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Tribunale - Processo "Toro loco" - Tra loro diversi buttafuori - Erano accusati, a vario titolo, di estorsione, sequestro di persona e associazione per delinquere

Pestaggi in discoteca e auto bruciate, assolti dopo 13 anni gli ultimi otto imputati

di Silvana Cortignani
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Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Viterbo – (sil.co.) – Operazione “Toro loco”, sono stati assolti con la formula “perché il fatto non sussiste” gli otto imputati rimasti nel processo scaturito dalla maxinchiesta della procura su una lunga serie di episodi violenti nel Viterbese – tra pestaggi in discoteca e auto incendiate – avvenuti tra il 2008 e il 2009. 

A distanza di tredici anni, il processo si è chiuso nel tardissimo pomeriggio di mercoledì 18 maggio davanti al collegio del tribunale di Viterbo. Tra i difensori, fin dalla prima ora, gli avvocati Marco Russo e Giuliano Migliorati.

Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di estorsione, sequestro di persona e associazione per delinquere, dalla quale anche sono stati assolti con formula piena.

Tra loro c’erano tuttora Gavino e Salvatore Medde, due dei fratelli d’origine sarda da oltre venti anni residenti nel Viterbese, e diversi buttafuori.

Ventiquattro gli imputati iniziali, due le parti civili. Trentacinque i capi d’imputazione, soltanto cinque dei quali rimasti in piedi, mentre gli altri trenta sono stati falcidiati nel corso degli anni dalla prescrizione.


Caduta l’ipotesi di unico sodalizio criminale

Nel lontano ottobre 2009, l’operazione Toro Loco portò all’arresto per associazione per delinquere dei fratelli Salvatore, Gavino, Giovanni e Giuseppe Medde allargandosi a una trentina di indagati, tra cui alcuni buttafuori, presunti appartenenti a un unico sodalizio criminale. 


Indagini da una sparatoria 

Al processo, il fascicolo “Toro loco” è arrivato sfoltito. Meno accuse, meno accusati e senza più grande accusatore, uno spacciatore romano di medio cabotaggio, a sua volta imputato, che ha patteggiato un anno e dieci mesi e 2200 euro di multa. L’indagine partì da un’aggressione a Castel Sant’Elia nel 2009, quando gli spararono con un fucile a pallini e cominciò a collaborare con la procura che, sulle sue rivelazioni, aprì più filoni d’inchiesta, iscrivendo anche lui nel registro degli indagati. 


Seminfermo di mente il grande accusatore

Sottoposto a perizia psichiatrica dal professor Giovan Battista Traverso, è stato giudicato affetto da un vizio parziale di mente, socialmente pericoloso e imputabile. Poi ricoverato in Rems. Già il tribunale del Riesame non lo ritenne attendibile, liberando tutti a una settimana dal blitz. In pratica, non era completamente in sé al momento della collaborazione con gli inquirenti.


“Nessuna minaccia per assumere buttafuori”

I buttafuori, secondo l’accusa, avrebbero imposto la loro “assunzione” con le buone o con le cattive ai gestori dei locali. Ma all’udienza del 20 novembre 2019 ha negato l’ultimo testimone dell’accusa, gestore assieme a un socio, ai tempi dell’inchiesta, di una discoteca di Attigliano. 


L’organizzatore di eventi e il pacchetto “tutto compreso”

Non avrebbe mai ricevuto pressioni per assoldare i soliti buttafuori, invece, un noto disc-jockey viterbese, organizzatore di eventi come il veglione di martedì grasso e lo School Party della vigilia di Natale nella stessa discoteca, all’epoca molto in voga, di via della Pila. “Io affittavo il locale dal proprietario per le mie serate ‘all inclusive’, era un pacchetto tutto compreso, compresa la sicurezza. Conoscevo i buttafuori, ma con loro non ho mai avuto alcun problema”, ha spiegato in aula il Dj il 17 aprile 2019.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 maggio, 2022

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