Soriano nel Cimino – “Una zona talmente impervia e scoscesa, che abbiamo dovuto recuperare il cadavere a braccia”. Talmente impervia e scoscesa che quel trattore non avrebbe dovuto trovarsi lì.
E’ cominciata così la drammatica testimonianza dell’ispettore del lavoro della Asl che verso le 14 del 19 giugno 2019 è intervenuto per un primo sopralluogo in località Acquaspasa, tra i comuni di Soriano nel Cimino e Vitorchiano, dove circa tre ore prima, verso le 11 del mattino, aveva perso la vita in un tragico incidente sul lavoro il tagliaboschi 29enne Botan Dunitru nel ribaltamento del trattore a bordo del quale stava effettuando la raccolta della legna di un bosco il cui taglio era in corso dall’anno prima.
Si è aperto ieri con i primi testimoni del pubblico ministero Stefano D’Arma, davanti al giudice Silvia Mattei, il processo per omicidio colposo e plurime violazioni della normativa sulla sicurezza a carico dei datori di lavoro, gli imprenditori Dante Presciutti e Zechir Mahmudov, arrestati lo scorso 13 novembre e rimasti ai domiciliari fino al mese scorso, difesi rispettivamente dallo studio Massatani e dall’avvocato Samuele De Santis. Parte civile la giovane vedova e i due figlioletti di pochi anni della vittima, assistiti dagli avvocati esperti in infortunistica Giordano Rocchetti e Luca Capuano del foro di Roma. “Ovviamente puntiamo a fare avere un risarcimento agli eredi, tenendo conto che non c’era neanche un’assicurazione”, hanno sottolineato.
“Quando siamo arrivati sul posto, in un punto talmente in pendenza che era difficile da fare perfino a piedi, ci siamo trovati davanti un’area scoscesa lungo la quale erano sparsi ovunque i rottami del trattore che, ribaltandosi più volte, era precipitato fino al fondovalle per un centinaio di metri. Il corpo della vittima era stato sbalzato fuori dopo i primi venti metri ed era ancora lì perché il 118 non era riuscito a recuperarlo e l’elicottero era impegnato in un altro servizio. Così lo abbiamo sollevato a braccia, noi e i carabinieri, caricando infine il cadavere su un fuoristrada giunto nel frattempo”, ha spiegato l’ispettore del lavoro, prima di entrare nei dettagli dei rilievi effettuati nel corso dei vari sopralluoghi, l’ultimo dei quali lo scorso 24 settembre quando, nonostante la morte di Dumitru avvenuta pochi mesi prima, avrebbero trovato ancora irregolarità nel cantiere forestale dove gli operai stavano proseguendo nella raccolta del legname.
“Nel luogo dell’incidente, la pendenza del terreno è del 70 per cento, ossia 35 gradi di inclinazione. C’erano tracce di pneumatici e un ceppo tagliato, una cui radice ha fatto presumibilmente da rampa di lancio al trattore che camminava lungo un percorso al di fuori delle piste battute per la raccolta del legname. Gli alberi erano stati tagliati in pezzi lunghi circa un metro, accatastati in vari punti e venivano caricati sul mezzo tramite due pale, una davanti e una dietro al trattore”, ha proseguito il teste.
“Botan non aveva la cintura di sicurezza allacciata, perché il corpo è stato sbalzato fuori dopo i primi venti metri di ribaltamento, ma poco sarebbe cambiato dal momento che il mezzo ha continuato a ribaltarsi per un’altra settantina di metri fino al fondovalle dove è facile immaginare in che condizioni sia giunto”, ha spiegato, sottolineando come la tragedia sarebbe stata comunque inevitabile.
Riguardo al tasso alcolemico, ha confermato che la vittima aveva bevuto: “E’ emerso che Botan aveva un tasso pari a 0,85, quando in basealla normativa avrebbe dovuto essere zero. Ma in quel periodo dell’anno, anche per via del caldo, la giornata lavorativa, per via del caldo, comincia verso le 4.30-5 del mattino, per cui è presumibile che poco prima dell’infortunio, avvenuto verso le 11, avesse fatto colazione”.
Riguardo al giallo dell’attestato di abilitazione alla guida di mezzi agricoli e forestali, ha spiegato: “Lo abbiamo trovato successivamente, tra le carte di Presciutti e non nel fascicolo del lavoratore passato, l’anno prima, dopo il fallimento della Presciutti Dante, alla cooperativa Agripro di cui nel 2018 Mahmudov era il presidente, diventandone poi il vicepresidente. Abbiamo trovato l’attestato, ma approfondendo le indagini presso l’ente formatore del Poggino, a Viterbo, abbiamo scoperto che ne erano stati emessi una cinquantina dopo che a Presciutti era stato chiesto di ottemperare a una prescrizione della Asl, senza trovare le fatture, né la conferma che gli operai avessero veramente frequentato i corsi”.
Nessuna traccia, infine, né del documento di valutazione del rischio, né del libretto di istruzioni del trattore, che era di Presciutti, poi passato di proprietà alla moglie, che a sua volta lo aveva concesso in prestito alla Agripro. “Ce lo siamo dovuto far mandare dall’azienda produttrice e così abbiamo scoperto che con inclinazioni maggiori a 35 gradi, come nel nostro caso, l’olio non lubrifica più il motore, motivo per cui, com’è espressamente scritto, i limiti di ribaltamento sono inferiori”, ha proseguito l’ispettore del lavoro, deducendo che quel trattore non avrebbe dovuto trovarsi lì.
Silvana Cortignani
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