Viterbo – Pietro Nocchi contro Paolo Equitani.
I contendenti alla carica di presidente della provincia sono ufficialmente due. Da una parte il sindaco di Capranica, sostenuto da Pd e Moderati e Riformisti e dall’altra il suo collega di Bolsena, con la lista Centrodestra unito e civici.
Ma le prossime elezioni provinciali per alcune ore hanno seriamente rischiato d’essere una corsa solitaria per Nocchi. Con Equitani che ha ritirato la sua disponibilità. Tutta colpa dei veti incrociati nella formazione della lista a suo sostegno. Gli intrecci a volte possono essere parecchio intrecciati.
Se in una certa zona si sceglie un candidato, altri si possono sfilare. Intuendo d’avere poche possibilità di farcela.
È servita tutta la domenica per venirne a capo. Attorno all’una di notte, intesa raggiunta e ieri mattina, in fretta e furia, espletate tutte le formalità. Alle 11,50, a meno dieci minuti dalla scadenza dei termini, lista consegnata a palazzo Gentili.
Tra poco più di due settimane, l’esito delle urne. Votano consiglieri e sindaci della Tuscia. Considerando l’orientamento politico di ogni singola amministrazione, il centrosinistra è in vantaggio. Anche se i conti si fanno alla fine. Con le schede.
Non si tratta di una votazione dove, come piace al Movimento 5 stelle, uno vale uno. Ciascun elettore ha un peso diverso, in proporzione alla grandezza del comune d’appartenenza. È il voto ponderato.
In altri termini, per fare un Gianmaria Santucci o un qualsiasi altro consigliere comunale di Viterbo, ma anche di Tarquinia, Civita Castellana o Montefiascone, occorrono diversi loro colleghi d’altri centri più piccoli.
Con le ultime elezioni comunali, gli equilibri si sono un po’ spostati a favore del centrodestra.
Sempre sulla carta. Con Tarquinia, ad esempio, che è passata di mano. Ma pure il capoluogo. Viva Viterbo all’opposizione, probabilmente porterà due voti che pesano (si dice) in zona Fratelli d’Italia.
Nella composizione delle liste, grande attenzione ai sindaci.
Il Pd ne ha piazzati cinque su dodici candidati: Gianluca Angelelli (Civita Castellana), Giuseppe Mottura (Civitella D’Agliano), Lina Novelli (Canino) ed Elena Tomei (Blera).
Pure il centrodestra ne schiera diversi, quattro su dieci. Massimo Bambini (San Lorenzo Nuovo), Guido Cianti (Sutri), Pietro Mencarini (Tarquinia) e Alessandro Romoli (Bassano in Teverina). Quest’ultimo, a lungo tra i papabili alla presidenza.
Uno, infine, con Moderati e Riformisti. Il sindaco di Montefiascone, Massimo Paolini.
Due, tanto nel Pd quanto nel centrodestra, i consiglieri del comune capoluogo. Oltre all’uscente Aldo Fabbrini, i Democratici schierano Francesco Serra. Sul fronte opposto, Gianluca Grancini (FdI) e l’altro uscente, Elpidio Micci, attualmente nel gruppo misto a palazzo dei Priori.
Il terzo uscente riconfermato è nei Moderati e Riformisti, Livio Treta.
Oggi è in programma l’ultimo consiglio provinciale prima del rinnovo. Seduta di commiato per Luciano Cimarello, Mario Quintarelli (Pd), Mauro Giovanale, Mario Scarnati (Moderati e Riformisti), Alberto Cataldi (FdI), Sandrino Aquilani (Le Ali della Libertà). Uscenti e non ricandidati. Tranne chi, come Alberto Cataldi, non essendo consigliere non è candidabile.
Per i loro colleghi che si ripresentano, invece, se sia l’ultima per questa legislatura o in assoluto, occorrerà attendere l’esito del voto.
Perché gli aspiranti consiglieri sono trentaquattro, ma i posti a disposizione sono solo dodici.
Giuseppe Ferlicca
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