Fabrica di Roma – Militare alla sbarra con l’accusa di avere straziato a colpi di balestra un pastore maremmano, in aula la toccante testimonianza del padrone di Nuvola. Franco Crestoni, 73 anni, l’unica parte offesa rimasta dopo la morte della moglie Tatiana Riabova, è stato sentito ieri dal giudice Giacomo Autizi.
“Prima di Nuvola, un altro cane è stato avvelenato e tre dilaniati a picconate”, ha raccontato. L’imputato sarà invece sentito il prossimo 7 febbraio.
Il militare, un paracadutista 46enne, è accusato sia della barbara uccisione del cane che di violazione di domicilio e stalking nei confronti di Crestoni e della moglie, nel frattempo deceduta. Il 26 maggio 2013, avrebbe ammazzato con la balestra il cane dei vicini e poi se ne sarebbe vantato su Facebook, minacciando di uccidere altri animali.
Crestoni ha raccontato di come il vicino odiasse i loro cani e delle ben quattro denunce contro ignoti presentate a partire dal 2012, prima che Nuvola venisse trovato morto in una pozza di sangue, vicino alla sua cuccia in garage, dal custode della villetta nelle campagne di Fabrica di Roma dove viveva con la moglie, entrambi convinti animalisti.
“Facevamo parte dell’associazione ‘Incrociamo le zampe’ e capitava che tenessimo dei cuccioli da dare in adozione. Mai più di cinque cani in tutto, comunque. Di giorno in giardino e di notte in garage. Il vicino li odiava, diceva che puzzavano, che erano sporchi e che abbaiavano. Fatto sta che una volta abbiamo subito un grave atto intimidatorio, trovando una vanga piegata a ‘u’ in giardino; poi qualcuno ha fatto un foro rotondo nella recinzione, facendo scappare i cani; quindi un cane è stato avvelenato, ma lo abbiamo salvato; poi abbiamo trovato tre cani in un lago di sangue, dilaniati a picconate o con una zappa, due in garage, e abbiamo salvato anche loro”.
Prima dell’uccisione di Nuvola l’imputato li avrebbe più volte minacciati e dopo la morte di Nuvola si sarebbe intrufolato sotto falso nome nel gruppo facebook “Giustizia per Nuvola” scrivendo frasi per cui è in corso un altro processo.
Le ha ricordate al giudice, la vittima. “C’era scritto ‘faranno la fine di Nuvola’, ‘io sono stato istruito per uccidere’, ‘faranno la fine dei loro cani'”. Il paracadutista è stato tradito dal corpo del reato, un dardo di balestra privo di punta di colore giallo compatibile con l’arma da caccia sequestrata nella sua abitazione, rinvenuto nel terreno confinante la villetta di Crestoni, che invece sul suo terreno ha rinvenuto personalmente due lame. Ritrovamenti messi in dubbio dal difensore dell’imputato: “Non sono avvenuti nell’immediato”.
In aula anche il proprietario del terreno confinante alla villa di Crestoni e il custode che accudiva gli animali quando la coppia non era in casa.
“Dopo la barbara uccisione di Nuvola, abbiamo smesso di fare i viaggi all’estero che tanto ci piacevano per paura di lasciare i cani soli e anche perchè, con quello che era successo, non era facile che qualuno si prendesse la responsabilità di accudirli. Venivamo spiati in continuazione, noi e i nostri animali. Quando il sabato sera andavamo a ballare la salsa, perché ci piacevano i balli latino-americani, su Facebook veniva scritto che eravamo fuori e la casa e gli animali erano soli. Io e mia moglie abbiamo dovuto affidarci alle cure di una psicologa per avere consigli comportamentali e assumre farmaci. Io continuo a vivere questa situazione. L’anno scorso qualcuno puntava di notte un puntatore laser verso le mie finestre e ho avuto paura. Se mi trovo dietro una macchina di colore scuro, ho paura di essere seguito”, ha concluso tra le lacime Franco Crestoni.
Prossima udienza il 7 febbraio, quando sarà sentito l’imputato.
Silvana Cortignani
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