Viterbo – “Siamo arrabbiati e pronti a costituirci parte civile”. Daniela Donetti, direttrice generale della Asl di Viterbo, dopo l’operazione della Guardia di finanza.
Timbravano o si facevano timbrare il cartellino dai colleghi. Poi si allontanavano, tornando a casa o dedicandosi ad altri impegni familiari. In un caso, un’impiegata faceva shopping durante l’orario di ufficio; in un altro, una seconda, assisteva a una recita di Natale.
Sono assenteismo e truffa mediante false attestazioni ai danni dell’Asl i reati ipotizzati, a vario titolo, dalla procura di Viterbo a carico di ventitré tra medici, infermieri e ausiliari in servizio a un’unità operativa dell’ospedale di Belcolle. Tutti stamane si sono visti recapitare dalla Guardia di finanza provvedimenti di conclusione indagine-avvisi di garanzia, mentre una infermiera è stata sospesa a titolo cautelare dal servizio.
A collaborare con i finanzieri la stessa direzione generale della Asl. “E’ stato un comportamento non consono per i dipendenti della pubblica amministrazione – dice la direttrice Daniela Donetti -. Siamo arrabbiati e rattristati, perché atteggiamenti del genere danneggiato tutti: a partire dai pazienti, fino ad arrivare a chi ogni giorno salva vite.
E’ un momento doloroso – ammette Donetti -. Collaborare con la procura era la cosa più corretta e utile. Abbiamo subito aperto una commissione interna di verifica per quantificare il danno. Poi lo denunceremo alla corte dei conti. Con serietà e determinazione applicheremo il decreto Madia, per tutelare l’azienda e iniziare a sospendere i dipendenti”.
La Asl è pronta a costituirsi parte civile. “Prima dell’operazione della Guardia di finanza non sapevamo nulla – spiega Donetti -, altrimenti saremmo stati noi a denunciare. Ci costituiremo parte civile, perché la pubblica amministrazione va sempre tutelata”.
Per le indagini, i finanzieri hanno installato una serie di telecamere in prossimità degli strumenti di timbratura dei cartellini magnetici, per poi incrociare i dati di rilevazione delle presenze con pedinamenti e analisi dei tabulati telefonici. Mediamente, sono state esaminate oltre mille posizioni al giorno.
Le indagini, coordinate dalla pm Paola Conti, si sono anche concentrate sugli stratagemmi ideati da alcuni dipendenti per ottenere presunte maggiorazioni dello stipendio, anche in giornate in cui erano assenti dal posto di lavoro. Dodici indagati, tra medici e infermieri, sono accusati di aver indebitamente percepito, grazie a false attestazioni, “indennità accessorie allo stipendio per prestazioni domiciliari effettuate in giorni di assenza dal lavoro, oppure gonfiate nella quantità del servizio reso, ovvero effettuate ma rendicontate anche a favore di terzi che non avevano partecipato all’intervento domiciliare, per un importo complessivo pari a 1,3 milioni di euro”. Lo scrive in una nota la Guardia di finanza.
“Gli accertamenti – sottolineano i finanzieri – sono stati eseguiti anche grazie al fattivo e costante dialogo con la direzione generale della Asl, che ha subito posto in essere ogni forma di collaborazione volta a fare piena luce sugli eventi, anche al fine di tutelare tutto il personale sanitario che svolge silenziosamente e con sacrificio il proprio lavoro nel rispetto delle regole”.
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