Viterbo – Entrata da donna nel mondo del giornalismo maschile, ne ha sconvolto i canoni, inventandosi un suo modo di fare inchiesta. Si chiamava Elizabeth Cochran, si firmava Nellie Bly.
“Una giovane ventenne che si è affermata nella storia del giornalismo per non aver accettato il ruolo marginale cui le donne erano relegate negli Stati Uniti dell’Ottocento”, spiega Nicola Attadio. Lo scrittore ripercorre i momenti principali della vita di una giovane che, in un momento storico in cui la società imponeva alle donne di stare in disparte, era pienamente consapevole di avere un talento e desiderava metterlo a frutto per migliorare il mondo. Ieri sera, nel cortile interno del Teatro Caffeina, Attadio ha presentato il suo libro dal titolo “Dove nasce il Vento”. E’ Questo uno spaccato significativo della storia del giornalismo mondiale e una anticipazione di quell’evento che sarà l’emancipazione femminile e l’affermazione della donna nella società.
“Nelly lesse un articolo in cui era scritto che è mostruoso che le donne lavorino – racconta Nicola Attadio al suo pubblico -. Calamandrei sosteneva che la cerniera dell’esistenza umana è quando, nella vita di ognuno di noi, accade qualcosa che sconvolge per sempre il corso degli eventi, rivoluzionandoci l’esistenza”. Nicola Attadio vede uno di questi eventi casuali e significativi nel momento preciso in cui Elizabeth Cochran lesse questo articolo. Questa lettura spinse la giovane a scrivere una lettera di risposta, aggressiva e appassionata, a John Cockerill allora direttore del quotidiano statunitense New York World. Al termine della sua lettera di protesta Elizabeth si firmò “La povera orfanella”, suscitando così l’interesse di Cockerill che volle incontrarla. La vita della giovane statunitense cambierà per sempre. Sarà assunta come giornalista e girerà il mondo mischiandosi tra la gente.
Nicola Attadio spiega come questo episodio abbia rivoluzionato non solo la vita di Elizabeth Cochran, ma anche quella del giornalismo mondiale che poté avvalersi del talento di un’intraprendente giornalista d’inchiesta. Elizabeth, o in arte Nellie, sarà di fatto l’ideatrice di un rivoluzionario modello del giornalismo investigativo.
“Elizabeth amava mischiarsi tra la gente comune, confondersi tra essa per interrogare, indagare e prendere appunti. Per Elizabeth la strategia dell’inganno era il modo migliore di giungere alla verità – spiega Attadio -. Elizabeth era convinta che, nascondendo la sua identità di giornalista, potesse riuscire meglio nella missione di indagare la realtà così come era. Confondersi con il mondo reale per divenirne un tutt’uno”.
In questo modo Elizabeth Cochran entrerà per dieci giorni all’interno di Blackwell Island, manicomio femminile di New York. Vi entrerà sotto copertura, come fosse essa stessa una malata di mente. Si confonderà tra le pazienti per scoprire la verità in merito alla condizione della donna negli Stati Uniti dell’Ottocento. L’analisi di Attadio prosegue soffermandosi sulle conquiste innovative del metodo giornalistico e investigativo della giovane: “Elizabeth si rese conto che molte delle ricoverate non erano pazze. La maggioranza di loro erano solo donne emigrate che non parlavano bene la lingua inglese, oppure mogli ripudiate dai mariti e fatte incarcerare nel manicomio per essere tolte di mezzo”.
Questa era la realtà. Quella stessa realtà che diventerà un’indagine investigativa e sconvolgerà la politica locale creando un caso d’inchiesta a livello mondiale. Un caso mondiale che ebbe come protagonista indiscussa la tenacia di una donna. Il talento di una promettente giornalista. La riflessione di Attadio si ricollega poi a quella che era l’intima convinzione di Elizabeth Cochran e che lo scrittore mette chiaramente in luce nel suo lavoro: “Il giornalismo serve a qualcosa solo quando si fa denuncia. Quando denuncia per aiutare a migliorare il mondo. Quando interviene a mettere a posto una realtà che non funziona come dovrebbe”.
Alessandro Gatti
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