Viterbo – Accusato di avere preso parte a una rissa tra detenuti sfociata nel sangue a Mammagialla, partecipa per la prima volta al processo in videoconferenza dal carcere del suo paese, la Romania, dove nel frattempo è finito detenuto dopo essere stato rimesso in libertà in Italia.
Il carcere di Mammagialla
Protagonista un imputato di nazionalità romena, la cui posizione era stata stralciata all’avvio del processo agli altri cinque, in quanto, rimesso in libertà in Italia ma finito detenuto in un carcere del suo paese, la Romania, dove è tuttora recluso.
Si tratta del sesto imputato del processo per tentato omicidio scaturito dai gravissimi disordini scoppiati all’interno della casa circcondariale di Viterbo il 28 ottobre 2016, quando fu spaccata la testa a un detenuto a colpi di sgabello. La vittima, trasferita d’urgenza in codice rosso all’ospedale di Belcolle e ricoverata in prognosi riservata a causa della profonda lesione riportata al cranio, si è costituita parte civile per i danni.
Del romeno, si sapeva che era detenuto in patria, ma non presso quale istituto di pena. Localizzato finalmente l’imputato “smarrito”, ieri è comparso “a distanza” davanti al collegio, all’udienza celebrata appositamente nell’aula di corte d’assise, attrezzata per i processi in videoconferenza.
La difesa con l’occasione ha chiesto l’unificazione al filone principale, che sarà formalizzata a luglio alla ripresa del dibattimento. Tra gli imputati, cinque fino a ieri, anche un pluripregiudicato legato al mondo dello spaccio e alla criminalità organizzata di Tor Bella Monaca, il boss quarantenne G.M..
Polizia penitenziaria
Sgabellate in faccia per un manico di scopa. Era un sabato pomeriggio, quando il detenuto rimasto gravemente ferito, sembra per difendersi da un’aggressione, si sarebbe armato di un manico di scopa, venendo colpito violentemente alla testa da una sgabellata sferrata da un compagno di sezione.
Botte da orbi sotto gli occhi delle telecamere. All’udienza che si è tenuta l’8 giugno 2022 ha raccontato cosa è successo in aula uno degli agenti che hanno ricostruito l’accaduto con l’ausilio dei filmati della videosorveglianza interna alla casa circondariale di Viterbo. “I filmati delle telecamere di sicurezza hanno ripreso, senza audio, quattro dei detenuti imputati mentre sono riuniti nella sala socialità. Poi, attivati da un quinto detenuto rimasto ignoto, vanno verso altri due detenuti. che invece stanno nel corridoio della sezione, aggredendoli”.
Dieci minuti d’inferno in carcere. “Uno dei quattro dà un pugno in faccia alla futura vittima della sgabellata, che cade a terra, beccandosi anche un calcio. Gli altri tre, invece, aggrediscono l’altro detenuto. Uno, poi, prova anche lui a colpire con un calcio il detenuto scaraventato a terra con un pugno che, per difendersi, afferra un manico di scopa che era in una cella”. “Uno dei quattro, a quel punto, gli sferra uno sgabello in piena faccia. Il tutto sarà durato una decina di minuti, tra le 16,50 e le 16,57”, ha concluso il penitenziario, i cui frame estrapolati dai filmati sono stati acquisiti nel fascicolo del processo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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