Viterbo – Sabato Louis Francesco Battaglia sarà processato con rito abbreviato.
È fissata a giugno l’udienza per il giovane accusato dell’omicidio del Riello all’alba del 27 settembre: Federico Venzi, 43enne romano residente a Caprarola, moriva dopo tre ore di agonia e i pugni letali in pieno viso del 22enne Battaglia.
L’avvocato del giovane, Antonella Durano, ha chiesto il rito abbreviato condizionato a una perizia medico legale svolta da un consulente della difesa e giunta a conclusioni diverse rispetto a quella della dottoressa Maria Rosaria Aromatario, che eseguì l’autopsia. Per il medico legale della Sapienza, consulente del pm Massimiliano Siddi, la morte è avvenuta per soffocamento: Venzi avrebbe ingerito sangue e materiale organico, dopo il cazzotto di Battaglia che gli ha spaccato la mandibola.
La consulenza della difesa introdurrebbe elementi che aprirebbero più alla tesi dell’omicidio preterintenzionale, decisamente più lieve dell’omicidio volontario. Riuscire ad alleggerire l’accusa significherebbe scendere dai 30 ai 12 anni di carcere in caso di condanna. Su questo punta la difesa che, finora, ha sempre sostenuto che Battaglia non volesse uccidere. Il gip, per ora, ha accolto la richiesta di rito abbreviato; a giugno deciderà se condizionarlo alla consulenza medico legale alternativa o giudicare Battaglia allo stato degli atti, senza aggiungere altro al fascicolo processuale.
Quando si incontrano alla rotatoria del Riello, Battaglia è con la fidanzata, studentessa universitaria di Vetralla. Venzi viene da un locale dove ha passato la serata con un conoscente di nazionalità marocchina: ubriachi, si stanno incamminando a piedi alla rotatoria del Riello.
All’uscita di via della Palazzina, lato Ipercoop, incrociano Battaglia e la fidanzata che parlano. Venzi vede la ragazza semi sdraiata a terra. Pensa a un’aggressione e offre il suo aiuto, chiede se c’è bisogno di chiamare i carabinieri. Da Battaglia ottiene una risposta tipo: “Se non te ne vai li chiamo io”.
Sembra finire lì, con i due ragazzi che si allontanano a piedi. Ma Venzi e l’amico li seguono e Battaglia non gradisce. Cinquanta metri al massimo, tempo di raggiungere a piedi l’uscita vicina della rotatoria che imbocca su via Aldo Moro: qui, i pugni che atterrano Venzi e i fidanzati che scappano via. Il 43enne muore dopo tre ore all’ospedale Belcolle.
L’amico marocchino non sarà in grado neppure di chiamare il 118: sono dei passanti a soccorrere Venzi. Interrogato dal pm, Battaglia dirà di essersi sentito vittima di un’aggressione. Ma a sconfessarlo è la fidanzata che, ascoltata più volte, non conferma che Venzi avesse intenzioni minacciose. Il pm la iscrive comunque nel registro degli indagati per favoreggiamento insieme a due amici di Battaglia. Posizioni ancora al vaglio della procura, che dovrà decidere se portarle avanti o meno.
Intanto, a giugno, il processo per omicidio.
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