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Operazione "Déjà vu" di Finanza e Polstrada - I comandanti della Finanza Giosuè Colella e della Polstrada Gianluca Porroni spiegano il meccanismo dell'associazione a delinquere - Il procuratore capo Auriemma: "Un sistema sleale che oltre a far danno allo stato, danneggia gli imprenditori corretti"

“Tutto ruotava intorno a Elio Marchetti…”

di Francesca Buzzi
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Elio Marchetti

Elio Marchetti

La conferenza stampa - Il comandante della Finanza Colella, il procuratore Auriemma e il comandante della Polstrada Porroni

La conferenza stampa – Il comandante della Finanza Colella, il procuratore Auriemma e il comandante della Polstrada Porroni

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionariaGuardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Lo scopo era uno soltanto: evadere l’Iva delle auto importate dall’estero. I meccanismi per riuscirci, invece, erano molti e molto articolati. 

Multimedia: Arrestato Elio Marchetti – slide – video

Un sistema ben oliato di falsificazione di documenti, società cartiere e intestatari fittizi che ha fatto evadere un milione e mezzo di euro di Iva. Almeno novanta le auto coinvolte nel traffico, tutte provenienti dalla Germania, importate da un concessionario di Viterbo che era gestito da una struttura che fa capo all’imprenditore Elio Marchetti.

E’ il primo, e ancora temporaneo, bilancio dell’operazione “Déjà vu” coordinata dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci e messa in atto dagli uomini della guardia di finanza del comandante Giosuè Colella e i colleghi della Polstrada guidati da Gianluca Porroni.

L’accusa è di associazione a delinquere a carattere transnazionale finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco. Oltre, a vario titolo, ad alcuni falsi prodotti proprio per riuscire ad avere le “carte” per evadere.

Sei le persone coinvolte, tutte agli arresti domiciliari, tra cui il viterbese Elio Marchetti, secondo gli inquirenti apice di tutto il sistema fraudolento.

“Abbiamo prove documentali molto solide – ha detto in conferenza stampa il procuratore capo Paolo Auriemma – che ci hanno spinto ad operare i sequestri per cristallizzare la situazione. Ma questo non significa che il nostro lavoro è giunto al termine. Anzi. Penso sia corretto affermare che siamo soltanto al punto di partenza. C’è ancora da approfondire perché l’attività criminosa era estesa e ben organizzata”.

Il nome dell’operazione, “Déjà vu”, dice già molto. “Tra gli arrestati ci sono persone che hanno già processi avviati per reati dello stesso tipo – continua Auriemma -. Reati importanti, non solo perché sono contro il patrimonio dello stato, quindi di tutti, ma anche e forse soprattutto perché danneggiano l’attività degli imprenditori leali che rispettano le leggi. Inquinano il mercato e lo condizionano, a danno della collettività”.

Il guadagno illecito sulle auto importate dalla Germania veniva portato avanti, in particolare, con due distinte modalità: l’evasione dell’Iva oppure il pagamento dell’Iva agevolata anche quando la legge non lo prevedeva.

“Nel primo caso – spiega entrando nel dettaglio Giosuè Colella, comandante provinciale della guardia di finanza – si evadeva l’Iva interponendo una società cartiera tra il venditore tedesco e il compratore italiano (il concessionario auto di via Mainella che faceva capo a Elio Marchetti). L’intermediario comprava l’auto senza pagare l’Iva per poi sparire o fallire o andare in liquidazione, così a Viterbo arrivava un’auto che in teoria aveva già evaso l’Iva, ma in realtà non l’aveva fatto. E sul mercato poteva essere rivenduta all’ignaro acquirente finale, con uno sconto notevole”.

Tutto ciò avveniva per il traffico di auto nuove. Diverso era il discorso relativo all’usato.



“Il secondo caso – continua Colella – riguarda le macchine di seconda mano, che per legge non devono pagare Iva poiché l’hanno già evasa con il primo acquirente. In sostanza alcune auto venivano fatte risultare nuove quando invece nuove non erano. In questo modo per la Germania avrebbero dovuto pagare l’Iva una volta giunte in Italia, mentre in Italia veniva fatto credere che l’avessero già saldata in terra tedesca”.

Per far sì che tutto funzionasse c’era bisogno delle cosiddette società cartiere e di soggetti che emettessero al bisogno documenti falsi.



“Un traffico complesso che ruotava tutto intorno ad Elio Marchetti. La gestione principale ce l’aveva in mano la sua società viterbese – aggiunge il comandante della Polstrada Gianluca Porroni -, ma poi intervenivano altre ditte inesistenti o comunque fittizie tra cui quella con sede in provincia di Latina. Inoltre, nel foggiano, c’era chi si occupava di fare da tramite, attraverso dichiarazioni false, con l’Agenzia delle Entrate e con la Motorizzazione”.

Secondo gli inquirenti nove erano le società che a vario titolo partecipavano al traffico, novanta le auto comprate e rivendute senza pagare l’Iva, un milione e mezzo di euro il “bottino” finora accertato di Iva evasa in pochi mesi.

Francesca Buzzi


Gli arrestati ai domiciliari dell’operazione Déjà vu

Elio Marchetti

Domenico Sordo

Giuseppe De Lucia

Carla Corbucci

Emilia Tiveddu

Simone Girolami


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 maggio, 2017

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