Roma – Processo per la morte di Stefano Cucchi, condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.
D’Alessandro all’epoca dei fatti, nel 2009, era in servizio alla stazione di Roma Appia. Per poi passare a quella di San Martino al Cimino. E nel Viterbese è rimasto fino a settembre 2014, quando è stato trasferito al battaglione carabinieri Campania.
Per Di Bernardo e D’Alessandro l’accusa aveva chiesto 18 anni. I giudici della prima corte d’assise di Roma li hanno invece condannati a 12 anni.
Per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell’ottobre 2009 per droga e poi morto una settimana dopo nell’ospedale Sandro Pertini, gli imputati erano cinque carabinieri.
12 anni a Di Bernardo e D’Alessandro per omicidio preterintenzionale. 3 anni e 8 mesi a Roberto Mandolini per falso e, sempre per falso, 2 anni e 6 mesi a Francesco Tedesco. Quest’ultimo, imputato-accusatore, che con le sue dichiarazioni ha fatto luce sul presunto pestaggio subito da Cucchi in caserma la notte dell’arresto, è stato assolto dall’accusa di omicidio. Un altro carabiniere è stato assolto dall’accusa di calunnia.
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dopo la lettura della sentenza ha commentato: “Stefano è stato ucciso, questo lo sapevamo e lo ripetiamo da 10 anni. Forse ora potrà risposare in pace”.
“Un po’ di sollievo dopo 10 anni di dolore e di processi non veri”. Così Rita Calore, madre di Stefano, dopo la sentenza abbracciando il marito.
Invece per quanto riguarda il processo in corte d’assise d’appello di Roma per cinque medici dell’ospedale Pertini coinvolti nella vicenda, la sentenza ha visto un’assoluzione e quattro prescrizioni. Erano imputati di omicidio colposo.
– Caso Cucchi, 4 prescrizioni e un’assoluzione per i medici del Pertini
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