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Tribunale - Sta male un difensore e manca l'interprete cingalese, udienza rinviata - Deluse le associazioni a difesa dei cani

Cuccioli affogati e buttati tra l’immondizia al canile, delusione animalista

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Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Delusione animalista. L’udienza di ieri del processo alla coppia di gestori del presunto canile lager di Viterbo in cui le femmine non sarebbero state sterilizzate e i cuccioli annegati e gettati nell’immondizia è saltata.

Il difensore stava a letto con la febbre oltre 38 e per giunta non si è presentato alcun traduttore di lingua cingalese, come chiesto dal giudice Giacomo Autizi per capire bene le accuse mosse dai supertestimoni, due dipendenti del canile originari dello Sri Lanka, che avrebbero anche scattato le foto e girato il video delle presunte sevizie. 

In aula c’era in compenso una piccola, ma sentita, rappresentanza delle associazioni animaliste, per i quali, nonostante lo stop di due mesi alla prescrizione, il rinvio a settembre è stato fonte di palese delusione. 

I fatti risalirebbero al 2012. I cingalesi non avrebbero più voluto essere costretti a uccidere i cuccioli nati nel canile perché buddisti, per questo si sarebbero licenziati e avrebbero chiamato gli animalisti.

“Abbiamo pensato che un giorno qualcuno lo avrebbe potuto fare a noi e ai nostri figli”, ha spiegato uno di loro in un italiano incerto la scorsa udienza, tanto che il giudice Giacomo Autizi, “data la rilevanza della testimonianza”, lo ha invitato a tornare a giugno per risentirlo con l’aiuto di un’interprete.

I due cingalesi confidarono quello che succedeva nel canile alle tre volontarie animaliste Nunzia Casini, Rita Storri e Paola Vicidomini, che a loro volta si rivolsero alla Federfida di Roma, presente in aula con la presidentessa Loredana Pronio e l’assistente Stefania Pierleoni.

Sono state loro ad andare in procura, consegnando un video dei presunti abusi. “Si vede una cagna meticcia che cerca di scappare verso una tinozza da dove provengono dei guaiti strazianti. Ci sono i suoi cuccioli che stanno affogando, tenti giù da una bacinella piena d’acqua che fa da tappo”. Il video l’hanno girato di nascosto col telefonino i dipendenti cingalesi. 

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero ucciso deliberatamente e crudelmente tra i 1200 e i 1400 cuccioli, calcolati sulla base della mancata sterilizzazione delle femmine, che solitamente prolificano due volte all’anno. I cuccioli sarebbero stati sistematicamente affogati in dei grossi secchi pieni d’acqua. Le carcasse sarebbero poi state messe in sacchi di plastica di uso condominiale e gettate nei cassonetti dei rifiuti urbani. Stesse modalità per le deiezioni. Ai cani inoltre sarebbe stati somministrati cibi scaduti destinati all’alimentazione umana.



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20 giugno, 2017

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