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Mafia viterbese - Nove dei tredici arrestati nell'operazione Erostrato sono comparsi ieri davanti al gip - Pronta una valanga di ricorsi al Riesame

Un interrogatorio, spontanee dichiarazioni e tanti silenzi

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Mafia a Viterbo - I tredici arrestati

Mafia a Viterbo – I tredici arrestati

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Viterbo – Un interrogatorio, qualche spontanea dichiarazione e tanti silenzi.

Ieri nove dei tredici arrestati nell’operazione Erostrato, che ha smantellato un’associazione mafiosa operante a Viterbo, sono comparsi davanti al gip Savina Poli per l’interrogatorio di garanzia. Un interrogatorio di garanzia che si è tenuto tra le mura del carcere di Mammagialla, dove i nove sono richiusi da venerdì mattina.

Luigi Forieri, 51enne di Caprarola e titolare di un bar, sarebbe stato l’unico ad aver risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari. È difeso dall’avvocato Riccardo Micci. “Il mio assistito – afferma il legale – si è sottoposto, per più di mezz’ora, all’interrogatorio e ha negato ogni addebito”. Forieri è accusato di aver “fornito un costante contributo per l’operatività dell’associazione, consigliando le modalità di gestione delle vicende più delicate e pericolose per gli interessi del sodalizio”. Dalle intimidazioni a Piero Camilli a quelle a Claudio Ubertini, passando per quelle a carabinieri e poliziotti. Forieri avrebbe anche “fornito consigli a Giuseppe Trovato su come organizzare il rapporto con gli associati e con gli appartenenti o i contigui a cosche di ‘ndrangheta operanti in Calabria”.

Ha rilasciato spontanee dichiarazioni Gazmir Gurguri, difeso dall’avvocato Franco Taurchini. “Nato in Albania – lo descrive il legale -, è in Italia da 20 anni. Vive a Canepina , fa l’operaio e ha due figli. È incensurato. Lo accusano di aver dato fuoco all’auto dell’avvocato Roberto Alabiso e di aver posseduto una pistola, ma nel rilasciare spontanee dichiarazioni ha negato ogni addebito. Ci riserviamo di ricorrere al tribunale del Riesame”.

Tra gli altri, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Gabriele Laezza e Shkelzen Patozi. Laezza, difeso dagli avvocati Luigi Mancini e Marco Valerio Mazzatosta, è accusato di aver “fornito un costante contributo per l’operatività dell’associazione, partecipando in particolare ai danneggiamenti e agli incendi ai danni di Ubertini e Roberto Grazini e all’aggressione nei confronti di Giovanni Biosa”.

Shkelzen Patozi è invece difeso dall’avvocato Giovanni Labate. “Il mio assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere per semplice prudenza difensiva – spiega il legale -. La prudenza difensiva impone di leggere tutte le carte, e essendo l’ordinanza molto corposa Patozi ha preferito non sottoporsi all’interrogatorio. Approfondita maggiormente la posizione del mio assistito, valuteremo se fare ricorso al Riesame”. Patozi è accusato di aver “fornito un rilevante contributo negli atti estorsivi ai danni di Camilli e nel danneggiamento e negli incendi ai danni di Grazini”.

Gli interrogatori di garanzia sono stati fatti per rogatoria: al termine, il gip di Viterbo ha rinviato gli atti al giudice per le indagini preliminari di Roma. Gli altri altri quattro arrestati compariranno davanti al magistrato lunedì.


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese

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27 gennaio, 2019

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