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Viterbo - Operazione Déjà vu - L'imprenditore può ancora sperare nella cassazione - Se arriverà la conferma in terzo grado il natante di 12 metri, auto, moto, immobili e quote societarie saranno devoluti allo stato
Viterbo – Supercar dalla Germania col trucco per eludere il fisco, può ancora ricorrere in cassazione contro la maxi confisca di beni per otto milioni di euro confermata in secondo grado l’imprenditore viterbese Elio Marchetti, 49 anni, definito dagli inquirenti “soggetto fiscalmente e socialmente pericoloso”.
È l’ultimo atto dell’operazione Déjà vu del 3 maggio 2017, quando Marchetti e altre cinque persone sono stati arrestati da polizia stradale e guardia di finanza per avere organizzato, secondo l’accusa in associazione, un sodalizio criminoso dedito stabilmente all’importazione e alla commercializzazione di automobili d’importazione in evasione d’imposta, che ha permesso di omettere il versamento a favore delle casse dell’erario Iva dovuta pari a 5 milioni e 400mila euro nonché un milione e mezzo di Ires.
L’ultimo dei due processi penali a carico di Marchetti e dei presunti complici si è concluso lo scorso 18 maggio con la condanna dell’imprenditore a tre mesi e 25 giorni in continuazione con la precedente, per un totale di due anni e otto mesi di reclusione, tolto il pre sofferto, convertiti in 1780 ore di lavori di pubblica utilità, presso il banco alimentare Ara Pacis Onlus di Viterbo.
L’imprenditore Elio Marchetti
Il decreto emesso dalla corte di appello di Roma è stato notificato a Marchetti dalla guardia di finanza, dando così attuazione alla confisca di secondo grado di beni, disponibilità finanziarie e quote societarie del valore di oltre 8 milioni di euro, a conferma di quanto precedentemente disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, su richiesta della procura della repubblica di Viterbo.
Sarebbero 138 le supercar importate dalla Germania eludendo la normativa anti truffe carosello e eludendo il fisco. Una sorta di “sequel” dell’operazione Red Zoll del 2014, secondo la procura, nella convinzione che Marchetti avesse ripreso lo stesso gioco con società diverse.
I beni confiscati, attualmente affidati ad un amministratore giudiziario onde consentire la regolare prosecuzione delle attività commerciali – sempre che la confisca di secondo grado venga confermata dalla corte di cassazione – saranno devoluti allo stato. Ovvero all’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), prevedendone l’assunzione diretta e l’individuazione di idoneo soggetto destinatario per il migliore utilizzo al fine di produrre un positivo ritorno per la collettività.
Tra i beni oggetto di confisca rientrano numerosi immobili e autovetture, un’imbarcazione (un natante di circa 10-12 metri, ormeggiato all’Argentario, del valore di circa 400mila euro), quote di società (commercio di veicoli, commercio di motocicli, attività immobiliari), il tutto riconducibile all’imprenditore, ma, sotto il profilo prettamente giuridico, secondo l’accusa, fittiziamente intestato a distinte società di capitali.
Si parla di “lunga storia criminale”, di “evasione fiscale pluriennale e colossale”, di “pericolosità sociale e fiscale, storica, concreta ed attuale”, di “dimostrata incoerenza dei modesti redditi dichiarati”, di “concorrenza sleale”.
“L’indebito risparmio fiscale – viene sottolineato nella nota della guardia di finanza – veniva ‘investito’ collocando i beni sul mercato a prezzi estremamente vantaggiosi, a discapito delle imprese concorrenti operanti nel pieno rispetto della normativa fiscale, con estremo nocumento alle regole poste a tutela della concorrenza e del mercato”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.