Viterbo – Abbiamo chiesto al presidente dell’Anpi, Enrico Mezzetti, un intervento per spiegare le ragioni del no al referendum costituzionale. Stessa cosa abbiamo chiesto ad esponenti del fronte del sì. Tutto per aprire un dibattito in vista del voto. Ovviamente si tratta di un dibattito aperto a chi voglia intervenire.
– Il referendum costituzionale-alcune indispensabili riflessioni generali.
1) Perché?
2) Proposto da chi? Chi rappresentano?
3) Mito della “governabilità” e delle “riforme”; o piuttosto necessità di “buon governo” e di “buone riforme”? La Costituzione additata come un nemico da abbattere;;
4) Quale è “la casta” e da che parte sta? Chi la sostiene e, anzi, ne è diretto?
1) Sono mesi ormai che questo paese è sottoposto ad un bombardamento mediatico, a uno stress emotivo, da parte di un segretario-presidente che non si fa scrupolo di offendere quotidianamente milioni di italiani e di inoculare forti dosi di odio nel tessuto sociale, con lacerazioni umane profonde, usando cinicamente “anche argomenti demagogici”, come ebbe a dire nell’aprile scorso, alla vigilia dell’ultimo voto sulle riforme costituzionali, rivolto ad uno spicchio dell’aula della Camera (fuori tutte le opposizioni e persino alcuni della maggioranza).
Otto mesi di devastante campagna elettorale da parte di un segretario-presidente che, piuttosto che dedicarsi al governo del paese nell’interesse di tutti gli italiani, ha voluto trasformare un referendum in un plebiscito sulla sua persona (“con me o contro di me”), spaccando letteralmente il tessuto sociale.
Ma era proprio necessario infliggere al popolo italiano questa prova? Ma veramente qualcuno in buona fede può pensare che la modifica, anzi lo stravolgimento, di oltre un terzo della nostra Costituzione (47 articoli) “ce lo chiede il popolo italiano”?
Ve la immaginate, vi sembra verosimile una conversazione tra le mura domestiche in cui, a fronte dei problemi di lavoro, di salute, scolastici, di pensione ecc., che affliggono milioni di famiglie si sia mai arrivati alla conclusione che “per risolvere questi problemi bisogna cambiare 47 articoli della Costituzione”?! No, non è immaginabile! se non nella fantasia di un qualche commediografo con il gusto della satira o della farsa!
2) Ma chi sono “i costituenti” che hanno deliberato lo stravolgimento di 47 articoli della Carta? Quale è la loro rappresentanza popolare? Alle elezioni politiche del 2013 la forza politica che alla Camera prese il maggior numero di voti fu il “Movimento5Stelle” con 8.689.168 voti; il Pd, invece,ne prese 8.644.187 . Ma grazie al “Porcellum”, cioè ad una legge elettorale poi dichiarata incostituzionale che attribuiva un premio abnorme alla coalizione maggioritaria, ne derivò che ai 5Stelle furono attribuiti 108 seggi, mentre al Pd ne furono assegnati 292.
Quasi un rapporto di 1 a 3. Il volo di un elettore del Pd è stato valutato tre volte superiore a quello di un elettore 5Stelle. Con lo stesso numero di voti mentre gli elettori 5Stelle hanno eletto un deputato, gli elettori del Pd ne hanno eletto tre. Chiaro? Il Pd, con il suo 25,42% di voti espressi, ha ottenuto il 45,62% di deputati! Nel contempo, in questa legislatura ben 300 parlamentari circa hanno cambiato casacca, mai si era arrivati a tale indecoroso livello di trasformismo!
Ebbene, è questa “maggioranza” parlamentare frutto di una legge elettorale che viola il principio di rappresentanza e che per questo è stata dichiara incostituzionale, è questa “maggioranza” raggiunta con il supporto determinante di parlamentari voltagabbana, che ha deliberato lo stravolgimento di un terzo della Carta Costituzionale. Questi “signori”, questi soggetti nominati grazie a una legge che attribuisce un premio abnorme (una sorta di doping) ad una forza politica minoritaria, non hanno la legittimità politica e morale per farlo!
3) Il mito, il mantra della “stabilità”; il mito, il mantra, delle riforme. Non importa, ai demagoghi, chiarire quale stabilità, quali riforme. Perché il problema non è la “governabilità”, ma il buon governo, il problema non sono le riforme purchessia, ma le buone riforme. Ci dovrebbero spiegare, e nessuno ce lo ha spiegato, quali sarebbero le buone riforme che si vorrebbero fare e che sarebbero impedite dalla nostra Carta Costituzionale!
Paradossalmente, il segretario-presidente esalta di continuo i suoi mille giorni di lungo governo, esalta le riforme da lui realizzate (il jobs act, la buona scuola e così via). ma allora?
La sua compiaciuta stabilità, le sue compiaciute riforme sono state possibili con questa Carta Costituzionale. Non solo, addirittura lo stesso stravolgimento di 47 articoli della Costituzione (e sappiamo che mettere mano alla modifica della Costituzione comporta procedimenti assai lunghi e complessi) è stato possibile applicando proprio questa Carta che si vuole stravolgere.
Il problema non è la Carta, ma la politica, la volontà politica, i programmi, che cosa si vuole realizzare.
Ancora a proposito di stabilità e riforme. L’Italia è unita dal marzo 1861: quindi, da oltre 155 anni.
Domanda: Quale è stato il governo più stabile della storia d’Italia?
Risposta: quello che ha governato dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943. Un governo durato quasi ventuno anni.
E quale è stato il governo che ha fatto più “riforme” nella storia d’Italia?
Risposta: indubbiamente quello che ha governato dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943.
Se, per i sostenitori del sì, quello che conta è la “governabilità” purchessia, quello che conta sono le riforme purchessia, allora dovranno convenire che il miglior governo mai avuto nella storia d’Italia è quello rimasto in carica dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943!
4) A proposito di “casta”. Bisogna riconoscere che il segretario-presidente ha pienamente mantenuto la promessa fatta in Parlamento nell’aprile scorso di ” fare ricorso anche ad argomenti demagogici”.
Quale è la casta? E’ l’onorevole Mazzoli (dico uno a caso) o le grandi banche ?
E’ l’onorevole Terrosi (sempre una a caso) o la Confindustria?
E’ il consigliere regionale Sabatini o Marchionne?
Oppure la grande finanza nostrana e mondiale, la Goldman Sachs ; oppure la JP Morgan, cioè quella banca d’affari annoverata tra le protagoniste della finanza creativa e quindi della crisi dei suprime che dal 2008 ha inceppato l’economia mondiale, banca d’affari che già in un report del 2013 giudicava le Costituzioni dei paesi europei del sud “inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”?
Questa è la casta intoccabile e “decidente”, questi sono i poteri forti che vogliono decidere il nostro futuro! Questi sono i grandi sostenitori del segretario-presidente e dello stravolgimento della nostra Carta costituzionale!
E quanto ai costi della politica, vogliamo parlare dell’imminente arrivo dei cacciabombardieri F35 sui quali potranno essere montate le bombe nucleari ultimo modello, e che costeranno al contribuente italiano oltre 15 miliardi di euro?
Basta con la demagogia!
Enrico Mezzetti
presidente provinciale Anpi Viterbo
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY