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Caffeina 2018 – L’esecuzione impeccabile del più grande violinista del nostro tempo ha chiuso i dieci giorni di festival

Uto Ughi, il rigore del genio

di Valeria Conticiani
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Caffeina 2018 - Uto Ughi

Caffeina 2018 – Uto Ughi

Caffeina 2018 - Uto Ughi

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Caffeina 2018 – Uto Ughi

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Caffeina 2018 – Uto Ughi

Caffeina 2018 - Uto Ughi

Caffeina 2018 – Uto Ughi

Viterbo – Uto Ughi, il rigore del genio. L’esecuzione impeccabile del più grande violinista del nostro tempo ha chiuso i dieci giorni di festival. L’evento degli eventi. L’eccellenza che il mondo intero invidia. Una perfezione che sfiora l’irreale. E tutto intorno l’incanto.

Fotogallery: Uto Ughi

Quando sale sul palcoscenico un uomo così, afferra lo strumento e chiude gli occhi, non chiude gli occhi e basta. Apre l’anima di chi lo ascolta. Istituzionalizza il rigore. Incute il rispetto. Amplifica gli attimi di silenzio che precedono la prima armonia. E fa volare. Dalla prima battuta. E sognare a occhi aperti. Un’intera platea attonita. Ieri sera, domenica 1 luglio, per la chiusura di Caffeina, l’esecuzione del repertorio di classica di Uto Ughi insieme ai Filarmonici di Roma ha fatto volare in alto gli animi e i sogni di chiunque. Tutti esauriti i posti a sedere. Persino sui gradini. Anche ogni sanpietrino era occupato per i cosiddetti posti in piedi. Una breve apertura introduttiva dell’orchestra da camera. Poi è arrivato il maestro. Tra gli applausi scroscianti. Solo una veloce battuta. Con voce pacata. Spostando energico microfoni, sedie, e cavalletti. “Mi avete ingabbiato così”, si è pronunciato accennando lievemente ad un sorriso Uto Ughi. Uno dei più grandi violinisti al mondo. Sicuramente il più grande del nostro tempo.

La postura eretta e severa. Lo sguardo deciso. Riservato. Volitivo. Schivo. Quella prossemica che dirige. Quella comunicazione visiva che trasmette agli elementi della sua orchestra sicurezza e timore allo stesso tempo. Tenendo sotto controllo non solo le sue note ma quelle dell’intero insieme di strumenti che lo circondavano e accompagnavano. Esecutore e direttore contemporaneamente. Dando ordini con accenni quasi impercettibili della testa a tutti gli archi circostanti. Una volta qua, una volta là. A volte bisbigliando alle viole sulla sua sinistra “Un po’ più morbidi qui”. A volte mirando penetrante i violini alla sua destra. E tendendo poi la mano destra ai primi violini. Per stringere la loro alla fine di alcuni brani. In segno di congratulazione. Riconoscente collaborazione.

Armoniosa virtuosità. Stima e affiatamento. Rispetto. Uto Ughi. Un uomo dai gesti netti. Mai una frazione di attimo di esitazione. Come un “animale da palcoscenico”. Abituato ad eseguire qualsiasi difficoltà di fronte a centinaia di persone. Abituato anche a gestire ogni millimetro del suo spazio. Del suo tempo. Delle note che gli ballano per la testa chiamandolo dentro la musica. Una figura che incute rigore, trasuda genialità. Estrema compostezza. Infonde ammirazione. Rappresentando l’ineccepibilità della musica classica. Per cui vale sempre la regola che senza fatica non c’è premio.

Piazza San Lorenzo è rimasta per oltre un’ora e mezza in un silenzio di pietra. Accogliendo le rigorose richieste di spegnere qualsiasi telefono, non usare flash fotografici. Lasciandosi esclusivamente trasportare dalla musica. Dalla poesia. Dalla magnitudine più innegabile. Un repertorio che ha proposto i brani che testimoniano e rappresentano il simbolo della grande tradizione violinistica. Legandone l’esecuzione al lancio dell’ultima incisione discografica “Note d’Europa” per Sony Classical. Il Maestro si è esibito utilizzando due dei suoi preziosi violini, lo Stradivari e il Guarnieri del Gesù. Il titolo dell’ultimo disco è una proposta musicale che fa riferimento alle 7 nazioni europee coinvolte.  Ciascuna delle quali è rappresentata da un brano emblematico di un grande compositore di quella nazione, Italia, Francia, Spagna, Austria, Polonia, Ungheria e Germania.

Tra i brani del repertorio eseguito: Gioacchino Rossini, terza sonata, dalle Sei Sonate a Quattro, Pugnani – Kreisler, Preludio e Allegro, Antonio Vivaldi, Il favorito, (Op. RV 277), Henri Wieniawski, La polonaise, Antonín Dvořák, Humoresky, Pablo de Sarasat, Carmen fantasy, Astor Piazzolla, Oblivion, Antonio Bazzini, La ridda dei folletti, scherzo fantastico per violino e archi (Op.25).

Gli organizzatori Filippo Rossi e Andrea Baffo, introducendo il grande artista a inizio serata, hanno approfittato per salutare e ringraziare il grande pubblico. Raccontando dei buoni propositi e delle fatiche fatte per arrivare anche quest’anno al compimento dell’opera Caffeina. Alla certezza della realizzazione anche per l’estate 2018. E hanno poi invitato tutti a diventare soci della fondazione Caffeina. A partecipare con una donazione annuale di cinquanta euro. Per essere e sentirsi parte attiva. E per contribuire a questa importante realtà che spesso ha bisogno del sostegno, oltre che delle fatiche, dell’intera comunità per poter andare avanti, crescere, rinnovarsi e diventare una ricorrenza e un valore stabile per la città di Viterbo e per tutta la terra della Tuscia.

Valeria Conticiani


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2 luglio, 2018

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