Ronciglione – Dopo Chi l’ha visto? anche la Vita in diretta si è occupata del Giallo di Ronciglione. Usando, tra l’altro, i video di Tusciaweb.
Il programma di Rai 1 ha raccolto, tra le altre, la testimonianza di William Arcuri. È il fratello di Maria Sestina Arcuri, la 25enne morta dopo essere caduta dalle scale di casa a Ronciglione. Qui stava trascorrendo il primo weekend di febbraio con il fidanzato, Andrea Landolfi Cudia. 30 anni, è indagato per omicidio volontario dalla procura di Viterbo. Un atto dovuto quello dei pm Paolo Auriemma e Franco Pacifici. Sarà l’autopsia, insieme ai risultati dei rilievi dei Ris, a fare luce sulla dinamica della morte di Maria Sestina. Incidente o femminicidio?
“Andrea – racconta William Arcuri – ci ha chiamati lunedì 4 febbraio, alle 9 di mattina. Ha detto che era successa una tragedia, che aveva sbattuto e che si era fatto male a gambe e spalla. Mia mamma gli chiedeva: ma mia figlia? Sestina dove è? Cosa le è successo? Ma Andrea parlava solo di sé”.
Poi il racconto dell’incidente. “Ci ha detto che erano caduti dalle scale – continua William – e che mia sorella era grave. Mia sorella era in condizioni critiche, ma addosso non aveva un livido. Mi ha stupito e mi sono chiesto: perché? Come si fa a cadere dalle scale e non avere un livido addosso? Mia sorella aveva un colpo sulla fronte e uno dietro all’orecchio”.
William sembra non credere alla ricostruzione di Andrea Landolfi Cudia. “Ci ha detto che stavano salendo al secondo piano della casa, che giocosamente si sono abbracciati, che si sono sporti e che sono caduti giù per le scale. Ma chi crederebbe a questa cosa? Dopo ciò, Andrea non si è fatto più sentire. Non ha chiesto delle condizioni di mia sorella e quando mia sorella è morta non era neppure in ospedale. Non è venuto nemmeno al funerale”.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.





