Viterbo – Giallo di Gradoli, Paolo Esposito assolto dall’accusa di furto di elettricità nella villetta di Cannicelle dove avrebbe commesso il duplice omicidio della compagna e della figliastra.
Le due donne sarebbero state eliminate il 30 maggio 2009, secondo l’accusa per vivere alla luce del sole la relazione clandestina con la cognata-amante, tenendo con sé la figlioletta avuta dalla relazione con la sorella.
L’elettricista 52enne di Gradoli che sta scontando una condanna definitiva all’ergastolo per il duplice omicidio e l’occultamento dei cadaveri della compagna e della figliastra Tatiane ed Elena Ceoban, è uscito indenne dal processo scaturito dalla medesima inchiesta sulla misteriosa scomparsa delle due donne.
Che l’impianto fosse anomalo i carabinieri se ne accorsero il 23 ottobre 2009, quando tornarono per la terza volta ad effettuare un sopralluogo nella villetta poco fuori Gradoli, in località Cannicelle, dove Esposito viveva con la compagna 36enne Tatiana, la figlia 14enne Elena e la figlioletta di cinque anni avuta dalla convivente, sparita cinque mesi prima, il 30 maggio 2009.
I militari, che all’epoca indagavano sulla scomparsa delle due donne, trovarono dui cavi sospetti che facevano pensare a un allaccio abusivo. Da qui la denuncia per furto di energia elettrica e il processo.
Secondo il perito nominato dal tribunale, l’ingegnere Paolo Bacchiarri, i fili “incriminati” già prima dell’arrivo al contatore sarebbero risultati “sbucciati”. Deviati verso il contatore tramite un differenziale. Ma il circuito sarebbe sembrato fatto male. “Di certo, non sofisticato come quelli appositamente creati per rubare l’energia elettrica”, come spiegato dall’avvocato Mario Rosati, storico difensore di Esposito con il collega Enrico Valentini.
Proprio Valentini era presente all’ultima udienza del processo, che si è chiuso mercoledì con l’assoluzione.
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