Viterbo – Assistenza domiciliare a Viterbo, l’assessorato regionale alle Politiche sociali, Welfare ed Enti locali chiarisce: “l’esclusione dal finanziamento è per chi non adotta il regolamento e non per le tariffe”.
A sollevare il caso, era stato il movimento Viterbo 2020. Con la rimodulazione dei costi, diversi utenti, come anche testimoniato attraverso Tusciaweb, hanno dovuto rinunciare a un aiuto quotidiano seppure fondamentale per chi non è autonomo.
Dal comune, l’assessora ai Servizi sociali Antonella Sberna aveva spiegato che le rimodulazioni si sono rese necessarie: “per rispondere ad apposita regolamentazione del sovraordinato ente regionale. Pena l’esclusione dal finanziamento”.
Oggi arriva la precisazione dall’assessorato, che in sostanza chiarisce come le tariffe non le stabilisce la regione ma i comuni. Questi ultimi hanno un unico obbligo, adottare il regolamento.
“La rimodulazione dei costi dell’assistenza domiciliare decisa dal comune di Viterbo – dicono dall’assessorato regionale alle Politiche sociali, Welfare ed Enti locali – non discende dalla disciplina regionale in materia, che non ha determinato una tariffa standard per tale tipologia di servizio.
Le delibere regionali 223 del 2016 e 88 del 2017 stabiliscono nello specifico che, per procedere all’accreditamento dei soggetti eroganti servizi alla persona, nei distretti vadano rispettati livelli minimi salariali previsti dai contratti collettivi nazionali per ciascuna delle categorie professionali impiegate.
Inoltre, il rischio di “esclusione dal finanziamento regionale a partire dalla rendicontazione 2020” citato nell’intervento dell’assessore comunale di Viterbo non si riferisce all’individuazione dei livelli tariffari, bensì (come da nota della regione Lazio inviata il 3 aprile 2019) alla mancata ottemperanza dell’adozione del regolamento distrettuale dei servizi alla persona e dei relativi registri degli operatori.
Non esiste alcun pericolo che il distretto Vt 3 incorra nella predetta sanzione, avendo provveduto all’adozione degli atti conseguenti alle delibere di giunta, come da documentazione acquisita al protocollo regionale il 21 maggio 2018.
L’aumento dei costi per gli utenti deliberato dal comune di Viterbo discende, quindi, da una modifica a livello territoriale dei criteri di “compensazione pubblica” delle quote di compartecipazione degli utenti, decisa – a quanto risulta dalla stessa nota dell’assessore di Viterbo – per rimediare a “situazioni al limite del paradossale”, rispetto alla capacità contributiva degli utenti.
In merito a questo aspetto, si specifica che la determinazione della compartecipazione degli utenti ai costi delle prestazioni compete per legge (in base all’art. 35, comma 2, lett. e) L.R. n. 11/2016) ai comuni associati”.
Articoli: Sberna: “Assistenza domiciliare, al lavoro per garantirla ai più deboli” – “Rinuncio all’assistenza domiciliare mio malgrado” – Maria Antonietta Coccia: “Costretta a rinunciare all’assistenza domiciliare anche se ne ho bisogno” – Patrizia Notaristefano (Viterbo 2020): “Assistenza domiciliare troppo cara, molti utenti rinunciano”
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