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Viterbo - Il pm aveva chiesto 2 anni e 3 mesi di reclusione - L'avvocato difensore De Santis: "Una sentenza sproporzionata, la corte d'appello riporterà tutto alla normalità"

Casa occupata abusivamente in via Tagete, pesante condanna a 5 anni

di Maurizia Marcoaldi
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Samuele De Santis con Jimmy Ghione

Samuele De Santis con Jimmy Ghione

L'appartamento in via Tagete occupato da Tiziana Maccarone

L’appartamento in via Tagete occupato da Tiziana Maccarone

Mobili e oggetti della padrona di casa accatastati in un angolo

Mobili e oggetti della padrona di casa accatastati in un angolo

Viterbo – Casa occupata abusivamente in via Tagete, arriva la condanna a 5 anni.

E’ terminato il processo a Tiziana Maccarone, la 42enne che dal 2013 ha occupato negli anni varie abitazioni Ater. Ieri in aula si è tenuta l’ultima udienza che vedeva la donna imputata per occupazione abusiva e furto aggravato in merito all’appartamento di via Tagete 23. La donna, difesa dall’avvocato Samuele De Santis, è stata condannata dal giudice Roberto Colonnello. Per lei il pm aveva chiesto due anni e tre mesi. 

 Tiziana Maccarone negli anni è passata da uno sfratto all’altro. Quattro le abitazioni che ha occupato dal 2013 al 2015. Quella al quartiere del Carmine, in via Cacciabella 10, è stata la prima, il 25 febbraio 2013.

Un copione ripetuto. In alcuni casi è stata la stessa Tiziana Maccarone che, dopo aver occupato l’alloggio Ater, si è autodenunciata. Dopo lo sgombero dal primo appartamento, occupato al quartiere del Carmine, ha fatto i bagagli ed è andata dritta con tutta la famiglia in via Tagete. Poi in un’altra casa in via Delle Piagge. L’ultimo alloggio occupato è di nuovo al Carmine, in Largo Monterosi. 

I guai sono cominciati nel 2008, quando la donna è rimasta incinta del primo figlio, licenziata dal bar in cui lavora e non in grado di mettere insieme i soldi per l’affitto col compagno. E così il primo sfratto. 

Ieri la sentenza per quanto riguarda l’alloggio in via Tagete, nel quartiere di Santa Barbara. Più volte aveva temuto di essere sfrattata da quell’appartamento. Del caso si era occupata anche Striscia la Notizia. 

La casa in via Tagete era momentaneamente vuota perché l’anziana inquilina, una 91enne, si trovava in ospedale. Con il miglioramento delle condizioni di salute della signora anche la pretesa di rientrare nell’alloggio Ater. 

“Dobbiamo tener conto che la mia assistita è una nullatenente con dei minori a carico – ha spiegato nella sua arringa l’avvocato Samuele De santis -. Quando è arrivata in via Tagete era stata appena sfrattata dal precedente alloggio. E’ entrata nell’appartamento con la chiara consapevolezza che quella casa fosse abbandonata perché nessuno si trovava al suo interno”.

Poi il riferimento a dei beni che sarebbero stati trovati all’interno dell’alloggio e che i figli dell’inquilina avrebbero anche rivendicato. L’avvocato ha specificato che “i beni sono stati riposti dalla mia assistita nel garage dell’appartamento”. Per il legale nel corso del processo “non sarebbe emersa nessuna prova di sottrazione dei beni”.

De Santis ha poi aggiunto che “se c’è stato furto, è stato furto d’uso momentaneo”, nel senso che la donna “ha usato la cucina dell’appartamento per il tempo in cui l’ha occupato” e per “un’evidente situazione di stato di necessità”.

Per il legale anche “l’occupazione, qualora si volesse parlare di occupazione, è stata fatta per evidente stato di necessità”. 

Samuele De Santis ha chiesto così il minimo della pena per evidente tenuità del fatto.

Il pm dal canto suo ha invece avanzato la richiesta di 2 anni e 3 mesi di reclusione e il pagamento di 2mila euro di multa.

Ma il giudice ha comminato una pena di 5 anni. Pesantissima. 

“Una sentenza sproporzionata, come se ne vedono in questi ultimi tempi a Viterbo, la corte d’appello come al solito riporterà tutto alla normalità, con la prescrizione a settembre”, il commento a caldo del difensore Samuele De Santis.

Maurizia Marcoaldi


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29 giugno, 2019

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