Viterbo – (sil.co.) – Processo “Toro loco”, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere gli otto imputati rimasti nel processo scaturito dalla maxinchiesta della procura su una lunga serie di episodi violenti nel Viterbese – tra pestaggi in discoteca e auto incendiate – avvenuti tra il 2008 e il 2009.
Sono accusati, a vario titolo, di estorsione, sequestro di persona e associazione per delinquere. Tra loro i fratelli Gavino e Salvatore Medde, gli allevatori d’origine sarda da oltre venti anni residenti nel Viterbese, e diversi buttafuori.
Ventiquattro gli imputati iniziali, due le parti civili. Trentacinque i capi d’imputazione, soltanto cinque dei quali rimasti in piedi, mentre gli altri trenta sono stati falcidiati dalla prescrizione.
Ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone avrebbero dovuto essere interrogati gli imputati, che però hanno rinunciato all’esame che avrebbe consentito loro di fornire al tribunale la propria versione di fatti accaduti dieci anni fa.
I buttafuori, secondo l’accusa, avrebbero imposto la loro “assunzione” con le buone o con le cattive ai gestori dei locali. Ma ieri ha negato l’ultimo testimone dell’accusa, gestore assieme a un socio, ai tempi dell’inchiesta, di una discoteca di Attigliano. In una intercettazione, uno degli imputati sembrerebbe minacciarlo per piazzare alcuni dei suoi uomini nel locale.
“Non erano minacce, è il suo modo di fare. Era arrabbiato perché avevamo affidato a un’altra ditta il piazzale del parcheggio della discoteca, ma era solo perché la sua ditta non aveva i requisiti e col mio socio avevamo deciso di fare lavorare tutti, due agenzie di Viterbo e due di Roma. Gliel’ho spiegato e ha capito”, ha detto il teste, interrogato dalla pm Eliana Dolce.
Per chiudere l’istruttoria mancano i testimoni della difesa, che saranno sentiti il prossimo 20 maggio. Forse prima dell’estate si arriverà a una sentenza di primo grado. Per quel che resta della maxinchiesta.
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