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Caffeina 2018 - Giannino Puggiones e Bastiano Canu raccontano la bellezza dell'essere Mamuthones e Issohadores che venerdì hanno sfilato in una piazza San Lorenzo piena per la serata sarda

“Fino a 30 chili sulla schiena e cinghie in pelle…”

di Paola Pierdomenico
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Viterbo - Caffeina 2018 - Serata sarda - Bastiano Canu

Viterbo – Caffeina 2018 – Serata sarda – Bastiano Canu

Viterbo - Caffeina 2018 - Serata sarda - Filippo Rossi e Giannino Puggiones

Viterbo – Caffeina 2018 – Serata sarda – Filippo Rossi e Giannino Puggiones

Caffeina - Serata sarda - Mamuthones e Issohadores a piazza San Lorenzo

Caffeina – Serata sarda – Mamuthones e Issohadores a piazza San Lorenzo

Caffeina - Serata sarda - Mamuthones e Issohadores a piazza San Lorenzo

Caffeina – Serata sarda – Mamuthones e Issohadores a piazza San Lorenzo

Caffeina - Serata sarda - Mamuthones e Issohadores a piazza San Lorenzo

Caffeina – Serata sarda – Mamuthones e Issohadores a piazza San Lorenzo

Viterbo – Vederli preparare è bello quasi come assistere alla loro sfilata. Venerdì i Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada hanno reso magica la serata “Sentidu sardu” organizzata nell’ambito di Caffeina con l’associazione Sardegna in Tuscia.

Prima dell’esibizione, il gruppo si è riunito a palazzo dei papi per la vestizione.

Un momento cruciale. C’era chi stava sulle sedie e chi a terra con la schiena appoggiata al muro. Con gli occhi concentrati.

Sul pavimento, le vesti, le pelli di pecora e i campanacci. Poi le maschere.
Tutto il materiale da indossare per rappresentare il simbolo di una terra.

C’è una grande preparazione dietro tutto questo e che non riguarda solo i vestiti. C’è il cuore e l’appartenenza. C’è l’identità.

Il percorso per diventare mamuthones inizia presto: “A 4/5 anni – dice Giannino Puggiones che ha 73 anni e fa parte del gruppo dall’89 – quando i bambini vengono vestiti e fatti sfilare. Un altro requisito fondamentale è il fatto di essere di Mamoiada”.

I mamuthones indossano pelli di pecora nera, maschere – la cosiddetta ‘sa visiera in legno – e campanacci.

“Implica uno sforzo non indifferente – continua -. Durante le sfilate si perdono fino a 4 litri di liquidi e c’è una funzione della cassa toracica ridotta del 50 per cento per quanto vengono strette le cinghie in pelle dei sonagli”.

Sull’origine e il significato del rito, Giannino spiega: “Ci sono tante supposizioni, una è quella di propiziare la natura per favorire l’agricoltura e risvegliare la terra. Un atteggiamento apotropaico per scacciare le forze negative. Non c’è niente di certo, la storia si basa sui documenti, in questo caso non c’è nulla”.

Il clima della preparazione è particolare. Lo si fa non solo materialmente, ma anche moralmente.

“I mamuthones – continua Giannino – non possono prescindere dagli Issohadores. Sono due maschere che, pur diverse, convivono perché una non può essere senza l’altra e viceversa. Hanno entrambe sembianze antropomorfe. C’è un significato importante che è quello che poi riveste la manifestazione: ossia che rappresentano le fasi della vita che si rinnova: la maschera dei Mamuthones, in legno scuro, è il simbolo della vecchiaia o della tristezza e della morte; la maschera bianca degli Issohadores è più gentile così come l’abbigliamento colorato e allegro e rappresenta appunto la gioia, la giovinezza e la vita“.

I Mamuthones arrivano a portare 30 chili addosso e fanno movimenti seguendo un certo ritmo, ma senza uno schema ben preciso. “Molto è dovuto all’improvvisazione e al contesto in cui ci esibiamo”.

Giannino è dall’89 che è un Issohadores. “Ero dirigente del gruppo ma questo ruolo mi andava stretto e volevo rappresentarlo essendo personalmente coinvolto. La mia passione e il mio sentimento erano nel gruppo. È difficile tradurre l’emozione, specie della preparazione. In scena comunque si sprigiona tutto l’entusiasmo. É una grande soddisfazione e una gioia. Un simbolo e un’identità”.

Giannino ne parla con gli occhi emozionati e alla domanda su cosa lo spinga a essere un Issohadores, la risposta è delle più semplici, ed è questo che la rende anche incredibilmente sincera: “Lo faccio perché mi piace” e dopo queste parole il suo volto si illumina.

La stessa reazione ce l’ha anche Bastiano Canu, anche lui Issohadores, che racconta una storia bellissima.

“Non lo posso spiegare cosa voglia dire far parte di questo gruppo. So solo che qualche anno fa, mentre sfilavo da Mamuthones ho avuto un infarto. Mi sono dovuto fermare. Per un anno, quando li vedevo uscire, mi mettevo a piangere e mi nascondevo. Poi, ho ripreso qualche esibizione e ora sono Issohadores. Lo faccio per stare con il gruppo. Per me – conclude Bastiano – è la vita”.

Gli Issohadores, con le loro corde, lanciate a mo’ di lazo tra la gente, hanno accompagnato i Mamuthones.

“Il lancio della corda – torna a spiegare Giannino – veniva fatto prima nei confronti dei signori del paese come segno di buon auspicio. Loro per ricambiare offrivano al gruppo da bere, in un periodo in cui non tutti potevano permettersi di andare al bar. Oggi i tempi sono cambiati e le corde vengono lanciate come segno di fratellanza e in particolare alle donne per dire loro che sono belle. Quale migliore complimento?”.

Paola Pierdomenico


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1 luglio, 2018

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