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Omicidio Stefano Cucchi - Insieme al collega Alessio di Bernardo si è costituito dopo la sentenza della Cassazione a 12 anni di reclusione - Ilaria Cucchi: "Rifletta, alla moglie aveva detto che si era divertito" - Il militare è stato in servizio anche a San Martino al Cimino

Il carabiniere Raffaele D’Alessandro in carcere: “Non sono un assassino”

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Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

Roma – Morte di Stefano Cucchi, i carabinieri Raffaele d’Alessandro e Alessio di Bernardo sono in carcere. Si sono costituiti dopo la sentenza della Cassazione che li ha condannati definitivamente a 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. La pena è passata dai 13 anni inflitti dalla corte di appello a 12 in terzo grado.

Nel 2009, anno dell’arresto e della morte di Cucchi, D’Alessandro era in servizio alla stazione di Roma Appia. Per poi passare a quella di San Martino al Cimino, dove è rimasto fino a settembre 2014.

Prima di costituirsi, D’Alessandro al suo avvocato Maria Lampitella avrebbe detto: “Sono amareggiato perché non sono l’assassino di Stefano Cucchi, ma rispetto la decisione dei giudici perché sono un carabiniere nell’animo”. Dalla scorsa notte, insieme al collega Di Bernardo, è nella caserma Ezio Andolfato di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), sede del carcere militare giudiziario.

Alle affermazioni di D’Alessandro ha replicato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. “Molto probabilmente deve riflettere ancora per comprendere cosa ha fatto se ancora afferma di non sentirsi colpevole. Ricordo ancora quando disse alla moglie come quella notte si era divertito assieme al collega Alessio Di Bernardo a pestare ‘quel tossico di m…'”.

La Cassazione ha inoltre stabilito che ci sarà un nuovo processo di appello per Roberto Mandolini e Francesco Tedesco, i due carabinieri accusati di falso. Nel primo processo d’appello erano stati condannati rispettivamente a 4 anni e 2 anni e mezzo di reclusione.


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5 aprile, 2022

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