Viterbo – Il sentimento della Sardegna nei cuori di piazza San Lorenzo. È il Sentidu. La tradizione più profonda di una terra affascinante che ha saputo conservare i suoi tratti selvaggi attraverso riti emozionanti. Sono i Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada. Per la prima volta a Viterbo, grazie a Caffeina, è stato possibile assistere a una serata unica. Vederli con addosso le pelli di pecora nera, le maschere in legno nero e bianco e i campanacci è stato come immergersi nelle atmosfere di una terra ricca di storia. Come se un pezzo di Sardegna si fosse, per qualche ora, trasferito nel capoluogo.
Multimedia: Fotogallery di Elisa Cappelli: Serata Sarda – video
Hanno sfilato in mezzo al pubblico. In lontananza si sentivano i campanacci… ed è piano piano che il gruppo fatto la sua comparsa.
Prima sono entrati gli Issohardes vestiti con calzoni bianchi e casacca rossa. Bianche erano anche le maschere in faccia. In mano, invece, le corde, gettate come un lazo sulla folla, in segno di buon auspicio. Dietro di loro, su due file, i Mamuthones – con la maschera in legno nero – una diversa dall’altra – che con movimenti coordinati e a scatti facevano suonare i campanacci che portavano sulle spalle. Hanno attraversato la piazza. Uno spettacolo indescrivibile.
In sottofondo la musica dei Cordas et cannas, gruppo che quest’anno festeggia i 40 anni di attività. Sono Bruno Piccinnu, Francesco Pilu, Alain Pattitoni, Gianluca Dessì, Lorenzo Sabattini e Sandro Piccinnu.
“La gente cichiede di esibirci in piazza per condividere con noi le emozioni della nostra terra”, ha detto la voce del gruppo Piccinnu.
È proprio con la loro musica sono iniziati i balli con la gente che si è riversata sotto il palco a danzare. Impossibile smettere. Impensabile non scendere in pista.
Il gruppo vanta collaborazioni con musicisti di vario genere da Paolo Fresu ad Antonello Salis e altri.
“La nostra musica – ha continuato Piccinnu – parte dalla tradizioni culturali e musicali della Sardegna con l’utilizzo diretti di vari strumenti come le launeddas. Il tutto in forma moderna. Una musica a 360 gradi”.
Il nome del gruppo si riferisce alle corde e alla canne e cioè gli oggetti musicali, con la congiunzione latina et per distinguerli dai cognomi.
I canti sono solo ed esclusivamente in lingue sarde, sia in logudurese, che è il sardo centrale, e in nuorese che appartiene al nord.
Una serata che ha lasciato senza fiato. L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’associazione Sardegna in Tuscia.
A fine serata, il gruppo si è trasferito al Labirinto, gestito da Giovanni Uselli, sardo doc, per la cena con prelibatezze isolane.
Paola Piedomenico
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