Viterbo – Tutankhamon, tutti morti. L’esclusiva del secolo che ha fatto imbestialire il mondo della stampa. Al punto da scagliare una maledizione. Quella del faraone. Il tutto per una scelta. Quella di Howard Carter che scoprì la tomba, a cui riproduzione è in mostra a Palazzo dei Papi a Viterbo fino al 28 ottobre.
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L’archeologo decise infatti di dare l’esclusiva, di una delle più importanti scoperte di sempre, al britannico The Times. Soltanto a lui, facendo incazzare tutti. Governo egiziano incluso.
Non solo, ma la scoperta del sepolcro del giovane faraone scatenò in occidente una vera e propria egittomania tanto che alla fine le testate giornalistiche diverse dal Times dovettero adeguarsi trovando o inventando notizie capaci di attirare lettori. Compresa quella che Tutankhamon in qualche modo portasse sfiga. Anzi, “chi tocca la mummia muore”. Cosa che alla fine inaugurò pure tutto un filone cinematografico, a cavallo tra horror e thriller , che tuttora dura.
La storia della maledizione nasce da una iscrizione che sarebbe stata rinvenuta all’interno della tomba. “La morte – vi sarebbe stato scritto – verrà su agili ali per colui che profanerà la tomba del Faraone”. Un’iscrizione mai ritrovata ma la cui sola ipotesi spinse lo stesso Arthur Conan Doyle, l’autore di Sherlock Holmes, che fosse vera e a tutela della tomba del faraone.
Un pizzico di pepe in più l’ha poi aggiunto lo scrittore statunitense Arnold C. Brackman con il libro “The search for the gold of Tutankhamon” (1976) in cui sosteneva che l’unico reperto archeologico della tomba che avrebbe potuto costituire un “grave scandalo politico e religioso” fossero dei documenti storici risalenti all’epoca di Tutankhamon. Testi che avrebbero potuto dimostrare la relazione tra “l’eretico” Akhenaton, padre di Tutankhamon e primo faraone monoteista della storia, e Mosè che condusse il popolo d’Israele fuori dall’Egitto. Una relazione che li avrebbe visti addirittura prendere la strada dell’esilio insieme.
Tuttavia, la morte dei principali artefici della scoperta ebbe ben poco di misterioso. L’archeologo Carter morirà a 65 anni nel 1939. Douglas E. Derry passerà a miglior vita a 87 anni, nel 1961. Quest’ultimo aveva persino eseguito l’autopsia sul corpo di Tutankhamon fratturando il corpo in più parti visto che, a causa della solidificazione degli unguenti versati al suo interno, il faraone era di fatto appiccicato al sarcofago. Fu possibile rimuovere la mummia soltanto nel gennaio del 2005 sottoponendola a tomografia computerizzata. Però, prima di mollare la presa, Derry, il suo assistente Saleh Bey Hamdi e Carter tentarono di tutto. Dal calore del sole a quello del fuoco, arrivando anche al limite della temperatura di fusione dell’oro. Fino ai coltelli arroventati. Alla fine decisero di sezionare la mummia direttamente nella sua bara.
Se la storia della maledizione fosse stata vera, avrebbero dovuto morire tutti, in modo tremendo e qualche istante dopo, e le loro famiglie distrutte per 10 generazioni a seguire.
L’unico a lasciarci la pelle poco dopo fu invece il finanziatore dell’impresa, il quinto conte di Carnavon, il nobile inglese George Edward Stanhope Molyneux Herbert. Meglio conosciuto come lord Carnavon. Morì tre mesi dopo la scoperta, nell’aprile del 1923. Già nel 1901, un incidente stradale ne aveva indebolito il fisico. Poi, una volta in Egitto venne punto da un insetto. La ferita sembrava essersi rimarginata, quando, per farsi la barba, lord Carnavon l’aprì di nuovo causando un’infezione da cui scaturì una polmonite che alla fine se lo portò via. Causa naturali dunque. Così come quelle che uccisero la figlia lady Evelyn, presente anch’essa al momento della scoperta e tra le prime ad accedere alla tomba. Morirà nel 1980, all’età di 79 anni.
Facendo infine due conti, nei dieci anni successivi alla scoperta, delle 26 persone presenti all’apertura della tomba, morirono solo in sei. Delle 22 presenti all’apertura del sarcofago solo due. Delle 10 persone presenti allo sbendaggio della mummia nessuna.
Peggio della maledizione fu invece la reazione del governo egiziano. La cosa che i gruppi dirigenti proprio non tollerarono, considerando anche il fatto che a guidare il governo erano i partiti nazionalisti contrari agli inglesi, fu quella di apprendere quanto avveniva sul loro territorio da fonti straniere. Per giunta britannici.
La scelta di Carter provocò un incidente diplomatico con tutti i crismi. E una tensione tale che portò, di lì a poco, al ritiro della concessione della concessione di scavo e all’allontanamento dagli scavi dell’archeologo che aveva scoperto la tomba di Tutankhamon per un anno.
Daniele Camilli
La mostra è stata inaugurata il 1° luglio. Sarà possibile visitarla fino al 28 ottobre 2018. Orario continuato: 10 – 19
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