città con un’amministrazione trasparente, che non butta dalla finestra finanziamenti europei”.
E ancora.
“Ho sognato una città che non campa di favori e favoretti. Ho sognato una città che non chiude via Marconi per le fissazioni di un sindaco.
Ho sognato una città che di fronte a una voragine interviene subito e non si accontenta di mettere le transenne. Una città che non lascia le sue fontane senza acqua e che non costringe i suoi cittadini a bere veleno. Ho sognato una città che non mette un parcheggio al posto di un parco, che non lascia fulminate le luci artistiche a piazza san Lorenzo.
Ho sognato una città che non ha paura di cambiare. Che non odia se stessa, che non si uccide per sciatteria, ho sognato questo e molto altro e spero sia anche il vostro sogno”.
Insomma. Voi a uno così gli avreste dato il voto? Ebbene chi scrive c’è caduto con tutte le scarpe. L’ala dell’imbecillità cala sulla testa di chi vuole…
Chi poteva immaginare che Rossi volesse “una città che non deve dire sì a Fioroni, Sposetti e Gigli”, ma intendeva che dicesse sì solo al Peppino di Pianoscarano?
Ma non basta.
Il 24 maggio 2013, Rossi sentenzia: “Per venti anni sono stati sempre gli stessi, stavolta per fortuna abbiamo possibilità di decidere. Ecco perché nella nostra lista non ci sono consiglieri uscenti, non perché non ce l’abbiano chiesto, ma perché non li abbiamo voluti. O si parte da zero o è tutto inutile”.
E il centrodestra è sistemato. Si passa al centrosinistra.
“Dovrebbero aver capito – dice lapidario Rossi – che in una città dove il Movimento 5 stelle prende più della media nazionale, c’è voglia di rinnovamento.
E cosa ti propongono? Raccattano un consigliere degli anni novanta in quota Fioroni, lo stesso che cinque anni fa volevano candidare in Provincia.
Si torna indietro di venti anni e l’unico che da dentro il Pd ha cercato di portare un cambiamento, Francesco Serra, lo hanno ucciso”.
Ce n’è anche per i programmi.
“Gigli, Fioroni e Sposetti – afferma Rossi il 2 maggio – finalmente si sono messi d’accordo per governare la città e uno s’immagina che avranno passato nottate insonni sul da farsi. Invece hanno prodotto un programma che non c’è. L’imprenditore prestato alla politica in salsa viterbese (Michelini) ha proposto un elenco della spesa, quasi un indice.
Si fanno votare perché espressione d’apparati politici o hanno qualche idea?”.
Il superRossi aveva detto alla presentazione della sua lista il 23 aprile: “Viterbo non può più essere uguale a se stessa la nostra lista civica è la sola garanzia per un cambiamento radicale.
Il non voler cambiare è masochismo, ci sarà gente che sceglierà nomi che hanno già governato, i soliti. Non discuto, lo farà in buona fede, ma farà il male della città”.
E poi Rossi lapida gli altri candidati sindaco.
“Ai viterbesi non piace la città che Marini lascia, non basta un maquillage elettorale dell’ultima ora o promesse di soldi, che in ogni caso, quelli per valle Faul, il progetto Plus. Con o senza Marini.
Il punto vero è come questi fondi sono stati gestiti, sono convinto che alcuni progetti sono stati fatti male”.
Bocciato Marini, viene schiaffeggiato anche Michelini: “Ha avuto l’imprimatur di Gigli, Fioroni e Sposetti senza possibilità di smentita, visto che lo ha detto lui.
E’ tutto legittimo, ma è una scelta da politica vecchia, di chi si mette a contare, somma le preferenze e sceglie i candidati in base ai voti che possono portare”.
Divertitevi con i vecchi articoli di Tusciaweb
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