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Proclamato da Uspp, Sappe, Osapp e Cgil per rivedere le condizioni di lavoro in carcere

Polizia penitenziaria in stato di agitazione

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Carcere, una cella

Carcere, una cella

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Le scriventi segreterie provinciali a seguito del crescente disagio manifestato dal personale operante nell’istituto di Viterbo, Mammagialla, per i fatti sempre più frequenti di ordine e sicurezza che accadono all’interno del carcere, indicono lo stato di agitazione.

Sempre più spesso, il personale di polizia penitenziaria operante a Viterbo si trova lasciato alla mercé di soggetti che incuranti di regole e norme creano situazioni oltre il limite della sicurezza.

Nel breve giro di alcuni giorni, come si apprende anche dalla stampa locale, si sono infatti verificati episodi di risse, minacce e agessioni in generale, che essendo concentrati in un unico reparto denotano una situazione che appare “sfuggire al controllo” della polizia penitenziaria.

Da diverso tempo, le organizzazioni sindacali lamentano il fatto che l’attuale assetto organizzativo voluto dall’amministrazione centrale (sorveglianza dinamica, regime aperto ecc.), stride con le norme e le regole operative del servizio del corpo della polizia penitenziaria.

Un esempio su tutto: esistono disposizioni che vietano la sosta nei corridoi durante le ore di apertura. Se il collega dopo ripetuti richiami ammonisce il detenuto e lo stesso non rispetta l’ordine dato nessuno prende provvedimenti disciplinari.

La relazione di servizio redatta non produce nessun effetto. Come si può avere la sicurezza di un istituto a queste condizioni? Il collega di sezione è di fatto abbandonato a sé stesso in mezzo a soggetti che oziano per tutta la sezione (quando va bene) o addirittura è ostaggio delle minacce del detenuto (quando va male).

Non vi è nessuna possibilità di intervento.

Il trattamento quale strumento utilizzato dall’ammonistrazione penitenziaria e voluto dal legislatore, con questa gestione è completamente posto in subordine e completamente “inefficiente”.

Non possiamo permettere che il poliziotto penitenziario venga relegato a capro espiatorio di un’amministrazione che latita e non è vicino al suo personale.

Non ultimo l’agitazione scaturisce dal fatto che le contrattazioni periferiche (tale è il caso della rivisitazione di alcuni punti del Pil invocata dal Provveditore) sono poste in discussione dai superiori uffici con strumenti non legittimati dalle norme (AQN e PIR), pertanto anche in forza di questo chiediamo sin da ora una convocazione al tavolo superiore che legge la presente.

Ad aggravare la situazione vi è anche la gestione della criticità a seguito di evento sismico del centro Italia.

Pur essendo consapevoli di un maggior sacrificio a cui si è chiamati, non si può rimanere osservatori di fronte alla compressione di un diritto sacrosanto del lavoratore, il riposo. Sono stati tolti i riposi spettanti senza nessun tipo di audizione della parte sindacale, neanche a ratifica.

In caso di non ascolto ci vedremo costretti a scendere in piazza per manifestare il nostro disagio.

Uspp
Sappe
Osapp
Cgil


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9 novembre, 2016

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