Viterbo – “Compravo solo la droga, non sapevo nulla dell’associazione criminale”. Giuseppe Franzè, 31enne di Stefanaconi e con un passato trascorso anche a Viterbo, lo ha detto al gip di Vibo Valentia Graziamaria Monaco durante l’interrogatorio di garanzia nell’ambito dell’inchiesta antidroga Giardini segreti.
Martedì Franzè, in carcere da cinque giorni e difeso dagli avvocati calabresi Vincenzo Galeota e Giancarlo Pittelli, ha risposto alle domande del giudice. “Ha spiegato – rivela il legale Galeota – di non aver mai intrattenuto rapporti che potessero fargli capire di essere coinvolto in un’associazione criminale, come invece ipotizzato dagli inquirenti”.
La procura antimafia di Catanzaro contesta al 31enne di “aver fatto parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con il compito di immettere, quale grossista, lo stupefacente sul mercato esistente nel territorio di Viterbo e nei comuni limitrofi”. Ma anche di aver “realizzato e coltivato piantagioni di marijuana a Nicotera e Joppolo, per la successiva cessione o vendita dello stupefacente”. In particolare, per gli inquirenti, Franzè sarebbe stato il “finanziatore dell’operazione, mediante l’acquisto di semi necessari per la coltivazione”.
A capo dell’organizzazione, stando a quanto ricostruito nei tre anni di indagini dai poliziotti di Vibo Valentia, ci sarebbe stato il boss della ‘ndrina di Limbadi, ora collaboratore di giustizia, Emanuele Mancuso. “Giuseppe Franzè – spiega l’avvocato Galeota – ha detto al gip di aver avuto contatti solo Mancuso e di non sapere che rapporti avesse questo con gli altri indagati. Insomma, era all’oscuro di questa presunta associazione criminale. Perché sarebbe stato solo l’acquirente della droga fornita da Mancuso”.
“I rapporti tra Franzè e Mancuso – chiarisce il difensore – sono nati prima dell’estate del 2015, per poi interrompersi fino a novembre a causa di alcune indagini nel Vibonese”. Ma il 27 novembre di tre anni fa il 31enne viene arrestato dai poliziotti della squadra mobile di Viterbo insieme Francesco Nobili, 32enne viterbese. “Illecitamente detenevano – spiegano gli inquirenti – ai fini di spaccio, presso l’immobile sito in Viterbo (quartiere Pilastro, ndr), diverse sostanze stupefacenti: cocaina, hashish e marijuana, unitamente ad altre sostanze da taglio e al materiale utile per il confezionamento delle dosi. A Emanuele Mancuso avrebbero dovuto consegnare i proventi della vendita di stupefacente per ‘coprire i debiti’ contratti”.
Per questo episodio, come dichiarato dai rispettivi avvocati, Franzè e Nobili hanno patteggiato la pena davanti al tribunale di Viterbo. Ma ora sono entrambi indagati in quest’ultima inchiesta della procura antimafia di Catanzaro. Il primo è rinchiuso in carcere, il secondo è invece a piede libero.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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