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Caffeina - Zahi Hawass, il più grande archeologo ed egittologo al mondo, non senza ironia e arguzia racconta una vita piena di scoperte e consiglia: "Andate a visitare la mostra su Tutankhamon..."

“Solo io parlo con i faraoni…”

di Valeria Conticiani
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Caffeina - L'egittologo e archeologo Zahi Hawass

Caffeina – L’egittologo e archeologo Zahi Hawass

Caffeina - L'egittologo e archeologo Zahi Hawass

Caffeina – L’egittologo e archeologo Zahi Hawass

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Caffeina – L’egittologo e archeologo Zahi Hawass

Caffeina - L'egittologo e archeologo Zahi Hawass

Caffeina – L’egittologo e archeologo Zahi Hawass

Viterbo –  Non è che sono stati gli alieni a costruire le piramidi d’Egitto? Questa la battuta più ricorrente rivolta a Zhai Hawass. Il più grande egittologo del mondo. E lui, abbastanza divertito, ha risposto raccontando alcuni particolari.

Fotogallery: L’egittologo Zahi Hawass – video

“Le piramidi d’Egitto no, non sono state costruite dagli alieni – ha spiegato Hawass – ma neanche da schiavi. A costruire le piramidi egiziane sono stati gli egiziani. Erano sicuramente i più poveri. Si nutrivano di pesce salato ed essiccato. Ma non erano schiavi. Diecimila operai hanno partecipato alla costruzione delle piramidi egiziane. E io ho avuto il piacere di trovare anche le tombe del capo costruttore”. Poi il grande studioso ha aggiunto “Il più antico papiro mai scoperto in Egitto, è stato trovato sul monte Sinai. E lì c’è riportato il nome del capomastro delle piramidi. Si chiamava Merer. E fu colui che fece traversare il Nilo agli enormi pezzi di pietra con cui sono state costruite le piramidi d’Egitto”.

Un ingresso trionfante. Da vero Vip. Come una star del cinema. Così Zahi Hawass, introdotto dall’Ambasciata italiana in Egitto, tra gli applausi scroscianti di una platea straripante, è apparso sul palco di Caffeina. Nella splendida cornice del cortile di Palazzo dei priori. Fin dalle prime battute ha tenuto a sottolineare il suo profondo amore per l’Italia. E la sua grande gratitudine verso il governo italiano che, tra i pochi al mondo, ha saputo manifestare a lui e all’intero Egitto, un grande rispetto per il patrimonio archeologico dei reperti egiziani. Spesso trafugati da molti altri Paesi al mondo. Che invece si sono rifiutati di restituire, anche sotto una sua diretta richiesta, le opere appartenenti all’Egitto.

“Proprio in queste ore – racconta fiero Hawass – in Egitto, esattamente quest’oggi alle 17,20, sono arrivati centodiciotto manufatti che erano stati rubati. Ritrovati a Napoli, l’Ambasciata italiana è riuscita a recuperarli e a rispedire tutto questo patrimonio a noi in Egitto. E di questo vado molto fiero. Credo che il governo italiano sia stato davvero bravo!”. Poi ha aggiunto “Domattina tutti i giornali egiziani parleranno di questa notizia”.Zahi Hawass si è battuto moltissimo per la restituzione dei reperti rubati dall’Egitto. E continua a battersi. Contro i trafficanti nazionali. Con il suo fare per niente indiretto e molto incisivo, non ha temuto di andare al sodo. E ha chiesto la restituzione di questi beni a tutti i musei del mondo che ne avessero buona parte. “Mi sono fatto parte attiva per la restituzione di seimila pezzi”, spiega appassionatissimo Hawass.

“Ho chiesto alla Germania, al museo di Berlino. Alla Francia, al Louvre. Al British Museum ho domandato di restituirci la Stele di Rosetta. Ho chiesto indietro statue e tanto altro – racconta l’egittologo – ma senza risultati. Per questo abbiamo deciso che l’Egitto non collaborerà con questi Paesi e non permetterà loro alcuna collaborazione con noi, con la nostra cultura e i nostri musei. Sappiate bene questi Paesi si sono persino rifiutati, quando glielo chiesi, di spedirci e darci in prestito questi oggetti, per cinque mesi, in occasione del periodo di inaugurazione di una mostra. Mi sono sentito tormentare da questo. E così ho dato io il tormento a tutti loro”.

