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Gestori di canile a processo - Gli addetti cingalesi della struttura confermano le accuse

“Abbiamo un video dei cuccioli affogati in un secchio pieno d’acqua”

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Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – Cuccioli affogati e gettati nell’immondizia in un canile

Viterbo – “Abbiamo girato un video in cui si vede infilare i cuccioli in un secchio pieno d’acqua, che all’inizio cercano di nuotare, poi vengono spinti sotto e muoiono”. E’ ripreso ieri con il seguito della testimonianza dei due addetti cingalesi che hanno avvisato gli animalisti il processo alla coppia di gestori, marito e moglie, del presunto canile lager sulla Cassia Sud dove tra il 2009 e il 2011 sarebbero stati uccisi crudelmente tra i 1200 e i 1400 cuccioli.

“Ci dicevano di ammazzare i cuccioli, ma siamo buddisti e la nostra religione ce lo impedisce”, hanno ribadito i cingalesi, che hanno confermato, alla presenza di un interprete simultaneo, quanto già detto durante una precedente udienza interrotta proprio per le difficoltà linguistiche.

I cuccioli, nati in un canile che ospita mediamente sui 300 animali, sarebbero stati sistematicamente affogati in dei grossi secchi pieni d’acqua. Le carcasse sarebbero poi state messe in sacchi di plastica di uso condominiale e gettate nei cassonetti dei rifiuti urbani. 

Nessuna barbara uccisione per la difesa. I cuccioli ci sarebbero stati, eccome. Al punto da suscitare l’interesse dell’associazione Mare, Movimento antitraffico randagi in Europa, secondo cui il canile sarebbe stato perfino preso di mira dai trafficanti internazionali di cani. 

“La struttura era tra quelle prese di mira dai trafficanti. Fingono di adottare dei cuccioli – ha spiegato in aula l’animalista ternana Sonia Desideri – poi li portano all’estero e se ne perdono le tracce. Purtroppo in diversi paesi è possibile vendere animali a scopo di sperimentazione o per pratiche da noi illegali, come la concia delle pelli. Ci sono associazioni in Italia che incassano fra i 300 e i 400 euro, dai Comuni, per ogni bestiola che esce dal canile”. 

“Il problema a monte, per il canile, era che i cani inviati dalla Asl non erano sterilizzati – ha detto ancora la Desideri – i gestori hanno fatto tantissime sterilizzazioni a proprie spese.  Ma se le cagne erano incinte, per cui non si poteva, inviavano fax ai Comuni per comunicare che li avrebbero tenuti e poi li davano in adozione”.

I proprietari, che da sempre ospitano randagi per conto di vari comuni, sono accusati di maltrattamento, uccisione e smaltimento illecito di animali. Per la difesa sarebbe stata una vendetta dei cingalesi, licenziati in seguito a dei controlli effettuati da un investigatore privato, ingaggiato dai proprietari tra il 2011 e il 2012 in seguito a delle minacce. “Con l’occasione – ha detto l’investigatore, citato come teste – ho scoperto che i cingalesi facevano continue assenze perché, in orario di lavoro, andavano a fare i giardinieri in una villa di viale Trieste”.

Per la difesa ha parlato anche un ex funzionario di banca, allevatore di boxer e bassotti, che avrebbe fatto allattare i suoi cuccioli dalle femmine con latte del canile. “Non era loro interesse ammazzare i cuccioli, anche perché il mantenimento era a carico dei comuni, proprietari delle fattrici. Le femmine spesso arrivavano già incinte, perché la Asl non ce la fa a sterilizzare tutti i cani. A volte, invece, succedeva che femmine intere finissero coi maschi, perché non si possono tenere i maschi solo coi maschi, in quanto si ucciderebbero”.

Silvana Cortignani


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22 settembre, 2017

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