Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Operazione antidroga "Giardini segreti" - Emanuele Mancuso, oggi collaboratore di giustizia, agli inquirenti: "Non bruciava la gola ed era buona da fumare"

Il boss della ‘ndrina: “La marijuana per Viterbo era spettacolare…”

Condividi la notizia:

Emanuele Mancuso

Emanuele Mancuso

Operazione antidroga Giardini Segreti

Operazione antidroga Giardini Segreti

Operazione antidroga Giardini Segreti

Operazione antidroga Giardini Segreti

Viterbo – “Dalla qualità spettacolare”. Emanuele Mancuso, esponente della ‘ndrina di Limbadi e ora collaboratore di giustizia, descrive la marijuana che dalle piantagioni del Vibonese arrivava nella Tuscia. “Si trattava – spiega agli inquirenti – di una sostanza dalla qualità spettacolare. Perché non dava alcun effetto stoned, non procurava bruciore alla gola ed era pure buona da fumare”.

Le dichiarazioni del pentito sono contenute nelle quasi novanta pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico di diciotto dei trentanove indagati dell’operazione antidroga Giardini segreti. Nell’inchiesta della procura antimafia di Catanzaro, condotta dai poliziotti della squadra mobile di Vibo Valentia, sono finiti anche il 32enne viterbese Francesco Nobili e Giuseppe Franzè. A quest’ultimo, 31enne di Stefanaconi poi trasferitosi a Viterbo, il pm contesta “l’aver fatto parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con il compito di immettere, quale grossista, lo stupefacente sul mercato esistente nel territorio di Viterbo e nei comuni limitrofi”.

Per gli inquirenti, gli indagati erano in grado di “provvedere a tutte le varie fasi del ciclo di produzione della sostanza stupefacente”. Dopo aver comprato online semi di canapa indiana e concime, avrebbero coltivato le piante, ne avrebbero curato la germinazione , la fioritura e la crescita. Negli stessi campi, che controllavano anche coi droni, sarebbe poi avvenuta la lavorazione della droga e infine l’immissione sulle piazze di spaccio.

Piantagioni a Capistrano, Joppolo e Nicotera. In quest’ultima coltivazione “avremmo prodotto – rivela Emanuele Mancuso – dai dieci ai tredici chili di marijuana, e tutta quella sostanza doveva essere consegnata nelle mani di Pino”. Ovvero, Giuseppe Franzè. Ma alla fine solo “due chili furono mandati a Viterbo, tutti in una volta da Pino. Questo Pino – continua il pentito – mi aveva comprato pure i semi, e mi li ha fatti recapitare con la posta”. Per questo la procura antimafia di Catanzaro ritiene Franzè anche il “finanziatore dell’operazione, mediante l’acquisto di semi necessari per la coltivazione”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia:
25 luglio, 2018

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/