Viterbo – (s.m.) – Processo subito.
Sull’omicidio del Riello la procura non temporeggia: per il 23enne Sabato Louis Francesco Battaglia, il pm Massimiliano Siddi chiede il giudizio immediato. Significa fissare direttamente il processo, senza passare per l’udienza preliminare. Sempre che il gip acconsenta.
Una modalità che gli inquirenti scelgono quando l’indagato è sottoposto a misura cautelare o quando sono talmente sicuri degli elementi raccolti da voler accelerare. E’ il caso di Battaglia, arrestato il 27 settembre per l’omicidio di Federico Venzi, 43enne romano, residente a Caprarola, lasciato agonizzante su un marciapiede dopo i pugni mortali del ragazzo, scappato via con la fidanzata 23enne Lorella Colman.
I carabinieri lo rintracciano seguendo le tracce di sangue lasciate per strada nella fuga. Battaglia finisce in carcere; la ragazza e altri due amici indagati per favoreggiamento.
I risultati sull’autopsia sul corpo di Venzi, eseguita dal medico legale Maria Rosaria Aromatario, non hanno alleggerito la posizione del giovane. Il 43enne sarebbe morto per le gravissime lesioni riportate dopo i violenti pugni al viso e alla trachea. I colpi gli avrebbero spaccato alcune ossa facciali, probabilmente la mandibola: Venzi sarebbe morto soffocato dal suo stesso sangue. Tradotto in termini processuali vuol dire nessun margine per l’omicidio preterintenzionale, accusa più lieve dell’omicidio volontario. Perché se quest’ultimo implica una consapevole ferocia della propria azione, l’omicidio preterintenzionale, invece, è involontario. Prodotto di una violenza che equivale sicuramente a un’intenzione di fare del male, ma non di uccidere. Battaglia così si è difeso anche in Cassazione, impugnando l’ordinanza d’arresto perfino davanti alla Suprema Corte. Ma dall’udienza, svolta un mese fa, a oggi, non giunge ancora alcuna notizia di scarcerazione.
E’ l’alba del 27 settembre quando il ragazzo e Venzi si incontrano alla rotatoria del Riello. Battaglia è con la fidanzata, studentessa universitaria di Vetralla. Venzi viene da un locale dove ha passato la serata con un conoscente di nazionalità marocchina: sono ubriachi quando si incamminano a piedi verso la rotatoria del Riello.
All’uscita di via della Palazzina, lato Ipercoop, incontrano Battaglia e la fidanzata che parlano. Non si conoscono. Venzi vede la ragazza semi sdraiata a terra. Forse pensa a un’aggressione. Offre il suo aiuto. Chiede se c’è bisogno di chiamare i carabinieri. Da Battaglia ottiene una risposta tipo: “Se non te ne vai li chiamo io”.
Sembra finire tutto lì, con i due ragazzi che si allontanano a piedi. Ma Venzi e l’amico li seguono e Battaglia non gradisce. Cinquanta metri al massimo, tempo di raggiungere a piedi l’uscita vicina della rotatoria che imbocca su via Aldo Moro: qui, i pugni che atterrano Venzi e i fidanzati che scappano via. Il 43enne muore dopo circa tre ore all’ospedale Belcolle.
L’amico marocchino non sarà in grado neppure di chiamare il 118: saranno dei passanti a soccorrere Venzi. Interrogato dal pm, Battaglia dirà di essersi sentito vittima di un’aggressione. Ma a sconfessarlo è la fidanzata che, ascoltata più volte, non conferma in nessun interrogatorio che Venzi avesse intenzioni minacciose.
Adesso non resta che aspettare la decisione del gip.
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