E poi ha aggiunto ammiccante: “Al British Museum un giorno dissi: solo io parlo con i faraoni. E loro mi hanno detto che stavano maluccio qui all’ombra. Che gli mancava il sole egiziano. Ne avevano bisogno. Poi però, ragionando, mi hanno detto, ma no dai, va bene, noi resteremo qui. Però prendi la Stela di Rosetta, perché quello è il simbolo dell’Egitto. Così – sorridente Hawass ha annotato – l’Inghilterra ha tremato”. L’egittologo più famoso al mondo ha sottolineato energicamente la gravità dei danni fatti con il furto o la distruzione dei reperti, subiti da tanti Paesi oltre l’Egitto, come l’Italia, la Grecia, la Libia, l’Iraq, lo Yemen, la Siria, la Turchia. E ha concluso una lunga parentesi su questo tema dicendo “Ritengo che si dovrebbe fare una rete per unire le forze tra questi Paesi. Per proteggersi da questi fatti. Combattere insieme. Perché tacere è un crimine!”. Alla fine della serata, Zahi Hawass ha ricevuto un premio. Una targa consegnata per mano di Tsao Cevoli, direttore del master di archeologia giudiziaria e del centro studi criminologici di Viterbo, insieme a Livia Vignola, direttrice dell’Osservatorio internazionale archeomafie. Un omaggio a cui naturalmente ha contribuito anche l’organizzazione di Caffeina.



L’incontro con Hawass è durato più di un’ora e mezza. Con i suoi discorsi ha disegnato un racconto trasversale sulle sue esperienze decennali in materia di archeologia e egittologia. Che lo hanno reso famosissimo, come un attore di Hollywood, in tutto il mondo. Ha parlato delle sue tantissime scoperte fatte. Con ricchezza di particolari, supportato anche da un video con immagini esplicative. Ha raccontato che attualmente riesce ad avvalersi anche di tecnologie all’avanguardia. Soprattutto grazie al supporto di tecnici e professionisti specializzati provenienti da Francia e Giappone. E che grazie a queste tecnologie sta riuscendo ad arrivare, con l’ausilio di un robot a scavare oltre quanto scoperto finora. Al momento è riuscito a trovare altre due porte e, dietro di esse alcune cavità sotterranee della piramide di Cheope. Questo lascia sperare Hawass che, proseguendo ancora queste ricerche, questi studi e questo tipo di esperimenti supportati da avanzate tecnologie, con buonissime probabilità, entro la fine del 2018 riuscirà a presentare uno dei progetti tra i più importanti per l’Egitto. L’apertura di nuove aree della Piramide di Cheope.



Tra i racconti naturalmente non poteva mancare quello sul più grande personaggio, Tutankhamon. Zahi Hawass ha scritto ben quindici libri su di lui. La cui maschera funeraria, simbolo faraonico universalmente riconosciuto, è stata quella che lo stesso studioso ha definito “La più bella scoperta della mia vita. Un momento magico che non potrò mai dimenticare. Sono rimasto in piedi a guardarla per ore. Credo sia il pezzo più bello che un artista abbia mai creato”.

L’incontro con Hawass si è concluso con due sue esortazioni. La prima riguardo un invito molto deciso ad andare a visitare l’Egitto. “Dovete venire in Egitto. E’ un paese ormai sicuro. Non abbiate paura. Non temete, davvero. L’Egitto ha bisogno di voi, del vostro turismo. Per poter ripartire e restaurare ancora le proprie opere e scoprire anche altro. Immaginate come sarà quando troveremo la tomba di Cleopatra e Marcantonio!”. Infine, la seconda esortazione. “Andate subito, domani, a visitare la mostra su Tutankhamon che sarà a Viterbo fino a ottobre. E’ la mostra più istruttiva mai avuta in Italia sulla storia degli antichi egizi. Consiglio vivamente di andare tutti. E di potare i ragazzi e i bambini a vederla”.

Valeria Conticiani


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30 giugno, 2018

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