Viterbo – Estorsioni e intimidazioni. Ma anche aggressioni a suon di pugni e calci in faccia e martellate in testa, “quasi – come sottolinea il comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo, Giuseppe Palma – in una delirante concezione di onnipotenza”. Quella degli appartenenti all’associazione mafiosa smantellata dall’Arma di Viterbo in più di due anni di indagine. Un’indagine complessa ma certosina, silenziosa ma determinata.
In 24 mesi i militari del colonnello Palma, con impegno e sagacia, sono riusciti a mettere all’angolo il primo sodalizio viterbese a cui è stato contestato il 416 bis. Ovvero, l’associazione di stampo mafioso. Un’associazione nata proprio nel capoluogo della Tuscia.
“Numerosi – riepiloga il comandante Palma – sono stati gli episodi che nel tempo hanno consolidato il profilo, dall’indiscussa pervicacia criminale, dell’organizzazione, che ha ingenerato un convincimento tra operatori economici e professionisti di asservimento a una palese attività di assoggettamento, di coartazione, di omertà e persino di terrore”.
Un’organizzazione feroce e senza scrupoli. Capace di controllare il territorio e di praticare la violenza. Di intimidire e di estorcere. Di danneggiare attività economiche e persone. Una organizzazione gerarchicamente strutturata e radicata sul territorio. Una organizzazione in grado di creare un clima di omertà ma anche di consenso: non pochi i viterbesi che si sarebbero rivolti al sodalizio per farsi “giustizia”.
“Il gruppo, in cui per effetto dell’articolo 416 bis è insita la forza intimidatrice che costituisce il tratto distintivo nel comportamento mafioso, era riuscito – come evidenzia il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Palma – a soverchiare in maniera illecita operatori economici costringendoli anche alla cessazione d’attività, presupponendo di trovarsi in un contesto di impunità tanto da infierire su chiunque si trovasse a ostacolare il loro percorso criminale: incendi di auto di carabinieri, preparativi di attentati per alcuni appartenenti alla polizia di stato di Viterbo e minacce nei confronti di carabinieri e poliziotti, sempre del capoluoGo. Il tutto quasi in una delirante concezione di onnipotenza”.
Gli indagati
1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;
2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;
3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;
4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;
6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;
10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;
12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;
13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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