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Canino - I presunti complici della vittima sono accusati di scavi clandestini e possesso di reperti archeologici - La tragedia è avvenuta a Vulci

Tombarolo muore sepolto da frana, a processo gli altri sette della squadra

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Vulci

Vulci- La tragedia non lontano dalla famosa area archeologica 

Canino – Tombarolo muore sepolto da una valanga di terra mentre scava un’antica tomba etrusca a caccia di tesori. Una tragedia sfociata in un processo entrato nel vivo ieri davanti al giudice Giacomo Autizi. Imputati i sette presunti complici della vittima, tra i quali un altro tombarolo miracolosamente sopravvissuto, anche lui intrappolato nella frana, ma rimasto con la testa fuori.

Denunciati dai carabinieri della compagnia di Tuscania, sono accusati di scavi clandestini e possesso di reperti archeologici. La tragedia avvenne verso le 22,30 del 4 gennaio 2013, in località Cannellocchio, nei pressi di Vulci, dove nell’Ottocento andò in cerca di tombe anche Luciano Bonaparte.

“Fu una tragedia tremenda, tanto che i carabinieri della locale stazione chiesero, capendo immediatamente la gravità di quanto stava accadendo, chiesero subito l’intervento dei vigili del fuoco, del 118 e ulteriori rinforzi”, ha raccontato uno dei carabinieri del nucleo per la tutela dei beni culturali di Roma, intervenuti anche loro in quelle ore concitate sul posto.

“Con la ruspa avevano scavato una voragine di 4 metri per 4, profonda quattro metri. La ruspa poi era rimasta sul ciglio, mentre in due si calavano all’interno, nel buio e nel freddo della notte invernale, e gli altri stavano fuori. A un certo punto è franato tutto e le vittime sono rimaste sepolte, quello che era più giù è morto soffocato dalla terra, l’altro è sopravvissuto per miracolo”, hanno detto i testimoni dell’arma.

Chiamati i soccorsi, i componenti della squadra di tombaroli rimasti in superficie cercarono di nascondere il trattore: “Hanno provato ad occultarlo nella vegetazione”. 

Per recuperare la vittima, Alberto Sorbera, un 55enne di Montalto di Castro, sposato e padre di due figli, i vigili del fuoco scavarono per ore, prima a mani nude e poi, capito che non c’era più nulla da fare, con una pala meccanica. Il corpo fu ritrovato a circa 3 metri di profondità, sepolto sotto oltre mezzo metro di terra.

Un altro tombarolo della squadra scampò miracolosamente alla disgrazia. Fu trovato dai soccorritori con l’intero corpo intrappolato nella frana, ad eccezione della testa. Portato in ospedale in stato di choc, se la cavò con qualche lesione. Anche lui è a processo. A dare l’allarme furono gli altri.

Tutti di Canino, tra i 25 e i 48 anni, erano intenti a scavare tra gli oliveti di un terreno privato, ad un paio di chilometri dalla cartiera. Dopo aver trovato il dromos, l’ingresso del tumulo, erano quasi arrivati alla camera funeraria scavando con pale e picconi. Un sepolcro profondo circa quattro metri. Alla sbarra anche i proprietari del terreno. L’area fu posta sotto sequestro dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale. 

Silvana Cortignani


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24 ottobre, 2017

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