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Viterbo - Maxioperazione dei carabinieri - 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso - Col terrore volevano imporre il loro controllo - I nomi degli indagati - FOTO - VIDEO
Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri
Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri
Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri
Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri
Mafia nel Viterbese – Un’immagine di un atto intimidatorio
Viterbo – Auto bruciate, teste di maiale mozzate e buste con proiettili. Associazione a delinquere di stampo mafioso, tredici arresti.
Era un’organizzazione dai connotati mafiosi, che voleva imporre il proprio controllo su attività economiche come compro oro, ma anche nel mondo dei locali notturni, arrivando anche imprese di trasloco in tutta la provincia di Viterbo, quella stroncata stamani con l’operazione scattata alle prime luci dell’alba.
L’organizzazione aveva messo in atto anche altre attività delittuose come il recupero crediti e puntava anche al controllo del mercato degli stupefacenti.
A questo hanno portato le indagini da cui è scaturito il maxiblitz da parte dei carabinieri.
È emerso un “pericoloso panorama criminale, come spiegano i militari, che avrebbe avuto anche collegamenti con ambienti della ‘Ndrangheta. Un sodalizio che si era imposto a Viterbo e provincia con aggressioni e atti intimidatori gravi, teste d’agnello mozzate e scritte minatorie. Un episodio in particolare, ha visto incendiare un’auto ai carabinieri. Non il solo. Dalle indagini ne sono emersi una cinquantina.
Un professionista del capoluogo si è visto incendiare due auto in piena notte. Una terza è stata danneggiata e gli è stata fatta recapitare una lettera minatoria con proiettili. Presi di mira anche i titolari di compro oro concorrenti. Un episodio particolarmente cruento: a un imprenditore hanno bruciato due vetture e sulla serranda del negozio, hanno appese teste di maiale con proiettili conficcati nella testa.
A fuoco una macchina di un carabiniere, ma un altro episodio sarebbe stato sventato. Volevano dare fuoco pure all’auto di un poliziotto, perché avrebbe avviato accertamenti su un’attività di compro oro che gestivano.
L’ordinanza d’esecuzione cautelare è stata eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo, coadiuvati dal raggruppamento aeromobili di Pratica di Mare, da unità cinofile e militari dell’ottavo reggimento “Lazio”.
Le indagini sono state avviate a dicembre del 2017. I tredici, indagati a vario titolo per associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis del c.p.).
Il sodalizio criminale, stando agli accertamenti, faceva capo a Giuseppe Trovato, calabrese e Ismail Rebeshi, albanese.
1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, quarantatreenne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione oggi smantellata;
2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di trentasei anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;
3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di trentuno anni, residente a Vitorchiano (Vt), operaio, partecipe dell’associazione;
4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di trentatré anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di trentacinque anni, residente a Canepina (Vt), operaio, partecipe dell’associazione;
6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, trentunenne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di trentaquattro anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
8. GUADAGNO Martina, trentunenne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, cinquantunenne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;
10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di trentaquattro anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
11. PAVEL IONEL, cittadino romeno di trentacinque anni, concorrente in alcuni delitti-fine;
12. PECCI Manuel, ventinovenne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;
13. ERASMI Emanuele, cinquantenne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.
“I tredici indagati – si legge in una nota degli investigatori – sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsioni, danneggiamenti, danneggiamento seguito di incendio, incendio, furto, tentativi di rapina, favoreggiamento personale, lesioni personali, illecita concorrenza con violenza o minaccia, detenzioni di armi comuni da sparo, con l’aggravante di aver commesso tali delitti per agevolare I’associazione mafiosa e/o avvalendosi del metodo mafioso.
Gli indagati dopo le formalità di rito sono stati portati nelle carceri di Viterbo e Civitavecchia (per le donne), ad eccezione di Pecci ed Erasmi sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Nel carcere di Viterbo, i carabinieri, insieme al personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria hanno eseguito alcune perquisizioni anche nell’istituto”.
Presunzione di innocenza Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.