Viterbo – (sil.co.) – Vittime dei tempi biblici della giustizia, una lunga serie di episodi violenti, tra pestaggi in discoteca e auto incendiate, messi a segno nel Viterbese tra il 2008 e il 2009. Stavolta ci si è messa pure l’influenza.
A distanza di un decennio, il maxiprocesso scaturito dall’operazione Toro Loco langue, in attesa della prescrizione.
Due le parti civili, da anni in attesa di giustizia. Sono due giovani che nel lontano 2009 furono riempiti di botte. Uno riportando lesioni per oltre 40 giorni di prognosi, l’indebolimento perpetuo della vista e uno sfregio permanente sul volto.
L’altra settimana, a causa dell’influenza che ha colpito uno dei tre giudici, si è consumato l’ennesimo rinvio. A saltare è stata l’udienza collegiale straordinaria fissata apposta per fare ordine nei capi d’imputazione, due terzi dei quali avrebbero dovuto essere stati depennati già la scorsa estate, passando da 35 a undici. Ventiquattro gli imputati, che sarebbero dovuti scendere di una decina entro luglio.
Lo scorso 31 marzo, il pm Massimiliano Siddi aveva chiesto la riqualificazione del reato da lesioni a lesioni aggravate, ottenendo così il prolungamento a ottobre dei termini di prescrizione e una speranza in più per le vittime. Ma il mese di ottobre è passato da un pezzo e, giunti a fine gennaio, il processo ha subito un ulteriore rinvio, fra due mesi, al 27 marzo 2018.
Nel lontano 2009, l’operazione Toro Loco portò all’arresto per associazione per delinquere dei fratelli sardi Salvatore, Gavino, Giovanni e Giuseppe Medde allargandosi a una trentina di indagati, tra cui alcuni buttafuori, presunti appartenenti a un unico sodalizio criminale.
Fu l’esito di un complesso lavoro d’indagine su una lunga serie di episodi violenti nel Viterbese, tra pestaggi in discoteca e auto incendiate, tra il 2008 e il 2009.
Oltre che ai fratelli Medde, l’associazione per delinquere fu contestata anche a un gruppo di buttafuori, accusati di violenze sui frequentatori dei locali in cui svolgevano il servizio di sicurezza.
Già in sede di udienza preliminare, a marzo 2016, in quattro sono stati prosciolti per prescrizione, che ha fatto anche strage di accuse. Il gup, all’epoca, ha depennato una decina di capi di imputazione troppo vecchi e, quindi, fuori tempo massimo.
A processo, il fascicolo “Toro loco” è arrivato quindi già sfoltito. Meno accuse, meno accusati e senza più grande accusatore Ivan Massari, che ha patteggiato un anno e dieci mesi e 2200 euro di multa. L’indagine partì proprio dall’aggressione che Massari subì a Castel Sant’Elia nel 2009.
Gavino Medde – già condannato nell’inchiesta “Mamuthones” insieme ai suoi fratelli – gli sparò con un fucile a pallini. A quel punto, Massari cominciò a collaborare con la procura che, sulle sue rivelazioni, aprì più filoni d’inchiesta, iscrivendo anche Massari nel registro degli indagati.
Lo scenario merso è quello di un gruppo compatto di intermediari e recuperatori di crediti con metodi violenti. Dalle botte alle minacce di morte, fino alle macchine e porte di casa bruciate. “Regolatori di conti”, per la procura, chiamati per far ritirare denunce o estorcere denaro. Sempre con mezzi intimidatori, secondo il sostituto procuratore Massimiliano Siddi.
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