Viterbo – Giovane massacrato in via Valle Piatta, per gli indagati provvedimenti anche dal questore. Sono stati raggiunti da un avviso orale, a firma di Lorenzo Suraci, dopo il pestaggio dello studente di venticinque anni nel centro storico di Viterbo.
Con l’avviso orale il questore ha invitato gli indagati a cambiare condotta e, qualora questa ingiunzione a mutare vita non dovesse essere recepita, potrebbe chiedere l’applicazione di misure di prevenzione, come la sorveglianza speciale.
Per il massacro, uno contro nove, di via Valle Piatta sono ai domiciliari, dal 15 giugno, Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini. Hanno tra i 19 e i 26 anni, e sono accusati di lesioni gravissime in concorso. Due, invece, gli indagati a piede libero.
Il pestaggio alle 2,41 del 25 febbraio, sabato di Carnevale. E’ l’epilogo, feroce e violento, di una rissa che sarebbe esplosa all’esterno di un locale di via del Ganfione, dove il branco avrebbe tentato di entrare. Erano in corso tre feste di laurea. Party privati, a cui al gruppo sarebbe stato negato l’accesso. Nella rissa una ragazza, che sarebbe arrivata con i presunti aggressori, avrebbe sferrato un cazzotto contro una delle festeggiate. Non ha partecipato al pestaggio, ma quel pugno le è costato una denuncia, dopo essere stata querelata dalla sua vittima.
Poi il massacro dello studente in via Valle Piatta. Viene atterrato con ginocchiate, cinghiate, calci e cazzotti a testa, addome, schiena e gambe. Esanime e in un lago di sangue, viene colpito sulle scapole anche con il tergicristallo di un’auto, brandito come una spranga. Un pestaggio durato sessanta, interminabili, secondi. Per la vittima trenta giorni di prognosi, poi saliti a cinquanta. Le sue ferite non riuscivano a guarire. Naso rotto, trauma cranico e centinaia di lividi su tutto il corpo, soprattutto sul volto.
Il video del pestaggio
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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